Il tempo è il punto d’incontro tra l’arte custodita nelle sale di Palazzo Reale e il Metodo Classico prodotto da Cesarini Sforza. Da una parte le opere che continuano a parlare al presente dopo secoli di storia, dall’altra un vino che necessita di attesa e precisione per raggiungere il proprio equilibrio. È proprio questa comune attenzione verso il valore del tempo ad avvicinare azienda trentina e l’istituzione culturale milanese, protagoniste di una collaborazione che porterà gli spumanti Trentodoc all’interno del calendario delle grandi mostre internazionali ospitate a Milano.

L’accordo, annunciato lo scorso mese, accompagnerà le inaugurazioni e gli appuntamenti più rappresentativi della programmazione di Palazzo Reale a Milano, creando una relazione tra due ambiti che condividono un medesimo approccio: la ricerca della qualità attraverso il lavoro, la conoscenza e la cura dei dettagli. Una scelta che lega una realtà vitivinicola nata tra le montagne del Trentino a uno dei luoghi più importanti della cultura italiana, dove ogni esposizione diventa occasione di incontro tra pubblico, patrimonio e nuove prospettive di lettura.
Fondata a Trento nel 1974 da Lamberto Cesarini Sforza, la cantina è tra le aziende che hanno contribuito alla nascita e all’affermazione del Trentodoc, denominazione che ha definito un’identità precisa per le bollicine di montagna italiane. Il Metodo Classico di Cesarini Sforza nasce da un percorso nel quale territorio, selezione delle uve e competenza enologica trovano una sintesi costruita nel tempo. Ogni bottiglia rappresenta il risultato di una filosofia produttiva che privilegia precisione, equilibrio e capacità di interpretare il carattere delle montagne trentine senza rinunciare alla ricerca contemporanea.
È questo stesso rapporto con la materia e con il tempo che trova un ideale punto d’incontro con Palazzo Reale, edificio simbolo della storia milanese e oggi sede di alcune delle più importanti esposizioni dedicate all’arte italiana e internazionale. Qui il patrimonio viene continuamente sottoposto a nuove letture, mentre la cantina trentina porta il racconto di un vino che deve alla lentezza e alla pazienza una parte essenziale della propria identità.

«Il progetto con il Comune di Milano e Palazzo Reale segna un’evoluzione importante nel percorso che stiamo costruendo dichiara Federica Cazzara, Direttrice Marketing di Cesarini Sforza; Palazzo Reale è un luogo che incarna storia, cultura ed eleganza: valori che sentiamo profondamente affini a noi e al nostro impegno per una qualità che si costruisce nel tempo».
La collaborazione assume inoltre un significato particolare per il legame storico racchiuso nel nome Cesarini Sforza, che richiama una delle dinastie più importanti della storia milanese. Un riferimento che riporta idealmente la maison in dialogo con la città attraverso un progetto nel quale il patrimonio artistico incontra quello enologico, due espressioni differenti della capacità italiana di trasformare la cultura del fare in un elemento riconoscibile nel mondo.

Milano, con il suo ruolo internazionale nei settori dell’arte, del design e dell’innovazione, rappresenta il luogo naturale per questo incontro. Qui il Metodo Classico nato nei vigneti trentini trova un nuovo spazio di relazione con un pubblico abituato a confrontarsi con la ricerca estetica e con le diverse forme dell’eccellenza contemporanea.
«Siamo particolarmente lieti di avviare questa nuova collaborazione con Cesarini Sforza, un nome profondamente intrecciato alla storia della città e dello stesso Palazzo Reale, in una stagione straordinaria per la storia dell’arte come quella del pieno Rinascimento afferma Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano. La ricerca della qualità, l’attenzione ai dettagli e la valorizzazione dell’eccellenza rappresentano valori che accomunano Palazzo Reale e Cesarini Sforza».

La partnership, della durata di un anno, rappresenta per Cesarini Sforza un ulteriore passaggio nel percorso di valorizzazione della propria identità all’interno di un luogo simbolico della cultura milanese. Il punto d’incontro tra vino e arte nasce infatti da una concezione comune: entrambe le discipline richiedono tempo, conoscenza e capacità di lavorare sulla materia fino a raggiungere una forma compiuta.
Un’opera d’arte e una bottiglia di Metodo Classico appartengono a mondi diversi, ma condividono la stessa esigenza di sottrarsi alla velocità del presente per lasciare spazio alla ricerca e alla costruzione di un’identità. È proprio su questo terreno comune che Cesarini Sforza e Palazzo Reale costruiscono il loro dialogo, mettendo in relazione due patrimoni italiani accomunati dalla cura, dalla storia e dalla capacità di generare valore nel tempo. Anche il nome aggiunge una suggestione particolare a questo incontro: Cesarini Sforza richiama infatti quella famiglia Sforza che segnò la storia di Milano, creando un ideale filo di continuità tra una città simbolo della cultura italiana e una realtà trentina che porta nel mondo il carattere del proprio Metodo Classico.
















