Vini | 28 settembre 2025

ViVa – Vini Valtellina: il vino che nasce dalla montagna: un racconto di paesaggio, memoria e futuro

Un esordio di successo: il calice che restituisce dignità, fatica e bellezza a un territorio unico

Al tramonto dell’estate, quando le vigne della Valtellina custodiscono ancora i grappoli di Nebbiolo pronti per la vendemmia, Sondrio ha accolto la prima edizione di ViVa – Vini Valtellina, (6 all’8 settembre). Un appuntamento enologico costruito dal Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina come risposta concreta a un desiderio coltivato da anni: dare al vino valtellinese il livello di riconoscimento e di racconto che la sua storia e il suo paesaggio meritano, comunicando la qualità enologica insieme all’universo di cultura, paesaggio e fatica che lo rende unico. Questo straordinario territorio si rivela attraverso le persone concrete e laboriose che lo abitano, le tradizioni che intrecciano il vino alla buona cucina e una vocazione enologica che oggi si proietta verso un pubblico internazionale sempre più ampio.

Negli ultimi trent’anni il Consorzio ha guidato una trasformazione decisiva. Se all’inizio le aziende aderenti erano appena venticinque, oggi superano le sessanta: un segno di vitalità che testimonia la risposta convinta di un territorio che ha saputo reagire alle difficoltà di un sistema commerciale fragile e poco remunerativo. Le strategie comuni hanno portato a un rilancio sostanziale, suggellato dal riconoscimento di due prestigiose DOCG – traguardo raggiunto vent’anni fa – ovvero il Valtellina Superiore e lo Sforzato di Valtellina (o Sfursat), con vini rossi a base di Nebbiolo (o Chiavennasca). La Valtellina Superiore comprende a sua volta cinque sottozone (Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella), proiettando l’immagine del vino valtellinese a livello nazionale e internazionale.

Accanto al Consorzio sono nate due realtà fondamentali: la Strada del Vino, che cura la dimensione enoturistica e porta risultati importanti in termini di flussi e visibilità, e la Fondazione ProVinea, custode degli oltre 2.500 chilometri di muretti a secco (patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall'UNESCO 2018), architetture contadine che sostengono i vigneti, trasformando la valle in un paesaggio culturale unico, un simbolo identitario che racconta la resilienza del territorio.

Con l’esperienza ViVa, il Consorzio inaugura un progetto ambizioso, pensato per un pubblico capace di ascoltare e di comprendere la portata di un lavoro che da anni viene portato avanti con dedizione. L’obiettivo è chiaro: restituire al vino valtellinese la visibilità e il riconoscimento che merita, comunicando non solo la qualità enologica, ma l’intero universo di cultura, paesaggio e fatica che lo rende unico. Spesso, infatti, questo straordinario territorio non ha ricevuto la narrazione adeguata a rendergli giustizia, rimanendo nell’ombra rispetto ad altre aree vitivinicole italiane. Eppure, la Valtellina è un mosaico irripetibile, fatto di persone concrete e laboriose, di tradizioni che intrecciano il vino alla buona cucina, e di una vocazione enologica che oggi si proietta sempre più verso un pubblico internazionale.

Grande soddisfazione per questa prima edizione è stata espressa con forza dal presidente del Consorzio, Mamete Prevostini, che ha sottolineato come l’evento abbia ottenuto riscontri molto positivi sia dal pubblico sia dagli operatori del settore, soprattutto per la qualità delle esperienze proposte. “Siamo molto soddisfatti di questa prima edizione, che ha ottenuto ottimi riscontri da parte di pubblico, wine lovers e operatori di settore soprattutto per la qualità delle esperienze proposte e come confermato dai dati raccolti” prosegue “E’ un evento a cui il Consorzio pensava e sognava da anni: era per noi fondamentale poter mostrare l’uva quasi matura sui tralci della vigna, per questo la scelta della data a settembre, momento unico della stagione. Il nostro obiettivo – pienamente raggiunto - era di creare un’iniziativa di alto profilo. Conclude “Un ringraziamento sincero alle nostre cantine che ci hanno creduto sin dall’inizio, dimostrando che questo territorio, è pronto ad affrontare sfide future, con l’ambizione di vedere i nostri vini sempre più protagonisti nel panorama vitivinicolo nazionale e internazionale”.

Con questa scelta, ViVa assume anche un valore simbolico: restituisce visibilità a un territorio che è insieme distretto enologico e paesaggio vivente, modellato dall’uomo con rispetto e perseveranza.

La Valtellina insegna che il vino è sempre una conquista. Su quelle pendenze ostili, dove il lavoro richiede costanza e attenzione, ogni vendemmia diventa un atto di resistenza e di amore. È proprio questa fatica a rendere il Nebbiolo delle Alpi una bevanda nobile, perché racconta il coraggio di chi trasforma un territorio difficile in un patrimonio di eleganza e identità. Nel calice resta non solo il frutto della vite, ma la dignità di una comunità che resta fedele alla propria terra, facendo della verticalità un orizzonte di futuro.

   Fulvio Tonello