Se, anni fa, il primo incontro con Francesca Fabbri Fellini avvenne nella magica, evocativa atmosfera di Rimini, è stata una bella sorpresa ritrovare la nipote del grande regista a Cairo Montenotte, nella cornice di Palazzo Scarampi, sede della Biblioteca Comunale e del Ferrania Film Museum, in occasione dell’apertura della 4° edizione della Fiera del Libro, in programma dal 4 al 7 giugno. Francesca, nota giornalista, ne è la curatrice, presentando cinque titoli di autori da lei scelti, molto diversi tra loro, tutti di grande interesse. La nostra conversazione si è poi svolta sull’attigua piazza Savonarola, dominata dall’ex oratorio di San Sebastiano, appena restaurato e ora Spazio Artistico Culturale “Angelo Siri”, in memoria del generoso donatore cairese, spazio dove s’inaugurava la mostra di fotografie “La segreta mania. Giovanni Verga fotografo”. Poiché domenica 7 giugno alle 18 Francesca parlerà del libro “A tavola con Fellini”, scritto dalla mamma Maddalena, sorella del regista, questo volume diventa lo spunto per penetrare, grazie a lei, infaticabile, appassionata custode della memoria e dell’arte dello zio, in un aspetto meno conosciuto ma significativo della personalità e della storia di Federico Fellini, quello legato al cibo e alla cucina.

Francesca, lo zio ti ha mai raccontato del pranzo di nozze che, a quanto ho letto, consisteva in agnolotti, carne al sugo, arrosti misti, zuppa inglese, crostata, il tutto preparato la notte in casa da Giulietta con la zia e la cameriera, con prodotti comprati alla borsa nera, visto che il 30 ottobre del 1943, si era ancora in pieno conflitto, con Roma occupata dai nazisti? E Giulietta, essendo emiliana, era anche lei una brava cuoca?
Certo, mi è arrivata la storia del pranzo di nozze, dopo il quale gli sposi andarono a incontrare in teatro Alberto Sordi che li fece applaudire dal pubblico, dicendo: “questi sono i miei giovani amici, Federico e Giulietta, fate un bell’applauso perché oggi si sono sposati e certamente sentirete parlare molto di loro”. Alberto è stato anticipatore del successo planetario degli zii. La zia Giulietta era una grande cuoca, faceva un ragù strepitoso, le tagliatelle, era brava, come mi piace dire, anche a fare “la moltiplicazione dei pani”. L’abitudine dello zio Federico che sconvolgerebbe qualsiasi moglie, era di chiamare e dire “stasera arriviamo in venti”. Questo, mentre tu stai preparando la cena per due. Lei non si sconvolgeva affatto, previdentemente aveva sempre nel frigorifero dei grandi ragù, preparava minestroni, non mancava mai un polletto alla diavola, e dunque Giulietta faceva questa moltiplicazione con grande allegria, perché diceva “aggiungi un posto a tavola, la casa è fatta per conviverla con gli amici”. Non l’ho mai vista una volta con il muso o buttare giù il telefono come farebbe qualsiasi moglie … mi piaceva vederla ballare mentre cucinava, con la sua indole da grandissima ballerina che, purtroppo, ha mostrato solo nelle Notti di Cabiria e poi in Ginger e Fred. La prossima settimana devo partire per la Polonia e una collega polacca mi ha mandato un video bellissimo del 1959, di quando lei a Varsavia, sul set di un film, venne invitata a una serata danzante con i balli tipici polacchi. Quella sera non rimase seduta al tavolo, indossò un mantello bellissimo, mettendosi a ballare con queste ragazze. Per Giulietta dove c’era musica c’era la voglia di vivere, la vita in movimento, io non l’ho mai vista ferma, immobile, possedeva questa carica straordinaria.
Quale influenza ha avuto la famiglia, la mamma Ida Barbiani e il padre Urbano, nella percezione del cibo in Federico Fellini?
Una grandissima influenza. Il nonno Urbano, che purtroppo io non ho conosciuto, è mancato molto giovane per problemi di cuore, avendo lavorato nelle miniere. Egli era il Willy Loman, il “Commesso viaggiatore” della Romagna, aveva queste grandi valigie dove portava tutti i prodotti della nostra grande terra di Romagna, quindi diceva sempre ai suoi figlioli che sulla tavola non deva mai mancare del buon pane, del buon olio, del buon parmigiano e poi deve sempre essere apparecchiata, non si mangia mai di corsa, c’era questa cultura, dovevano esserci i fiori, e la nonna metteva sempre delle belle tovaglie ricamate. Quindi loro sono stati educati ai prodotti a km 0 e lui era un antesignano, visto che in quegli anni tale concetto non esisteva. La nonna, poi, era straordinaria, una grandissima donna di cucina e per farti capire come ha trasmesso questo a Federico ti racconto un episodio significativo. Un giorno lui entra in un ristorante, ora diventato famosissimo, Dal Toscano, in via Ludovico Germanico a Roma, molto noto per la carne, dove c’è sempre questo tavolo riservato a Fellini. Il proprietario e il cuoco gli chiedono: “Maestro che cos’ha voglia di mangiare oggi?”. E lui: “le polpettine di lesso che faceva mia mamma”. Non era un piatto scelto dal menu e il cuoco dice: “Maestro potrebbe descrivermele?”. E allora Federico :” Mia mamma prendeva quattro diversi tagli di carne – e Francesca aggiunge: lui, che non sapeva neanche fare il caffè con la moka e le uova al tegamino, osservava però tutto con attenzione – quindi faceva il brodo e poi il giorno dopo prendeva il pezzo di manzo, lo tagliava con la lunetta, gli metteva dentro prezzemolo, pinoli, parmigiano, noce moscata, e uvetta sultanina, faceva delle piccole polpettine grandi come un occhio, perché le polpettine devono essere di quelle dimensioni, poi le passava nell’uovo e nel parmigiano e le friggeva”. Oggi al ristorante Dal Toscano nel menu degli antipasti ci sono le “polpettine della mamma di Fellini”. Questa per me è una trasmissione di educazione alimentare straordinaria.
Questa educazione è stata trasmessa anche a te, e come?
Certo. La nonna era romana di sette generazioni, per amore si è spostata in Romagna, però ancora parlava romanesco e mi diceva, “allora adesso facciamo il polletto, che deve essere fatto così, nel tegamino”, e a me lei ha insegnato a cucinare perché lo facevamo per le bambole, apparecchiavamo la tavola, io avevo i pentolini, lei mi faceva vedere come preparare il budino, ecc. Poi dalla nonna sono ovviamente passata a mamma Maddalena, quindi ho avuto questa educazione. Federico è stato molto cullato dalla mamma, dalla zia Giulietta e dalla sorella, ha avuto una grande fortuna, mangiando sempre bene, anche per avere conosciuto giovanissimo la zia. Quando è andato a Roma era magro, insieme ad Alberto Sordi e al pittore Rinaldo Geleng, altro suo carissimo amico, andava al ristorante e le cameriere nascondevano le bistecche sotto gli spaghetti perché non aveva una lira. Nel momento stesso in cui incontra Giulietta lei cucina per lui che, dunque, ha solo il pensiero di scrivere, cosa fantastica, perché ovviamente la mente ti lavora molto meglio se tu hai mangiato e stai bene.

La cucina romagnola era certamente la sua prediletta, ma credo amasse anche quella romana. Quali erano i suoi piatti preferiti?
Al ristorante tu non potevi ordinare niente, lui, a cui non piaceva il cestino che davano sul set, andava con il suo gruppo, con gli attori, ad esempio Al Fico di Grottaferrata, dal suo grande amico Claudio Ciocca, che era anche uno dei caratteristi più fedeli. Così lo zio mangiava la carbonara, cacio e pepe, la parmigiana, un bicchierino di vino rosso, spiluccava. Diceva a ognuno dei commensali che cosa ordinare e nessuno si permetteva di replicare qualcosa. Federico all’inizio voleva prendere solo un’insalatina, ma poi in pratica assaggiava tutto.
Il rito del parmigiano e della noce a inizio pasto che significato aveva?
Lo zio diceva che la noce porta fortuna avendo la forma del cervello, cosa che aveva sentito in Giappone, e poi, come papà Urbano gli aveva insegnato, non poteva mancare una scheggina di parmigiano con due goccine di aceto balsamico di Modena.
Io ho avuto il piacere e l’onore di pranzare qualche volta con tuo zio al ristorante Cesarina, vicino al suo studio in Corso d’Italia, sempre al tavolo rotondo a lui riservato, intorno al quale oggi si ammirano suoi disegni e fotografie. Non so se corrisponda al vero o se si tratti di una delle tante leggende, ma è stato scritto che, appena giunto a Roma, egli vi avesse mangiato senza poter pagare il conto e, dunque, fosse stato cacciato dal locale, per poi esservi accolto tempo dopo dalla proprietaria, che lo aveva ritrovato nel quartiere infreddolito e magro. In seguito lui divenne un frequentatore affezionato di Cesarina. Purtroppo io davvero non ricordo che cosa scegliesse nel menu, ero troppo impegnata ad ascoltarlo, essendo lui un vero affabulatore.
In quel ristorante apprezzava molto le lasagne, i tortellini e poi certamente il carrello dei lessi, con la cremina fritta, la salsina verde…
Quanto ha influito il cibo nell’immaginario del regista Fellini?
Molto, il cibo c’è sempre, a cominciare da La Strada con il matrimonio in campagna, tutti che mangiano tantissimo, lei che divora i maccheroni, e in quel momento gli occhi di Giulietta esprimono tutto, quindi Casanova, Amarcord, dove ci sono il brodo, il lesso, il cavolfiore. Nei suoi film il cibo viaggia con tavolate che hanno fatto la storia, pensiamo a Satyricon, e ancora a Ginger e Fred, senza dimenticare la gnoccata ne La voce della luna.
Il libro di mamma Maddalena “A tavola con Federico Fellini Le grandi ricette della cucina romagnola”, uscito nel 2003, a dieci anni dalla scomparsa dello zio, e ora giunto alla 4 edizione con il titolo “A tavola con Fellini.Ricette da Oscar della sorella Maddalena”, ha visto anche un tuo importante contributo come curatrice. Puoi parlarmene?
Il libro è nato prima che la mamma nel 2004 volasse via, Secondo me era importante fermare i gusti di Federico a tavola, quello che chiedeva prima di venire a Rimini. Lui chiamava la sorella e le diceva: “allora mi fai la crostatina di crema, le polpettine di lesso, i cappelletti in brodo.”. Erano i piatti della memoria, come mi piace dire, anche tutti molto semplici sia nella fattura sia nella presentazione. Perché semplici erano i gusti di Federico, era stato educato a questa semplicità. È un libro bello perché il ricettario è stato arricchito da molte fotografie dell’archivio storico della famiglia Fellini, con il fratello Riccardo, Maddalena, la nonna, e poi, ricetta per ricetta, ci sono gli utensili e c’è la moltiplicazione a seconda di quante persone si trovano a tavola. Dopo le presentazioni del volume tali piatti sono entrati nella quotidianità di tante persone e mi piace chiamare questo ricettario “il pranzo della domenica”, perché si tratta di preparazioni ideali per l’occasione.
Nel libro c’è un testo di Tonino Guerra. Anche lui, da buon romagnolo, era un buongustaio e prediligeva questa cucina?
Sì, nel libro c’è una cosa carina scritta da Tonino, che riguarda la capacità di Federico, anche se mangiava un panino con la mortadella, di ungersi la cravatta. Certo, anche Tonino amava molto la cucina di Romagna.
Che cos’è la cucina per te? Segui le tradizioni familiari avendo avuto una grande maestra come mamma Maddalena?
Francesca all’inizio lascia la parola al suo compagno, il fotografo Graziano Villa, che dice ridendo: “Quando da Milano mi sono trasferito a Rimini ho preso 17 kg, per fortuna oggi grazie alla dieta ne ho perso più di 10, lei cucina, ma io mi rifiuto di mangiare”. E Francesca, imperturbabile, sempre con il suo magnifico, contagioso sorriso, aggiunge: “Io continuo la tradizione di Casa Fellini, anche se non ho le possibilità della mamma che si dedicava in primis al papà. E poi ora si fa un solo pasto completo al giorno, diviso fra pranzo con insalata e pasta e cena con pesce o carne”.
Circolano molte storie riguardo ai ristoranti di Roma e dintorni, amati da Fellini. A Rimini, invece, preferiva mangiare a casa, vista la bontà della cucina di Maddalena?
Amava mangiare non solo a casa da mamma Maddalena, a Rimini andavamo al Novecento, al Caffè delle rose, all’Embassy, che purtroppo non esistono più e non ci sono neppure più i proprietari, grandi padroni di casa, persone straordinarie che non lo lasciavano ordinare, ma gli dicevano: “oggi mia moglie ha fatto delle tagliatelline meravigliose maestro, gliele porto”.
È la prima volta che vieni a Cairo Montenotte? Conosci un po’ la Val Bormida e la sua cucina?
No, ci sono stata l’11 novembre scorso, quando ho scritto un pezzo sul Ferrania Film Museum, dal titolo Amarcord Ferrania, e ho avuto modo di conoscere il sindaco Paolo Lambertini e il curatore Alessandro Bechis, che ho intervistato. E’ nata così l’idea di questa collaborazione e di presentare il libro “A tavola con Fellini”. Quel giorno ho mangiato funghi anche nel sugo di ottime tagliatelline, non c’è stato molto tempo per altro, ma in questi giorni spero di assaggiare e conoscere nuove specialità, fra cui la famosa tira, a cui per l’occasione è stato dedicato anche un fumetto, Il mistero della salsiccia scomparsa.
7 giugno ore 18 Francesca Fabbri Fellini presenta “A Tavola con Fellini” a Cairo Montenotte presso la Biblioteca Civica “F.C. Rossi”. Brindisi di chiusura “Amarcord” .
“A tavola con Fellini. Ricette da Oscar della sorella Maddalena”, a cura di Francesca Fabbri Fellini, Rare Earth Publishing House.
Il copyright delle foto è di Graziano Villa.
