Ad Alba in provincia di Cuneo, lo scorso mese, nella nuova sala degustazione del Consorzio Albeisa l’associazione Verduno è Uno ha presentato alla stampa di settore l’annata 2025 del Verduno Pelaverga DOC, un rosso piemontese dalla personalità distintiva, che si rivela nelle sfumature dei profumi, nella trama del sorso e nella caratteristica impronta speziata. L’assaggio è stato accompagnato dal racconto di questo vitigno a 360° e dai numeri che parlano della forte crescita, da circa 150.000 bottiglie del 2015 alle 274.345 nel 2025, con un incremento superiore all’80% in dieci anni. Una progressione significativa per una DOC che conserva volumi contenuti, ma guadagna riconoscibilità in un mercato sempre più attento a rossi agili, identitari e versatili a tavola.

Un vitigno, due versanti, una firma inconfondibile
Questo vino nasce dal Pelaverga Piccolo, varietà a bacca nera coltivata nel comune di Verduno e in parte dei territori di Roddi e La Morra; seppure il nome possa trarre in inganno in Piemonte esiste anche il Pelaverga Grosso, diffuso nel Saluzzese, ma si tratta di un vitigno distinto, con caratteristiche genetiche e ampelografiche proprie. In Langa questo vitigno ha trovato il suo ambiente migliore, seppure per lungo tempo le sue uve siano state impiegate anche negli assemblaggi locali, mentre la vinificazione in purezza ne ha progressivamente messo a fuoco i tratti più peculiari. La sua storia recente è legata alla perseveranza di quei produttori che, quando il Nebbiolo destinato al Barolo offriva prospettive economiche più allettanti, continuarono a coltivarlo, preservando una varietà rara. Oggi il Pelaverga ha conquistato una propria identità, lontana dalla ricerca di struttura e potenza che caratterizza altri grandi rossi delle Langhe.
A contribuire alla sua personalità è anche la geologia articolata del territorio; infatti, il crinale di Verduno separa ambienti differenti ossia verso la Langa del Barolo prevalgono le Marne di Sant’Agata Fossili, con componenti limose, argillose e calcaree; sul versante occidentale affiorano invece formazioni gessose, caratterizzate dalla presenza di solfato di calcio. Esposizioni, pendenze e circolazione dei venti completano il quadro, dando vita, in un areale ristretto, a condizioni pedologiche e microclimatiche diverse che invitano a guardare oltre la nota pepata, per cogliere il rapporto fra la varietà e il territorio in cui cresce.

Il pepe non è una suggestione
Nel calice il Verduno Pelaverga si presenta generalmente con un rubino tenue, talvolta attraversato da riflessi violacei. Ciliegia e fragola delineano il profilo fruttato, mentre la componente speziata richiama soprattutto il pepe bianco e verde, con possibili sfumature di curry e coriandolo. Questa peculiarità ha trovato riscontro anche nella ricerca scientifica: uno studio del ricercatore Maurizio Petrozziello, citato nella documentazione dell’associazione, ha rilevato nel vino una concentrazione di circa 40 nanogrammi per litro di rotundone, composto associato alla percezione delle note pepate. La soglia olfattiva indicata per il vino è di circa 16 nanogrammi per litro il valore rilevato supera dunque quello considerato necessario perché il composto possa essere percepito. Un dato che aiuta a comprendere la ricorrenza di questa firma aromatica nell’esperienza di degustazione.
La struttura segue una misura diversa da quella dei rossi più imponenti delle Langhe: il tannino è generalmente lieve, l’acidità contenuta e il corpo medio-leggero, con un equilibrio che favorisce la scorrevolezza. Nell’annata 2025, il frutto (soprattutto ciliegia e fragola) è apparso pieno, accompagnato da una nota nitida di pepe bianco. Rispetto alla 2024, descritta come più calda, il millesimo ha mostrato un’alcolicità meglio integrata e un profilo agile, sostenuto da una freschezza vivace mentre la speziatura accompagna il frutto senza sovrastarlo e la struttura lascia al sorso spazio per svilupparsi con naturalezza.

La contemporaneità di un rosso fuori dagli schemi
La crescente attenzione verso il Pelaverga si spiega anche con la sua capacità di inserirsi nelle abitudini di consumo attuali. Il colore non troppo carico, la ricchezza aromatica e la struttura agile ne ampliano le occasioni di servizio: dai salumi ai formaggi, dalle carni bianche alle preparazioni speziate della cucina asiatica, se servito leggermente fresco, in funzione dello stile del vino, può trovare posto anche all’aperitivo. A renderlo accessibile contribuisce inoltre una fascia di prezzo generalmente più contenuta rispetto a quella delle denominazioni più celebri delle Langhe.

Dunque, il confronto con il Barolo non ha ragione di trasformarsi in una graduatoria perché il Pelaverga possiede una fisionomia autonoma, costruita su fragranza, freschezza e carattere aromatico, qualità che gli consentono di dialogare con una cucina contemporanea e con abbinamenti meno convenzionali. Il trentennale della DOC, del 2025, ha offerto l’occasione per ripercorrere il cammino di una denominazione che ha saputo dare valore a un vitigno raro. La crescita produttiva e l’interesse suscitato dalle degustazioni indicano che il lavoro di tutela e promozione sta raggiungendo un pubblico più ampio, anche fuori dall’Italia e questa è una bella notizia. Questo significa dare visibilità a un’uva legata ad un territorio preciso e invitare a conoscere colline e cantine spesso lasciate alle spalle da chi attraversa le Langhe diretto verso le mete probabilmente più note.
I PRODUTTORI DELL’ASSOCIAZIONE: Arnaldo Rivera, Bel Colle, Cadia, Cantina Terre del Barolo, Cantina Massara Gian Carlo Burlotto, Cascina Massara Burlotto, Castello di Verduno, Comm. G.B. Burlotto, Fratelli Alessandria, Gian Luca Colombo, I Brè, Morra Diego, Poderi Einaudi, Poderi Roset, Ramello Gianni, Reverdito Michele, San Biagio, Scarpa, Sordo Giovanni.









