Si terrà domenica prossima, l’undicesima giornata dedicata alle dimore storiche italiane, promossa dall’Associazione Dimore Storiche italiane, ente morale riconosciuto senza fini di lucro. È l’associazione che riunisce i titolari di dimore storiche presenti in tutta Italia. Nata nel 1977, l’Associazione conta attualmente circa 4500 soci e rappresenta una componente significativa del patrimonio storico e artistico del nostro Paese.
L’iniziativa vedrà il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, del Ministero della Cultura e di Confartigianato ed è attuata in collaborazione con la Federazione Italiana Amici dei Musei (Fidam), l’Associazione Nazionale Case della Memoria e Federmatrimoni ed Eventi Privati (Federmep). L’evento è realizzato con il contributo di American Express.
La Giornata Nazionale ADSI rappresenta, dopo i lunghi mesi di restrizioni, un’importante occasione per riscoprire le bellezze del nostro Paese facendo visita a quei complessi monumentali che insieme costituiscono il più grande museo diffuso d’Italia. La loro riscoperta è determinante per far luce su un patrimonio troppo spesso ignorato, che non solo rappresenta la migliore storia e tradizione italiana, ma che – prima della pandemia – riusciva ad accogliere 45 milioni di visitatori l’anno.
Un patrimonio di cui si fatica a comprendere e riconoscere l’immenso valore sociale, culturale ed economico, oscurando le molte professioni che si nascondono dentro a queste mura e giardini per le nuove generazioni. Si tratta di mestieri antichi, da tutelare anch’essi, quali artigiani, restauratori e giardinieri: figure professionali che affiancano i proprietari custodi e senza i quali non sarebbe possibile garantire la manutenzione delle dimore storiche, dei loro giardini e degli oggetti d’arte che le rendono uniche al mondo. Prevedere continui lavori di restauro, i cui costi ricadono sui proprietari, significa peraltro contribuire al decoro delle vie, delle piazze, dei rioni nei quali le dimore si trovano, aumentando la capacità d’attrazione e la qualità dei territori di cui questi complessi monumentali costituiscono spesso il principale elemento di interesse. Significa, di conseguenza, alimentare l’immensa filiera delle attività legate al turismo e alle nuove professioni come, per esempio, quelle relative alla gestione dei beni culturali, che vantano un significativo numero di laureati formati all’interno delle nostre università: un settore che le istituzioni dovrebbero favorire, nella creazione di posti di lavoro.
L’Associazione promuove attività di sensibilizzazione per favorire la conservazione, la valorizzazione e la gestione delle dimore storiche, affinché tali immobili, di valore storico-artistico e di interesse per la collettività, possano essere tutelati e tramandati alle generazioni future nelle condizioni migliori. Questo impegno è rivolto in tre direzioni: verso i soci stessi, proprietari dei beni; verso le Istituzioni centrali e territoriali, competenti sui diversi aspetti della conservazione; verso la pubblica opinione, interessata alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale del Paese.
Ecco gli indirizzi e le informazioni delle dimore storiche della provincia di Cuneo che saranno aperte al pubblico.
PROVINCIA DI CUNEO
Castello di Sanfrè –Sanfrè (CN)
Focus: nel 1630 accolse Madama Reale ed il suo seguito
Vie delle Chiese 15, 12040 Sanfrè (CN)
Contatti – 017258129, 3391985248, castellosanfrè@hotmail.com
Sito internet – www.castellosanfre.altervista.org
Il 23 maggio saranno visitabili gratuitamente il cortile d’ingresso, l’antica scuderia e il parco
Orario di apertura – 10-13 e 14.30-17.30
Attività proposte – Visita guidata con sussidi didattici
Eventuali attività in più a pagamento o attività organizzate da altri enti – Per chi lo desidera saranno organizzate visite guidate (a fronte di un piccolo contributo) ad alcuni saloni interni.
Descrizione della dimora e brevi cenni storici – Il castello, dalla fine del sec. XIII fino al 1770 quando si estinsero, fu degli Isnardi De Castello, famiglia di banchieri astigiani entrata a metà ‘500 nell’orbita sabauda; essi, attraverso i secoli, ampliarono il vecchio castello medioevale, trasformandolo in un
complesso grande e articolato in grado di ospitare la Corte sabauda, come avvenne, ad esempio, nel 1630 con Madama Reale ed il suo seguito.
Dopo l’estinzione degli Isnardi passò in eredità ai loro cugini portoghesi De Souza, duchi di Palmella, che lo tennero fino al 1912. Nei decenni centrali del sec. XX fu delle Suore Missionarie della Consolata che lo trasformarono secondo le loro necessità. Gli attuali proprietari hanno rifatto quasi tutti i tetti e
ristrutturato o restaurato alcune parti che da alcuni anni sono aperte al pubblico.
Tenuta Berroni – Racconigi (CN)
Focus: Villa rococò di gusto francese dove furono attivi molti artisti che lavorarono al Castello Reale di Racconigi, parco romantico rielaborato da Giacomo Pregliasco.
Tenuta Berroni 12, 12035 Racconigi (CN)
Contatti – 338 4534162 visite@tenutaberroni.it
Sito internet – www.tenutaberroni.it
Indirizzi social – Tenuta Berroni
Il 23 maggio saranno visitabili gratuitamente: Saranno visitabili gratuitamente il parco e parte degli interni
Orario di apertura – 10-13 e 14.30-17.30
Eventuali attività in più a pagamento o attività organizzate da altri enti – Visita all’agri gelateria
Descrizione della dimora e brevi cenni storici – La Tenuta fu costruita nel 1773 per il nobile De Laugier come dimora di villeggiatura, dotata di uno splendido parco (ora in fase di restauro), una cappella e alcuni edifici rurali: era una villa isolata in campagna, ma resa del tutto autosufficiente.
Il parco deve la sua forma attuale a successive riqualificazioni che hanno interessato l’intera tenuta fin dai primi dell’ottocento quando l’illustre paesaggista di Corte, Giacomo Pregliasco, mise mano all’anonimo
progetto del parco rielaborandolo in forme romantiche (1819) e conferendogli quel discreto fascino che ancora oggi si apprezza durante le comode passeggiate lungo le sponde del laghetto al riparo delle alte fronde di alberi pluricentenari. La Villa rococò francese è stata costruita nella seconda metà del settecento, pregevoli gli stucchi del grande salone d’Onore su due piani (su disegno del Borra con stucchi comaschi e luganesi) che accoglie all’ingresso il visitatore. Sopra le scuderie, da poco restaurate, sono disponibili per gli ospiti due appartamenti indipendenti per brevi e lunghi soggiorni
Villa Oldofredi Tadini
Focus: E’ custode di documenti delle Ostesioni della Sindone, mobili e cimeli del periodo risorgimentale di uno dei giardini più antichi del cuneese
via Ercole Oldofredi Tadini 21, 12100 Cuneo
Contatti – 3355640248; 3423871973 sanino@villaoldofreditadini.it; info@villaoldofreditadini.it
Sito internet – www.villaoldofreditadini.it
Il 23 sarà visitabile gratuitamente il parco
Orario di apertura – 10-13 e 14,30-18,30
Attività proposte a pagamento – Se le misure anti-Covid lo consentiranno, saranno organizzate visite guidate alla cappella e alle sale interne per gruppi di un massimo di 10 persone esclusivamente su prenotazione. Contributo: € 6,00; gratuito per i bambini.
Per info e prenotazioni a partire da venerdì 21
maggio al 3355640248
Descrizione della dimora e brevi cenni storici – Alla parte più antica, nata come torre di osservazione in epoca medievale, si aggiunse nel XVI secolo l’ala residenziale della villa. L’aspetto attuale della casa si deve ai pazienti restauri di inizio ottocento in seguito ai danni causati dai francesi nel 1799 che decapitarono anche il conte Mocchia di San Michele (il fantasma del conte è tuttora presente nella dimora). Nei suoi cinque secoli di storia la villa non è mai stata venduta. La cappella del 1763, ancora consacrata, custodisce documenti delle Ostensioni della Sindone, un’urna
con il saio quattrocentesco del beato Angelo Carletti, patrono di Cuneo, una pregevole statua lignea settecentesca della Madonna. Gli interni, dai soffitti affrescati, conservano mobili e cimeli del periodo risorgimentale.
Il giardino è uno dei più antichi di Cuneo, censito tra i parchi storici e botanici della Regione Piemonte, con piante centenarie e rarità botaniche. Ancora leggibile l’originale impianto seicentesco alla francese, trasformato poi nell’Ottocento seguendo il gusto inglese.
Casa Silvio Pellico – Ass.ne Le Case della Memoria Saluzzo (Cn)
Focus: nel cuore di Saluzzo, vide nascere Silvio Pellico ed oggi ne custodisce manoscritti e ricordi
Via Piazzetta Mondagli 5, 12037 Saluzzo CN
Sito Internet: http://visitsaluzzo.it/tema/casa-pellico/
Indirizzi Social: MuSa @MuSamuseiSaluzzo museisaluzzo
Orari di apertura: dalle 14 alle 19
Il 23 sarà sono previste visite guidate gratuite ogni mezz’ora
Descrizione della dimora e brevi cenni storici – Posta nella scenografica piazzetta dei Mondagli, uno degli angoli più suggestivi del centro storico di Saluzzo, è un edificio di origine medioevale, situato appena al di fuori della cerchia di mura del 1280. Quattro archi ogivali, decorati ad affresco, ne costituiscono la struttura portante; una sopraelevazione cinquecentesca aggiunse le loggette all’ultimo piano, ora murate; mentre risale agli inizi dell’ottocento la loggia chiusa e terrazzata al piano della piazzetta, su cui si affaccia il salone neoclassico elegantemente e interamente decorato. Nel piccolo appartamento del primo piano, lo scrittore e patriota Silvio Pellico nacque il 25 giugno 1789 e trascorse i primi anni d’infanzia, serbando
però per tutta la vita un ricordo affettuoso e grato della città natale, luogo letterario della memoria felice e degli affetti. Oggi nella casa-museo, dopo i recenti restauri realizzati dal Comune, sono esposti oggetti personali, manoscritti e opere del Pellico.
Villa Belvedere Radicati – Ass.ne le Case della Memoria* – Saluzzo (CN)*
Focus: Rigoglioso giardino rustico; alcuni ambienti rievocano la storia dell’ultimo proprietario, Augusto
Radicati, primo comandante dell’Amerigo Vespucci e di sua figlia Anna Maria.
Via San Bernardino 14, 12037 Saluzzo CN
Sito Internet: www.villabelvedereradicati.it
Indirizzi Social: Villa Belvedere già Radicati
Orari di apertura:Dalle 10,30 alle 13,00
Il 23 sono in programma visite guidate gratuite ogni mezz’ora ai due piani della villa, accompagnati dai volontari dell’associazione culturale e di promozione sociale "Arte, Terra e Cielo"
Descrizione della dimora e brevi cenni storici: Villa Belvedere Radicati, presumibilmente una torre di segnalazione del 1300, sorge sopra una terrazza naturale a cui si accede tramite un bel viale di robinie. Tra il 1400 e il 1500 il sito fu scelto dai Marchesi come luogo adatto alla caccia e all’attività di loisir nella natura. Verso la metà del 1500, quando si estinse il Marchesato di Saluzzo, l’edificio assunse il suo attuale aspetto, diventando una residenza signorile, circondata da un vasto e rigoglioso “giardino rustico”, con terrazza, pergolato e pozzo dal caratteristico tetto a scandole colorate. Anche i saloni interni vennero rinnovati con grandi camini e volte ad ombrello; le pareti vennero affrescate con allegorie, grottesche, scene di armigeri e battaglie, che riconducono alla cultura manieristica diffusa sul territorio dalle botteghe
dei fratelli Dolce e di Cesare Arbasia. La famiglia Radicati di Marmorito entrò in possesso del complesso del Belvedere nella seconda metà del 1600 e lo mantenne ininterrottamente fino al 1977, quando fu ceduta al Comune di Saluzzo, completa di arredi, dipinti, stampe e porcellane: un patrimonio di oltre 300 oggetti mobili, a cui si aggiungono fotografie, documenti personali e più di 1.000 volumi dalla vasta biblioteca privata. Alcuni ambienti rievocano la storia degli ultimi proprietari della villa: Augusto Radicati (1879-1939),
capitano di vascello presso la Marina Militare Italiana e primo comandante della nave Amerigo Vespucci, e sua figlia Anna Maria, alla quale si deve la donazione della villa al Comune di Saluzzo. Dal 2017, il Comune di Saluzzo ha concesso la Villa è in comodato d’uso all’associazione Arte, Terra e Cielo
che si è impegnata alla conservazione e alla valorizzazione del bene.
Casa Cavassa – Museo Civico – Ass.ne le Case della Memoria – Saluzzo (CN)
Focus: la fisionomia medievale e rinascimentale delle origini, ricostruita nei dettagli per volere del Marchese Emanuele Tapparelli D’Azeglio
Via San Giovanni 5, 12037 Saluzzo CN
Sito Internet. http://visitsaluzzo.it/tema/casa-cavassa/
Indirizzi social: MuSa @MuSamuseiSaluzzo musei saluzzo
Visite guidate gratuite ad orari, ore 11 e ore 16
Attività proposte per la giornata: Il percorso museale si sviluppa su due piani, piano terra e piano primo, presentando una sequenza di 15 sale con soffitti lignei dipinti e pareti decorate
Descrizione della dimora e brevi cenni storici: Casa Cavassa è uno degli edifici-simbolo del rinascimento saluzzese, vicina ai principali edifici del potere religioso (la chiesa ed il convento di San Giovanni) e del potere politico (il castello dei marchesi e l’antico palazzo comunale). Acquistata dopo il 1450 da Galeazzo Cavassa, diventa la residenza della nobile famiglia, originaria di Carmagnola (fiorente centro commerciale, fin dal 1100 avamposto strategico del Marchesato di Saluzzo contro la conquista dei Savoia), che ne preserva la fisionomia medievale (ancor oggi testimoniata dalle finestre ad arco acuto sulla facciata di Via San Giovanni). Insignito dal marchese di Saluzzo di prestigiosi incarichi pubblici, Galeazzo passa poi il
testimone al figlio Francesco che nel 1505 diventa unico proprietario della casa paterna. Un momento di grande splendore in cui la dimora, ampliata e trasformate da numerosi artisti secondo modelli rinascimentali padani, accoglie intellettuali e personaggi di corte. Proprietà degli eredi dei Cavassa fino al 1775, seppure trasformato, adattato alle esigenze dei vari proprietari, spogliato del mobilio originario, dei dipinti e della ricca biblioteca con manoscritti miniati e testi giuridici, fu poi suddiviso fra vari proprietari.
Nel 1883 il marchese Emanuele Tapparelli D’Azeglio (1816-1890) lo acquista con l’intenzione di restaurarlo nell’intento di recuperare l’aspetto medievale e rinascimentale dell’edificio eliminando gli interventi architettonici di epoche successive, e trasformarlo in museo. Anche gli arredi furono ricreati,
acquisendo oggetti e mobili databili al 1400 e 1500, così da poter documentare l’epoca dei Cavassa. Per volontà testamentaria del marchese, nel 1888, la dimora viene lasciata alla Città di Saluzzo con i suoi
preziosi contenuti affinché sia utilizzata “per uso di museo o per feste municipali”. Nonostante le numerose trasformazioni subite, i fasti della Casa all’inizio del 1500 si intuiscono da alcune tracce queste – il portale marmoreo con il portone ligneo, lo stemma dei Cavassa e su una delle pareti del loggiato al primo piano gli affreschi a grisaille, opera di Hans Clemer, raffiguranti alcune imprese di Ercole, realizzati tra il 1506 e il 1511.

