Ci sono ristoranti, botteghe, aziende agricole e piccoli alberghi che non hanno bisogno di diventare famosi per raccontare un territorio. È questa l’Italia che Unexpected Italy cerca di mettere in rete: luoghi e persone selezionati non sulla base della popolarità, ma della qualità e delle relazioni costruite sul campo. Il progetto, nato a Londra, coinvolge oggi oltre 500 professionisti in 18 territori italiani, tra cui Piemonte e Liguria, con Torino e Genova. Non una semplice guida, ma una rete nella quale sono gli stessi professionisti a segnalare altri luoghi e altre persone che meritano di essere conosciuti. In Piemonte il progetto parte da Torino, ma guarda anche alle realtà più periferiche, dove il rapporto tra gastronomia, agricoltura e cultura locale è particolarmente forte. Un esempio è Cacciatori di Cartosio, storico ristorante dell’Alto Monferrato, inserito tra i “Ribelli con le Radici”. La sua presenza è significativa perché rappresenta bene l’idea di una cucina legata al territorio, alla memoria e alle relazioni con i produttori.

La gastronomia occupa infatti un ruolo centrale nella mappa di Unexpected Italy. Non si tratta soltanto di indicare dove mangiare, ma di raccontare chi produce, chi trasforma le materie prime e chi mantiene viva una cultura del cibo. Sul versante ligure, Genova è uno dei territori coinvolti nel progetto. La città offre anche un esempio della presenza femminile nella rete, con “Genova al femminile”, itinerario dedicato a dieci donne impegnate nella ristorazione, nell’artigianato, nell’arte e nell’accoglienza.

Tra le categorie individuate da Unexpected Italy ci sono gli Artigiani del Gusto, protagonisti di una battaglia contro l’omologazione alimentare. Per loro il cibo non è soltanto consumo, ma una delle forme più immediate attraverso cui un territorio racconta la propria identità.
Accanto a loro ci sono gli Innovatori della Terra, produttori e viticoltori che sperimentano nuovi processi senza perdere il rapporto con il suolo e con la tradizione agricola, e i Professionisti dell’Ospitalità, che costruiscono esperienze nelle quali anche la cucina può diventare uno strumento di conoscenza del territorio. Il principio è semplice: un ristorante non è interessante soltanto perché è bello o conosciuto. Conta ciò che porta nel piatto, la provenienza delle materie prime, il rapporto con i produttori e la capacità di esprimere attraverso la cucina il luogo in cui si trova. È questa una delle differenze rispetto alle tradizionali classifiche gastronomiche. La qualità viene osservata all’interno di una rete: uno chef può indicare un produttore, un ristoratore può suggerire un artigiano, un’albergatrice può accompagnare il viaggiatore verso una realtà gastronomica poco conosciuta.
Oltre 500 professionisti, una rete di conoscenze
Sono più di 500 gli “host” coinvolti. Ristoratori, produttori, artigiani, albergatori e altri professionisti possono diventare punti di riferimento per chi vuole scoprire un’Italia meno prevedibile. Tra i nomi citati ci sono il maestro distillatore Gianni Capovilla, il pioniere dell’ospitalità Daniele Kihlgren, fondatore di Sextantio, e gli artigiani Giancarlo Busato e Dante Mortet. Nel settore gastronomico compaiono, oltre a Cacciatori di Cartosio, realtà come Rosario di Donna a Cerignola, Turacciolo ad Andria e Da Doro a Solagna. Sono esperienze diverse, ma accomunate dalla convinzione che la qualità non possa essere separata dal territorio.

Una rete che parte dalle persone
Alla base del progetto c’è una diversa idea di turismo. Il visitatore non viene invitato a seguire necessariamente i luoghi più recensiti o più fotografati, ma a fidarsi della conoscenza di chi vive e lavora sul territorio. La cofondatrice e CEO Elisabetta Faggiana, insieme a Savio Losito, ha costruito negli anni questa rete partendo da una mappatura indipendente dell’Italia. «Solo rimettendo la qualità e l’etica al cuore di tutto possiamo preservare l’Italia che resiste all’omologazione», afferma Faggiana. Il risultato è una mappa nella quale gastronomia, artigianato, agricoltura e ospitalità non sono compartimenti separati. Sono parti di uno stesso racconto.
Piemonte e Liguria dentro una nuova idea di viaggio
Torino e Genova rappresentano due punti di una rete nazionale che punta a trasformare l’applicazione da catalogo digitale a infrastruttura culturale e relazionale per un turismo più indipendente. La tecnologia serve a rendere accessibile una conoscenza costruita sul campo, proponendo luoghi e itinerari sulla base degli interessi del viaggiatore e non soltanto della loro popolarità. Dal Monferrato alla Liguria, dalle botteghe ai ristoranti, dai produttori agli artigiani, il viaggio diventa così un modo per entrare in relazione con le comunità locali. E la gastronomia può essere uno dei punti di accesso più immediati: attraverso un piatto, un prodotto, una bottiglia o una storia familiare è spesso possibile capire un territorio meglio di quanto riesca a fare una classifica. La filosofia di Unexpected Italy è riassunta in una frase: «Non tutti i luoghi sono per tutti».

L’obiettivo non è portare tutti negli stessi posti, ma trovare il posto giusto per ogni viaggiatore. Un turismo che non consuma semplicemente un territorio, ma prova a conoscerlo attraverso le persone che lo fanno vivere.Ho mantenuto “Piemonte e Liguria” nel titolo, ma ho modificato lo slug inserendo anche gastronomia, perché ora è uno degli assi narrativi principali dell’articolo.
