Dieci anni fa la Carinzia entrava nella storia di Slow Food come prima Slow Food Travel Destination al mondo. Un riconoscimento che ha anticipato un modo di viaggiare oggi sempre più attuale: non limitarsi ad assaggiare i prodotti di un territorio, ma incontrare chi li coltiva, li alleva, li trasforma e ne custodisce i saperi. A dieci anni da quella scelta, la regione austriaca torna a Terra Madre Salone del Gusto di Torino 2026 per raccontare l’evoluzione di un progetto che nel frattempo ha coinvolto nuove aree della Carinzia e ha costruito una rete di esperienze legate alla gastronomia, all’agricoltura e alla cultura locale. La presenza a Terra Madre è stata anche l’occasione per rinnovare uno degli appuntamenti più attesi dal pubblico italiano: la tradizionale Colazione con la Carinzia, in programma venerdì 25 settembre alle 9.30 alla Caffetteria Reale di Torino. Un momento conviviale nel quale assaggiare alcune specialità regionali e ripercorrere i dieci anni di Slow Food Travel.

La colazione carinziana torna a Torino
La colazione è diventata negli anni un appuntamento attraverso il quale la Carinzia presenta la propria identità gastronomica al pubblico italiano. Quella del 2026 ha avuto un significato particolare perché coincideva con il decimo anniversario della nascita della prima Slow Food Travel Destination. Sono stati presenti anche il direttore dell’ente turistico della Gailtal e il direttore dell’ente turistico di Klagenfurt, in un incontro che ha sottolineato il rapporto tra territori diversi dell’area Alpe-Adria e la collaborazione sviluppata intorno alle Giornate della Cucina Alpe-Adria, appuntamento gastronomico che si svolge ogni anno a settembre nel capoluogo carinziano. La tavola diventa quindi anche uno strumento per raccontare una geografia più ampia, nella quale Carinzia, Italia e Slovenia condividono una storia gastronomica fatta di contaminazioni e tradizioni.

Dieci anni di Slow Food Travel
Il progetto Slow Food Travel è nato nelle valli Gailtal, Lesachtal e Gitschtal e nell’area del lago Weissensee, per poi estendersi alla Carinzia Centrale e alla valle Lavanttal. L’idea alla base del progetto è quella di mettere il visitatore in relazione diretta con il mondo della produzione. Non soltanto degustazioni, quindi, ma esperienze nelle aziende agricole, incontri con artigiani e produttori, laboratori e attività che permettono di conoscere concretamente le diverse fasi della produzione alimentare. Si può impastare il pane con un maestro panettiere, imparare a produrre burro e formaggio nelle malghe, raccogliere erbe spontanee, conoscere il mondo delle api, partecipare alla lavorazione del pesce di lago, scoprire i dolci della tradizione o seguire le diverse fasi di preparazione degli alimenti simbolo della cucina carinziana. È una modalità di viaggio nella quale il prodotto gastronomico diventa il punto di partenza per conoscere il paesaggio e le comunità che lo abitano.
Buono, pulito e giusto

Il progetto carinziano si fonda sui tre principi della filosofia Slow Food: buono, pulito e giusto. “Buono” significa valorizzare prodotti agricoli di qualità e una cultura alimentare legata alla stagionalità e alle produzioni regionali. “Pulito” richiama una produzione rispettosa dell’ambiente, delle risorse naturali e della salute. “Giusto” riguarda invece le condizioni economiche e sociali lungo la filiera, dalla produzione alla vendita fino al consumo. In Carinzia questi principi vengono tradotti in esperienze turistiche concrete e in una rete che coinvolge produttori agricoli, ristoratori, artigiani e comunità locali. Il progetto comprende inoltre gli Slow Food Villages, dodici località nelle quali il rapporto tra cibo, agricoltura e comunità diventa parte dell’esperienza turistica. Tra queste Arriach, Albeck, Millstatt, Irschen, Nötsch im Gailtal, St. Daniel im Gailtal, Bad Kleinkirchheim, Seeboden e St. Paul im Lavanttal. In questi villaggi il visitatore può incontrare piccoli produttori, visitare orti e frutteti, acquistare direttamente dalle aziende agricole e partecipare a iniziative dedicate alla trasmissione delle conoscenze gastronomiche.
Dalle valli al piatto: le esperienze Slow Food
Oggi il progetto propone esperienze distribuite nelle diverse aree della Carinzia. Nelle valli Gailtal e Lesachtal e nell’area del Weissensee il programma comprende laboratori dedicati alla panificazione, al burro, ai formaggi, alle erbe, al gelato, ai prodotti del bosco e alle api. Tra le proposte figurano anche esperienze con chef come Hannes Müller e Manuel Ressi, entrambi insigniti della Stella Verde Michelin. Il mondo della ristorazione dialoga così con quello dei produttori, portando in cucina ingredienti stagionali e regionali. La Lavanttal, invece, propone itinerari tra frutteti e vigneti, con visite a realtà come la fattoria GeNUSShof della famiglia Kienzl, l’azienda Deinsberger per i funghi ostrica e la cantina Weinhof Ritter. Il percorso può essere affiancato dalla scoperta del monastero di St. Paul o da escursioni sulla Saualpe. In Carinzia Centrale, a nord di Klagenfurt, il viaggio gastronomico comprende la città medievale di Friesach, con le sue esperienze dedicate al cioccolato, visite ai birrifici e ai viticoltori, picnic e degustazioni in un paesaggio segnato da castelli e vigneti.
La novità 2026: il Gelber Spänling

Tra i protagonisti della presenza carinziana a Terra Madre 2026 ci sarà anche il nuovo Presidio Slow Food “Gelber Spänling”, antica varietà di susina legata ai frutteti misti dell’Alta Carinzia e dell’area del lago Millstätter See. Il prodotto sarà presentato attraverso degustazioni e incontri con i frutticoltori Horst Zwischenberger e Bernhard Huber. È un esempio concreto di come la tutela della biodiversità possa incontrare il turismo gastronomico. Recuperare e raccontare una varietà locale significa infatti mantenere vivo anche il patrimonio agricolo e culturale che le ruota intorno. Un’altra novità dell’edizione 2026 sarà la presentazione della rete delle Slow Food Farms della Carinzia, che riunisce aziende agricole agroecologiche delle regioni Slow Food Travel, degli Slow Food Villages e della comunità “Urlaub am Bauernhof Kärnten”, dedicata alle vacanze in agriturismo.
Le Stelle Verdi e la cucina del territorio
Il rapporto tra sostenibilità e alta cucina trova un ulteriore punto di incontro nelle Stelle Verdi Michelin. Nel 2025 cinque chef carinziani hanno ricevuto questo riconoscimento dedicato alla sostenibilità, alla regionalità e alla stagionalità. Quattro di loro – Hannes Müller, Manuel Ressi, Roman Pichler e Michael Sicher – appartengono alla rete Slow Food Cooks’ Alliance. Nel complesso, il progetto regionale indica 18 chef Slow Food attivi in Carinzia. È una rete nella quale la cucina professionale diventa anche strumento per valorizzare le produzioni regionali e stagionali dell’area Alpe-Adria.
La Guida Slow Food della Carinzia
Per chi vuole trasformare queste esperienze in un itinerario di viaggio esiste anche la Guida Slow Food della Carinzia, dedicata a ristoranti, osterie contadine, malghe, produttori e luoghi della gastronomia locale. La guida utilizza le tradizionali chiocciole Slow Food e raccoglie circa 89 ristoranti certificati per qualità e provenienza, oltre a 29 osterie contadine e malghe. Sono inoltre segnalati spacci agricoli, negozi gastronomici, mercati, festival e iniziative Slow Food. Uno strumento che permette di costruire un viaggio gastronomico scegliendo non soltanto dove mangiare, ma anche dove acquistare, incontrare e conoscere i prodotti.
Terra Madre come punto di incontro

La partecipazione della Carinzia a Terra Madre 2026 ha sssunto un significato che va oltre la semplice promozione turistica. Torino diventa il luogo nel quale presentare dieci anni di esperienza e, nello stesso tempo, raccontare come il progetto si sia evoluto attraverso nuove destinazioni, produttori, chef e comunità. Il decennale è stata così un’occasione per fare il punto su un modello nel quale gastronomia e viaggio non sono mondi separati. Il cibo conduce alle aziende agricole, le aziende al paesaggio, il paesaggio alla cultura e la cultura alle comunità. Ed è proprio questo il tratto distintivo della Carinzia che arriva a Torino: un territorio da assaggiare, ma soprattutto da conoscere attraverso le persone che lo producono e lo abitano.
