Vini | 29 Maggio 2026

Palermo il porto sicuro dell’enoturismo alla XXII edizione di Sicilia en Primeur

Sotto lo sguardo della “Santuzza” si è svolto il più importante appuntamento annuale dedicato al vino siciliano – organizzato da Assovini Sicilia – che rilancia l’isola come destinazione internazionale dell’ospitalità enologica.

La Sicilia vive al centro del Mediterraneo come una terra che accoglie da sempre. Un’isola attraversata nei secoli da popoli differenti che qui trovavano approdo, scambio, nutrimento, lingue nuove e culture da intrecciare. Per il mondo antico la Sicilia era il granaio, il frutteto e il vigneto del mondo conosciuto: una terra necessaria, fertile, luminosa, capace di sostenere civiltà intere grazie alle sue risorse agricole e alla sua posizione nel cuore del mare. Fenici, greci, romani, arabi, normanni hanno lasciato segni profondi nella pietra, nei mercati, nei sistemi agricoli, nella cucina, nei dialetti e nella cultura del vino. La Sicilia ha conservato tutto questo con una sensibilità rara, mantenendo vive identità differenti dentro un unico corpo culturale. Anche il vino nasce da questa stratificazione millenaria: prima della bottiglia esiste la vigna, esistono i pendii vulcanici dell’Etna, le colline interne battute dal vento, i filari che guardano il mare, i bagli antichi dove il tempo agricolo continua a muoversi lentamente tra vendemmie, silenzi e mani esperte. Oggi quell’eredità attraversa l’enoturismo e accompagna il visitatore dentro la parte più viva della Sicilia: i paesaggi, le tavole, le storie familiari, la presenza concreta di chi lavora la terra. Camminare tra le vigne siciliane nelle diverse stagioni significa entrare in territori profondamente differenti tra loro e comprendere il carattere di un luogo direttamente dalla voce di chi lo coltiva ogni giorno. Le cantine assumono così il valore di luoghi culturali e umani, spazi dove il vino restituisce la Sicilia nella sua forma più autentica.

E quest’anno per raccontarsi le cantine hanno scelto Palermo: è qui, sotto la protezione di Santa Rosalia (la Santuzza amata visceralmente dai palermitani) che si sono aperti dal 11 al 15 maggio i lavori di Sicilia en Primeur 2026, il più importante appuntamento annuale dedicato al vino siciliano, organizzato da Assovini Sicilia. Una scelta quasi inevitabile, perché Palermo contiene ancora oggi le stratificazioni che rendono unica l’isola: mercati arabi, cupole normanne, palazzi nobiliari, vicoli popolari, approdi marinari e chiese barocche convivono dentro una città che continua a vivere di contaminazioni e memoria. In questa edizione Sicilia en Primeur affida dunque al capoluogo siciliano il compito di dare forza a un nuovo modello di ospitalità legato al vino e all’enoturismo. Il claim scelto, “Taste the Island. Live the Story”, sintetizza l’evoluzione della manifestazione: il vino non è più solo prodotto, ma esperienza culturale immersiva che attraversa territori, paesaggi, arte e comunità.

Oltre cento giornalisti italiani e internazionali, per cinquantasei aziende vitivinicole partecipanti avente focus masterclass, degustazioni e itinerari nei territori del vino hanno costruito un percorso che accompagna il visitatore dentro l’identità più profonda dell’isola. Il tema centrale rimane infatti il rapporto diretto con il territorio, lontano dalla dispersione delle offerte indistinte e sempre più vicino invece a un contatto reale con i luoghi di produzione e con le comunità che li abitano.

È tra vigne, pietra lavica, vento salmastro e antichi bagli che la memoria trattiene colori, profumi e sfumature del calice con una forza diversa. Un tramonto sull’Etna, una tavola condivisa, l’odore della terra dopo il sole: dettagli che riaffiorano nel vino anche molto tempo dopo. L’enoturismo vive precisamente dentro questa dimensione sensoriale e umana, trasformando la degustazione in esperienza concreta e lasciando nel viaggiatore il desiderio naturale di tornare ancora in quei luoghi. Negli ultimi anni territori come l’Etna, per esempio, hanno mostrato con chiarezza quanto il vino possa incidere sulla percezione internazionale di un territorio: attorno al vulcano è cresciuto un sistema fatto di cantine di alta qualità, ospitalità diffusa, ricerca agricola e turismo esperienziale capace di attirare pubblici differenti e nuove generazioni. Anche la Generazione Z guarda oggi al vino con un interesse crescente, attratta dall’autenticità dei luoghi, dalla sostenibilità e dalla possibilità di comprendere ciò che esiste dietro una bottiglia. Sicilia en Primeur intercetta pienamente questo passaggio e affida a Palermo il ruolo di grande vetrina mediterranea da cui osservare una Sicilia enologica ormai consapevole della propria forza culturale: un mosaico di territori, altitudini, vitigni, microclimi e identità produttive differenti, unite da una comune appartenenza alla storia dell’isola e da quella naturale predisposizione all’accoglienza che da secoli rende la Sicilia una porta aperta sul Mediterraneo.

“Con Sicilia en Primeur vogliamo raccontare una Sicilia autentica, contemporanea e profondamente legata alle proprie radici. Il vino oggi non è soltanto espressione produttiva, ma linguaggio culturale, esperienza di viaggio e strumento di relazione tra territori e persone” Mariangela Cambria, presidente Assovini Sicilia.Inizio modulo

Cuore dell’evento è stata la presentazione di oltre 400 etichette selezionate per la degustazione tecnica con un focus sulle annate en primeur 2024 e 2025 che raccontano una Sicilia di equilibrio e contemporaneità. Durante l’evento sono stati organizzati 12 Enotour che hanno portato giornalisti e operatori alla scoperta delle diverse anime del vino siciliano nei territori vocati e d’origine: dall’Etna alle isole, passando per le colline interne e le coste del sud. Per la prima volta, 12 tour operator internazionali hanno partecipato al viaggio, segnando un passaggio chiave verso la strutturazione di un vero sistema turistico del vino. Nel merito il report realizzato da CESEOLUMSA, che fotografa un settore in crescita: nel 2025 il 61,4% delle cantine coinvolte nell’indagine ha registrato un aumento dei visitatori, mentre quasi il 75% dichiara una prevalenza di clientela straniera, soprattutto europea e statunitense. Tra i punti di forza anche la sostenibilità: l’86,7% delle aziende produce energia da fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda il capoluogo siciliano i momenti di approfondimento, cena e degustazione sono tutti avvenuti in scenari meravigliosi: dal Real Albergo delle Povere, appena restaurato, all’Oratorio dei Bianchi, fino a Palazzo Sant’Elia e alla meravigliosa Chiesa di Santa Maria dello Spasimo. Una scelta coerente con l’idea espressa dalla presidente di Assovini Sicilia che ha sottolineato come oggi parlare di vino in Sicilia significhi inevitabilmente parlare anche di identità culturale, arte e patrimonio umano.

La cucina siciliana conserva da sempre un tratto quasi epico: quello di un’isola attraversata da popoli, spezie, rotte commerciali e gesti tramandati nelle case prima ancora che nei ristoranti. È dentro questa trama culturale che La Sicilia di Ulisse continua il proprio percorso, raccogliendo esperienze capaci di restituire al viaggiatore un’immagine profonda e stratificata della Sicilia contemporanea.

Fondata nel 2002 da un gruppo di chef che avvertivano l’urgenza di dare forma comune all’eccellenza isolana, l’Associazione riunisce oggi protagonisti dell’ospitalità, della gastronomia e della viticoltura che abbiano scelto la qualità come espressione quotidiana di appartenenza territoriale. Attraverso il portale e la App dedicata, prende corpo una mappa raffinata della Sicilia del gusto, costruita tra hotel di charme, pasticcerie storiche, cucine d’autore e cantine che custodiscano il carattere agricolo e umano dell’isola.

Il circuito comprende 63 realtà siciliane e 19 cantine partner, alle quali si aggiunge ora una nuova categoria associativa dedicata alle trattorie. Una scelta che riconosce il valore culturale di quei luoghi familiari dove il tempo della tavola mantenga ancora il ritmo lento delle stagioni, delle ricette tramandate oralmente e delle materie prime trattate con rispetto quasi artigianale.

La parola “trattoria”, derivata dal francese traiteur, conserva il significato originario di chi prepari e serva cibo come gesto di accoglienza autentica. In Sicilia questa tradizione assume un carattere ancora più intenso: ogni sala racconta accenti diversi, ogni piatto custodisce memorie locali, ogni tavola restituisce il rapporto diretto tra territorio e comunità.

Seguendo idealmente il viaggio di Ulisse, che nei racconti omerici approdasse in una terra generosa e magnetica, anche il visitatore contemporaneo viene accompagnato dentro una Sicilia fatta di ospitalità sincera, sapori nitidi e luoghi che continuino a tramandare cultura attraverso il cibo.

                                                                                  

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