C’è un momento dell’anno in cui il calendario invita a rallentare, ad alzare lo sguardo dal quotidiano e a concedersi il tempo di un gesto, di un viaggio, di una tavola condivisa. San Valentino resta questo: una ricorrenza simbolica, forse anche rituale, ma capace di suggerire itinerari emotivi e gastronomici che attraversano città, territori e tradizioni. Non si tratta solo di regali o cene speciali, ma di esperienze che parlano di memoria, affetto e scoperta.

Tra Piemonte e Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna, passando per la Valle d’Aosta, le proposte del 2026 disegnano una mappa dell’amore attraverso il gusto. Il cuore rosso — simbolo immediato e universale — prende forma nei cioccolati di Bodrato, dove dialoga con la viola del pensiero, fiore della memoria affettuosa. Poco più in là, la pasticceria contemporanea interpreta il sentimento con linguaggi diversi: la monoporzione Heartbeat della Pasticceria Gelsomina, intensa e vibrante, o le creazioni ironiche della Pasticceria Cucchi, che trasformano il dolce in racconto leggero e condiviso.

La tradizione, invece, trova casa da Romanengo, dove rose, spezie e cacao diventano strumenti di una narrazione più ampia, fatta di gesti artigianali e di una storia che attraversa generazioni. Qui l’amore assume la forma di una scatola regalo, di una conserva floreale, di una pausa lenta in cui il gusto diventa memoria.

San Valentino, tuttavia, non è soltanto dolcezza. È anche viaggio, esperienza, tavola. Ad Aosta, Paolo Griffa al Caffè Nazionale costruisce un percorso gastronomico che accompagna l’intera giornata: dalla colazione condivisa alla cena che gioca con simboli e suggestioni culturali. A Milano, la convivialità diventa protagonista con la proposta di Ribot, dove condividere un piatto è già dichiarazione d’intenti. E a Imola, il San Domenico trasforma la serata in destinazione, con una cucina capace di giustificare il viaggio e trasformare la cena in esperienza.

Anche il brindisi e il relax entrano nella geografia sentimentale: nel Monferrato, le esperienze di Distillerie Berta e l’ospitalità di Villa Prato invitano a fermarsi tra vigne e colline; mentre la raffinatezza di Calvisius suggerisce un’intimità domestica elevata a rito gastronomico. Persino la mixology trova il suo spazio, con cocktail pensati per sorprendere e accompagnare la conversazione, come accade da Sea Signora.

Alla fine, ciò che emerge è una constatazione semplice: San Valentino non è un punto di arrivo, ma un pretesto. Un invito a esplorare territori, cucine e atmosfere che parlano di relazione e condivisione. Che si tratti di un cuore di cioccolato, di un viaggio tra colline vitate o di una cena che diventa racconto, il vero significato resta nel gesto — e nella capacità di trasformare un giorno in un ricordo che dura ben oltre la data sul calendario.
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Marina Salvetto



