Ci sono formaggi che raccontano soprattutto una tecnica, altri che raccontano una ricetta. L’Asiago DOP Prodotto della Montagna racconta prima di tutto un paesaggio: quello delle malghe, dei pascoli d’altura, delle essenze erbacee e floreali che cambiano con l’altitudine e delle comunità che da generazioni custodiscono saperi e pratiche legate alla montagna. Nel 2026 questa storia compie vent’anni. È infatti dal 2006 che la menzione “Prodotto della Montagna” è entrata nel disciplinare dell’Asiago DOP, con l’obiettivo di valorizzare una filiera profondamente legata ai luoghi d’origine, situati al di sopra dei 600 metri di altitudine. A distanza di due decenni, i numeri mostrano una realtà tutt’altro che marginale. Nel primo semestre del 2026 la produzione di Asiago DOP Prodotto della Montagna è cresciuta del 7,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se si guarda invece all’arco temporale più ampio, tra il 2015 e il 2025 le forme prodotte sono passate da 52.802 a 68.555, con un aumento del 29,8%. Una crescita che racconta la vitalità di una filiera e, contemporaneamente, il valore economico di un sistema produttivo che tiene insieme aziende, malghe, territorio e persone. Un ruolo importante lo svolge anche l’ingresso di nuove malghe nella compagine dei soci del Consorzio di Tutela Formaggio Asiago.
Un formaggio che nasce in montagna
La menzione “Prodotto della Montagna” identifica l’Asiago DOP, nelle tipologie Fresco e Stagionato, prodotto esclusivamente sopra i 600 metri di altitudine da malghe e caseifici situati all’interno della zona della denominazione, tra Veneto e Trentino. Qui la montagna non è semplicemente lo sfondo nel quale nasce il formaggio. È parte integrante del suo carattere. Il disciplinare prevede infatti che ogni fase della produzione avvenga esclusivamente in montagna. Sono i pascoli, le essenze erbacee e floreali, l’altitudine, le differenti aree di monticazione e le tecniche artigianali tramandate nel tempo a contribuire alla fisionomia del prodotto. Il risultato è un formaggio nel quale il territorio diventa elemento distintivo. È quel rapporto irripetibile tra ambiente, attività umana e tradizione che il Consorzio identifica nel concetto di “genius loci” del comprensorio di malghe più ampio d’Europa. «I risultati ottenuti in vent’anni dall’istituzione dell’Asiago DOP Prodotto della Montagna mostrano l’efficacia di pianificazioni e scelte di lungo periodo», sottolinea Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago. La sfida, aggiunge Rigoni, sarà ora quella di mantenere in buona salute questa produzione anche nei prossimi vent’anni, affrontando i cambiamenti con la resilienza della filiera e preservando «il patrimonio di conoscenze, saperi e paesaggio che la rende unica».
Malghe, biodiversità e turismo
Le malghe sono luoghi produttivi, ma anche presidi del paesaggio alpino. La loro presenza contribuisce a mantenere vivo un patrimonio fatto di prati, pascoli, biodiversità e conoscenze che rischierebbe altrimenti di perdere il proprio legame con le comunità locali. Ed è proprio questo patrimonio a intrecciarsi sempre più con il turismo. I dati relativi ai primi cinque mesi del 2026 mostrano una crescita dell’Altopiano dei Sette Comuni, con gli arrivi in aumento dell’11,2% e i pernottamenti del 6,8%. I dati sono frutto dell’elaborazione di Confcommercio Vicenza su informazioni provenienti dal sistema statistico della Regione Veneto. Il formaggio diventa così anche una chiave per leggere e vivere il territorio. Dietro una forma di Asiago DOP Prodotto della Montagna ci sono infatti un ambiente, una comunità produttiva e un paesaggio che possono diventare parte dell’esperienza del visitatore. Un rapporto tra produzioni di qualità, territori e turismo che trova oggi anche un riconoscimento nel Regolamento UE 2024/1143, che attribuisce ai Consorzi di Tutela un ruolo nella promozione turistica dei territori delle Denominazioni d’Origine.
Made in Malga, quando il formaggio diventa esperienza
È in questa prospettiva che si inserisce anche Made in Malga, manifestazione che trasforma l’Altopiano dei Sette Comuni in un punto d’incontro dedicato al mondo dei formaggi di montagna, coinvolgendo produttori, malgari e appassionati provenienti da tutta Italia. Ad Asiago, dal 4 al 6 settembre e dall’11 al 13 settembre 2026, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago sarà presente insieme ai propri soci: Malga Basson di Sotto, Malga Marcai, Malga Pian di Granezza, Malga Dosso di Sotto, Malga Primo Lotto Valmaron, Malga Serona, Malga Verde, Malga Larici, Caseificio Finco e Caseificio Pennar. Tra gli appuntamenti figurano due masterclass dedicate all’incontro tra territori e culture del gusto. Sabato 5 settembre, alle 11, sarà la volta di “Asiago DOP & Sicilia DOC: dialogo tra territori e culture del gusto”. Sabato 12 settembre, sempre alle 11, l’Asiago DOP incontrerà invece i vini di montagna del Trentino.
Asiago Experience e la biodiversità sensoriale
Per il terzo anno consecutivo torna anche Asiago Experience, lo spazio promosso direttamente dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago e dedicato alla scoperta della produzione di montagna. L’edizione 2026 mette al centro la “biodiversità sensoriale”, proponendo una serie di appuntamenti dedicati alle diverse sfumature dell’Asiago DOP e al rapporto fra formaggio, ambiente e comunità. Un percorso realizzato in collaborazione con AIS Veneto e ONAF Delegazione di Vicenza, che porta l’attenzione non soltanto sul prodotto finito, ma su ciò che lo rende riconoscibile: la montagna da cui proviene, il lavoro di chi la abita e la varietà di un ambiente capace di imprimere al formaggio caratteristiche differenti. Vent’anni dopo l’introduzione della menzione “Prodotto della Montagna”, l’Asiago DOP si trova dunque davanti a una nuova sfida. Continuare a crescere senza perdere il legame con il territorio che ne costituisce l’identità. Perché, in montagna, una forma di formaggio non è mai soltanto una forma di formaggio. È il risultato di un equilibrio fra natura, lavoro, tradizione e paesaggio. E la sua storia comincia molto prima del taglio della prima fetta. Questa versione punta maggiormente sul racconto del territorio e meno sulla celebrazione istituzionale, mantenendo però tutti i dati e gli appuntamenti del comunicato.
