Itinerari | 27 marzo 2021

Langhe, Roero e Monferrato anche nel 2021 senza "Cantè J’Euv"

Sospeso per la pandemia l’antico rito della questua delle uova, che, da oltre 30 anni si svolge durante la Quaresima ed i primi giorni di Primavera sospeso per la pandemia.

Langhe, Roero e Monferrato anche nel 2021 senza "Cantè J’Euv"

Nel periodo della Quaresima, quando ormai la Pasqua si avvicina, nelle Langhe del sud, soprattutto nella zona del Roero e del Monferrato, nella zona oggi patrimonio dell’Unesco, c’era un’usanza antica tra i giovani contadini: andare a “cantare le uova” cioè recarsi nelle cascine più ricche nella settimana che precede la Pasqua e chiedere in dono delle uova, cantando e suonando.

La tradizione vuole che i canti si svolgessero in primavera, al momento del risveglio della Natura, i giovani si riunivano in gruppo, e con il favore del buio, andavano nelle aie delle cascine e, a volte accompagnati da volenterosi suonatori, cominciavano a cantare, e dopo aver augurato la buona sera, invitavano il padrone di casa ad uscire e consegnare al “fratucin”, cioè ad un ragazzo vestito da frate, le uova delle sue belle galline.

Se era particolarmente generoso il contadino offriva anche qualche bottiglia di vino e una fetta di salame, accogliendo i ragazzi nella “crota”(cantina) quindi i canti si trasformavano in strofe di ringraziamenti e auguri per tutta la famiglia. In caso contrario, cioè se dalla casa non usciva nessuno e il gruppo rimaneva a becco asciutto, allora si intonavano maledizioni al raccolto e alle persone, ma in modo scherzoso, una presa in giro insomma. Fortunatamente per i ragazzi ciò succedeva di rado, a volte le donne e le ragazze si facevano aspettare, ma era uno scherzo e normalmente dalla cascina usciva la famiglia con le uova e altre cose buone.

Le strofe delle canzoni erano spesso personalizzate, in quanto si riferivano alle famiglie che avevano ragazze ancora da sposare, piene di ironie su vedovi e zitelle, bonarie prese in giro sui personaggi del paese.

Dopo aver raccolto le uova nelle loro allegre serate i giovani le usavano per cucinare una grande frittata per tutto il paese il giorno di Pasquetta oppure rivendevano le uova e organizzavano la festa dei coscritti, che era la festa dei diciottenni che si svolgeva in piena estate.

Queste tradizioni ancora in uso fino agli anni 50, sono state dimenticate per un certo periodo, ma sono riprese a metà degli anni 60, per continuare fino ai giorni nostri. Nel tempo passato era per i giovani l’occasione di fare la corte alle ragazze, di uscire e divertirsi dopo l’inverno passato in casa, un momento di divertimento nelle tiepide serate di primavera.

Si è mantenuto ai giorni nostri l’abbigliamento tipico, la mantella nera, un grande cappello nero, il fazzoletto al collo a mò di cravatta, e al braccio un grande cesto di vimini per raccogliere le uova.

Anche in questo periodo di Quaresima, come è successo nell’anno appena passato, non abbiamo potuto sentire i ragazzi “cantè j’euv” nelle aie delle cascine delle Langhe, ci auguriamo di risentire presto gli allegri ritornelli risuonare sulle dolci colline in un futuro oggi ancora incerto.

Salvetto Marina

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