Libri | 13 settembre 2022

Il vino in un libro: "Elogio della sbronza consapevole"

È una raccolta di sensazioni, citazioni, deliri, poesie e canzoni da Omero a De Andrè legati al tema senza tempo del bere.

Il vino in un libro: "Elogio della sbronza consapevole"

Se sei cresciuto ad Asti, sei cresciuto circondato dal vino. In una città fondata su coppie bibliche -Barbera e bagna cauda, Grignolino e agnolotti, Ruchè e ravioli al plin- come si può non riconoscersi e trovare conforto in quell’odore fruttato, asciutto e rotondo?

Ma non siamo i soli. I più grandi capolavori sono stati scritti da uomini e donne amanti del vino, che hanno scritto poemi incredibili. Perché se è vero che l’acqua santa non ha mai salvato nessuno un bicchiere di Barolo ha però dato inizio all’esistenzialismo. 

Il libro Elogio della sbronza consapevole è un excursus nella storia alcolica della letteratura. È una raccolta di sensazioni, citazioni, deliri, poesie e canzoni da Omero a De Andrè legati al tema senza tempo del bere. 

"È ora di ubriacarsi. Ubriacatevi, per non essere gli schiavi martirizzati dal tempo.
Ubriacatevi in continuazione, di vino, di poesia, di virtù, come volete".
(Baudelaire)

Omero scrivendo beveva. Eschilo beveva componendo. Catone non scrisse mai se non dopo aver bevuto. Dostoevskij beveva e giocava d’azzardo e, bisognoso di soldi, guadagnava qualcosina scrivendo. Forse che sia la strada più sicura per scendere nell’abisso della profondità umana?

Così comincia questa via del vino letteraria: “Hic! Bevitori illustrissimi e, Voi, Impestati Astemi. Sedete con calma, con un cioccolatino e un bicchiere di porto. Abbiamo cercato tra gli scaffali delle librerie il retrogusto dell’inchiostro sposato all’alcol. Con la speranza che vi venga voglia di approfondire e riempire ancora il vostro bicchiere, vi accorgerete che siete in buona compagnia”

Il vino come stimolo intellettuale di forza e vitalità. Nel libro c’è l’elenco che Georges Perec fa di tutto quello che ha bevuto nel corso dell’anno 1974 e che si conclude con una tristissima tisana e tre bottiglie di Vichy. Ci sono Saffo e Totò; c’è De André che racconta il congedo dal padre morente e implorante «Promettimi che non berrai mai più!» e lui risponde «Proprio quello dovevi chiedermi?»; ci sono David Bowie e Carmen Consoli. Ci sono quelli che “io regalo tutto lo champagne di questo mondo in cambio di un buon bicchiere di Moscato”; quelli che hanno frequentato il corso da sommelier e ti martellano implacabili per tutta la durata del pranzo spiegandoti come vada bevuto il vino. Ci sono la Bibbia e Homer Simpson. 

"Di vino, di poesia, o di virtù. A piacer vostro, ma ubriacatevi" (Baudelaire)

Una lettura, ad essere sincera, poco impegnata ma che vi farà bere più serenamente un bicchiere alle Sagre. 

Nel Settembre Astigiano seguite Enrico Remmert e Luca Ragagnin, che tra l’altro sono entrambi torinesi e di vino, secondo me, ne sanno.

Prendetevi una 'sbornia' consapevole con questa bevanda divina che sembra essere, al pari della poesia, strumento fondamentale nel compimento dell’atto creativo per eccellenza: vivere.

Aurora Faletti

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