Libri | 14 Luglio 2026

Premio Letterario Mandrarossa 2026: a Selinunte il vino incontra la letteratura e racconta la Sicilia

Il 25 luglio, nel Tempio di Hera del Parco Archeologico di Selinunte, torna il Premio Letterario Mandrarossa. Un progetto che unisce libri, vino, territorio e cultura, valorizzando la Sicilia attraverso la narrativa e i suoi vitigni autoctoni

Il Premio Letterario Mandrarossa, già presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, torna quest’anno con la seconda edizione e rafforza un percorso avviato lo scorso anno che mette in dialogo editoria, viticoltura e territorio attraverso uno strumento insolito nel panorama del vino italiano: la narrativa. L’appuntamento conclusivo è fissato per sabato 25 luglio nel Tempio di Hera del Parco Archeologico di Selinunte, luogo che unisce memoria storica e paesaggio mediterraneo e che offre al progetto una cornice coerente con la sua identità culturale

L’iniziativa è promossa da Mandrarossa, brand di nicchia di Cantine Settesoli, la cui sede si trova nella contrada Puccia, nel territorio di Menfi, lungo la costa sud-occidentale della Sicilia. È qui che prende forma il Premio Letterario Mandrarossa La Sicilia che non ti aspetti, progetto culturale che sceglie la letteratura come strumento per offrire una lettura contemporanea dell’isola, lontana dagli stereotipi più ricorrenti.

La sua originalità risiede soprattutto nel metodo. Accanto agli autori entrano infatti in scena le librerie indipendenti, coinvolte direttamente nella selezione delle opere candidate. Sono i librai, autentici punti di riferimento per la vita culturale delle città, a costruire la prima mappa del Premio attraverso le realtà presenti nei centri che, dal 2015 a oggi, hanno ricoperto il titolo di Capitale Italiana della Cultura, da Palermo a Siena, da Torino a Napoli, passando per Roma e Milano. Il simbolo di questo itinerario è il Cappello Rosso di Mandrarossa, scelto come emblema dell’accoglienza siciliana e di un progetto che mette in relazione imprese culturali, lettori e territori.

L’edizione 2026 ha raccolto il contributo delle librerie indipendenti italiane e straniere, che hanno selezionato 93 opere finaliste suddivise in cinque categorie tematiche, oltre al Premio Narrativa Mandrarossa. Le sezioni prendono il nome da alcune etichette della cantina e ne condividono il carattere: Cavadiserpe per il giallo, Bertolino Soprano per la favola, Calamossa per l’opera prima, Cartagho per il romanzo storico e Urra di Mare per i libri dedicati ad ambiente, sostenibilità e paesaggio. La valutazione finale sarà affidata a una giuria tecnica presieduta da Concita De Gregorio e composta da Franco Cardini, Neria De Giovanni, Eleonora Lombardo, Carlo Alberto Moretti, Christian Rocca e Nadia Terranova, personalità provenienti da esperienze differenti ma accomunate da una profonda conoscenza del panorama culturale italiano.

«Le radici della cultura si innestano in uno dei simboli siciliani, il vino, che è esso stesso racconto di un territorio», osserva Giuseppe Bursi, presidente di Mandrarossa. «Con il Premio rafforziamo un progetto che mette in relazione imprese, librerie e autori, contribuendo a generare valore. Dopo la prima edizione proseguiamo con ancora maggiore convinzione in questo percorso, certi che la cultura rappresenti una leva fondamentale per lo sviluppo e il futuro dei territori».

La cerimonia del 25 luglio sarà condotta dalla giornalista e autrice Melania Petriello. Al termine della premiazione andrà in scena Madre. Una conversazione, nessuna colpa, centomila donne, spettacolo teatrale e letterario interpretato da Concita De Gregorio insieme alla stessa Petriello. Il Premio Mandrarossa conferma così una direzione precisa: utilizzare il vino come punto di incontro tra persone, libri e luoghi, costruendo una rete culturale nella quale la cooperazione assume un valore concreto e la Sicilia trova nuovi strumenti per essere letta, compresa e condivisa.

QUANDO IL VINO CONTINUA IL RACCONTO

Le pagine, a questo punto, tornano a incontrare il vino, perché il percorso di Mandrarossa non si esaurisce nel Premio Letterario, ma trova continuità anche nel bicchiere. Un intreccio seguito e valorizzato attraverso il lavoro di comunicazione di Roberta Urso, Responsabile delle Pubbliche Relazioni e della Comunicazione di Mandrarossa e Cantine Settesoli, che accompagna il racconto del brand tra Premio Letterario, cultura, territorio e ricerca enologica. Qui, nello studio dei vitigni autoctoni e dei microterroir siciliani, si aprono nuove prospettive interpretative. Realtà di nicchia di  una cantina che si inserisce nel paesaggio con un’architettura in larga parte interrata, progettata per sfruttare la luce naturale e garantire condizioni ottimali durante l’affinamento dei vini. Dalla terrazza lo sguardo raggiunge il mare di Menfi, località insignita della Bandiera Blu da oltre vent’anni, in un’area che molti identificano ormai con il nome di “Menfishire“, sintesi di un patrimonio fatto di vigneti, spiagge, archeologia e agricoltura. Qui il marchio prosegue il proprio percorso di sperimentazione, approfondendo il rapporto tra varietà e ambiente, con l’obiettivo di individuare le espressioni più autentiche della viticoltura dell’isola.

Nascono quattro nuove etichette che seguono questa direzione: Lalbìra Salaparuta Doc, frutto di una lettura inedita del catarratto attraverso l’altitudine della Doc Salaparuta; Catarratto Brut Terre Siciliane Igt, che mette in luce la sorprendente versatilità del vitigno; Cantacorvo Perricone Terre Siciliane Igt, dedicato al recupero di una delle varietà storiche della Sicilia, e Nerello Mascalese Rosato Terre Siciliane Igt, interpretazione elegante e contemporanea di un’altra grande uva autoctona. Quattro vini accomunati dalla luce delle terre sicane e da una precisa scelta stilistica che restituisce un’immagine della Sicilia autentica, sfaccettata e lontana dalle rappresentazioni più prevedibili.

Forse è proprio questa l’immagine che il Premio Letterario Mandrarossa consegna al lettore: un’estate mediterranea, un libro aperto, il tempo che rallenta e un calice da sorseggiare senza fretta, pagina dopo pagina. Perché, in fondo, la lettura e il vino condividono lo stesso ritmo: chiedono attenzione, curiosità e la disponibilità a lasciarsi sorprendere. E allora torna attuale una frase attribuita a Molière, semplice quanto efficace: «Un buon libro, un buon amico e una buona bottiglia.» Difficile immaginare una conclusione migliore per un viaggio che, tra pagine e vino, continua a parlare di Sicilia.