Con l’arrivo della Pasqua e della bella stagione cresce il desiderio di stare all’aria aperta, immersi nel verde, e il picnic torna protagonista della convivialità contemporanea. Non più solo una scampagnata improvvisata, ma un’esperienza che oggi coinvolge ristoranti, cantine e agriturismi, capaci di proporre cestini gourmet e giornate all’insegna del gusto e del paesaggio. Dalle colline alle vigne, fino ai boschi attrezzati per barbecue, il picnic si conferma una delle forme più semplici e immediate di evasione. Un rito trasversale, amato da giovani e famiglie, che oggi vive anche sui social, tra gruppi dedicati e milioni di hashtag, diventando una vera tendenza lifestyle.
Eppure il picnic non è una moda recente. Il termine deriva dal francese piquer (spilluzzicare) e nique (cosa di poco conto), ma dietro questa apparente semplicità si nasconde una tradizione antica. Già i Romani organizzavano pranzi all’aperto, come ricorda Plinio nelle sue epistole, mentre nel Decameron Boccaccio descrive tavole imbandite sotto i pini. Nel tempo il picnic si è trasformato in un vero rituale sociale. Nell’Ottocento aristocratico si parlava di “colazioni da caccia”, con menu complessi e raffinati, mentre in Inghilterra e negli Stati Uniti si è evoluto in un momento conviviale elegante, capace di unire semplicità e stile. Ancora oggi, nel Regno Unito, gli viene dedicata un’intera settimana all’inizio della primavera.

Anche l’arte ne ha colto il fascino. Gli impressionisti lo hanno reso tema iconico, a partire dalla celebre Colazione sull’erba di Édouard Manet (1863), ispirata a Tiziano, che trasformò un momento conviviale in uno degli scandali più discussi della storia dell’arte.

Oggi il picnic vive una nuova stagione, sospesa tra tradizione e innovazione. Può essere una pausa informale durante una visita culturale o un’esperienza sofisticata proposta da hotel e musei. Dalla Germania al Friuli, dalla Toscana al Piemonte, le declinazioni sono molteplici: dalle merende sinoire alle colazioni sull’erba in contesti storici, fino agli eventi esclusivi organizzati in dimore e parchi privati.

Per capire come viverlo al meglio, abbiamo interpellato Barbara Ronchi della Rocca, esperta di galateo, che sottolinea come anche il picnic abbia le sue regole. La prima: semplicità sì, ma senza trascurare la qualità. Pane, salumi, insalate, torte salate e frutta devono essere facili da consumare, evitando preparazioni troppo elaborate o difficili da gestire all’aperto. Importante anche l’equilibrio: il picnic non è una “grande abbuffata”, ma un momento conviviale leggero e piacevole. Meglio pochi piatti ben scelti, accompagnati da acqua, succhi o – perché no – qualche bollicina, servita però in bicchieri adeguati. Anche l’abbigliamento ha il suo ruolo: pratico, comodo, senza eccessi. Via libera a pantaloni, t-shirt, scarpe basse o sneakers, evitando capi che si stropicciano o limitano i movimenti. Infine, una regola fondamentale: il rispetto dell’ambiente. Tutto ciò che si porta deve essere riportato via, privilegiando materiali riutilizzabili ed evitando plastica monouso. Il picnic contemporaneo è sempre più orientato a un’idea di sostenibilità e attenzione al paesaggio. In fondo, il suo segreto resta immutato: una coperta, un cestino e il piacere di condividere. Il resto lo fanno la luce, il tempo e la qualità delle relazioni.


Claudio Porchia


