Successo pieno per la serata dedicata a uno dei protagonisti più autentici della cucina italiana: il riso. Un ingrediente umile e nobile al tempo stesso, capace di attraversare culture, territori e tradizioni, e che per l’occasione è diventato il filo conduttore di un menù dove creatività, gusto e memoria gastronomica si intrecciano con eleganza. A firmarlo, lo chef Antonio del Cenacolo dei Pittori, che ha costruito un percorso sensoriale incentrato sulla qualità del Riso Carnaroli di Campo dell’Oste, ospite d’onore dell’evento.
A raccontare nascita e filosofia di questo prodotto d’eccellenza è stato il suo titolare, Andrea Bianchi, che insieme al giornalista enogastronomo Claudio Porchia ha svelato al pubblico la passione, la cura e la sapiente artigianalità che si celano dietro ogni chicco. Tra aneddoti, storia e cultura gastronomica, Porchia ha accompagnato ogni piatto con curiosità e riflessioni, intrecciando sapori e racconti in un viaggio che dal campo arriva alla tavola. La narrazione ha ripercorso il lungo cammino del riso: il suo arrivo in Italia, il ruolo cruciale della Pianura Padana – culla perfetta grazie all’acqua, ai terreni e al sapere contadino – e l’impronta lasciata dagli Spagnoli nel Sud della penisola. Dalle antiche tecniche di cottura al risotto moderno, dalle varietà italiane più pregiate al celebre “risotto all’onda”, fino ai piatti simbolo regione per regione, il riso è emerso come un ingrediente identitario, capace di farsi tradizione, innovazione e, oggi, alta cucina.
Il menù della serata
Antipasto
La serata si apre con il Kulibiak, un omaggio alla tradizione russa: un piatto celebrato nelle grandi festività e descritto da Auguste Escoffier nella sua Guida alla grande cucina. Una torta salata avvolta in un guscio dorato di pasta sfoglia, che racchiude salmone, riso, uova sode e spinaci. Un intreccio raffinato di sapori antichi interpretati con tecnica e sensibilità contemporanea.
Primi Piatti
A seguire, due risotti che raccontano la versatilità del Carnaroli: il Riso giallo con la quaglia, intenso e avvolgente,
e il Riso alle erbe fini e gorgonzola, più aromatico e cremoso. Due visioni diverse e complementari, pensate per esaltare la straordinaria capacità del riso di accogliere e restituire aromi in tutta la loro pienezza.
Dolci
Il finale è una carezza: Riso, latte e gelato ai lamponi e l’intramontabile Torta di riso. Due dolci delicati e rassicuranti che celebrano il riso nella sua forma più semplice e autentica, riportandolo alle sue origini.
Una serata che ha intrecciato gusto e cultura, confermando come il riso – con i suoi chicchi che custodiscono storie e territori – continui a essere uno dei grandi ambasciatori della cucina italiana.



















Marina Salvetto



