La Valtellina si racconta attraverso i suoi vini, ma per comprenderne il carattere occorre salire lungo i versanti retici e seguire le linee dei terrazzamenti. È anche da questa relazione che è nata la seconda edizione di ViVa, Vini Valtellina, svoltasi a Sondrio lo scorso settembre tra degustazioni, incontri, visite in cantina ed esperienze sul territorio. Circa 3.000 le presenze, con una partecipazione significativa anche dall’estero: un segnale dell’interesse per una zona dove il Nebbiolo, chiamato localmente Chiavennasca, trova condizioni ambientali capaci di distinguerne le espressioni. Promossa dal Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina con la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina e la Fondazione Provinea, con il sostegno del Comune di Sondrio, la manifestazione ha coinvolto appassionati, operatori e stampa specializzata. Il centro cittadino ha ospitato i banchi d’assaggio e le nuove annate, mentre il programma diffuso ha accompagnato i visitatori verso cantine e vigneti. Anche la cucina ha contribuito al racconto, con la regia dello chef Cesare Battisti, del Ratanà di Milano (a Golosaria 2026 premiato “Eccellenze Lombarde”), chiamato a mettere in relazione i vini valtellinesi con la gastronomia lombarda.

Dal cielo, la misura della pendenza
Per la stampa, significativo il volo in elicottero sopra Sondrio e le principali aree viticole ha offerto una prospettiva diversa. In un quarto d’ora i terrazzamenti smettono di essere un paesaggio da ammirare e diventano un sistema agricolo da leggere: pendii trasformati in superfici coltivabili, muretti a secco che traggono i confini, parcelle sospese tra roccia e fondovalle. Dall’alto si percepiscono meglio sia il valore dell’insolazione e della ventilazione, che accompagnano la maturazione della Chiavennasca, sia la fatica che rende possibile ogni filare. La bellezza del paesaggio coincide qui con la sua difficoltà produttiva: ogni parcella chiede competenze, manutenzione e risorse, e la continuità della viticoltura dipende dalla possibilità di renderla economicamente sostenibile.

Dal convegno al calice
L’interessante convegno «Chiavennasca: il Nebbiolo delle Alpi – Valtellina Superiore 2024, l’annata della tensione» ha spostato l’attenzione dal bicchiere alle scelte che ne determinano il futuro. Attilio Scienza (professore di viticoltura all’Università degli Studi di Milano e direttore dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, figura di riferimento mondiale per la ricerca scientifica applicata alla vite) ha ripercorso la storia della varietà, richiamando documenti che risalgono al XIII secolo e soffermandosi sulla ricchezza dei biotipi di Nebbiolo presenti in Valtellina: una diversità genetica da studiare e preservare, che sostiene l’ipotesi di un ruolo rilevante dell’area nella storia della varietà. Da qui l’interesse per i vigneti policlonali, dove la convivenza di cloni differenti può conservare variabilità genetica, ampliare le risposte alle annate e offrire maggiore articolazione ai vini. Gabriele Cola (professore associato di arboricoltura e agrometeorologo presso l’Università degli Studi di Milano) ha poi esaminato il 2024, annata segnata da piogge abbondanti e temperature elevate, mentre Mattia Dell’Orto (agronomo e responsabile della ricerca e sviluppo del Consorzio di Tutela Vini di Valtellina) ha presentato l’analisi sensoriale del Valtellina Superiore 2024: maturità fenolica, freschezza e tannino fine, qualità ricondotte alla ventilazione della valle e al lavoro di selezione in vigneto.




La Chiavennasca in sette bottiglie
Il confronto con le bottiglie ha messo in luce la varietà di registri e le straordinarie potenzialità di questo vino. Davanti alle numerose etichette proposte durante la manifestazione, sintetizzare è difficile e scegliere lo è ancora di più: ecco quindi le ‘magnifiche sette’, una selezione che non vuole fare torti a nessuno, ma rappresentare l’eccellenza e la complessità di tutto il territorio: Il Vesper 2025 di Convento San Lorenzo, Rosso di Valtellina, si è distinto per freschezza, frutto rosso, note floreali e spezie delicate, con una beva scorrevole e sapida. Più verticale la Sassella Nuova Regina Riserva 2021 di ArPePe, dove essenzialità e precisione accompagnano la struttura del Nebbiolo alpino senza appesantirla. L’Inferno 2024 di Pizzo Coca ha mostrato un profilo teso, tra rosa, erbe aromatiche e frutti di sottobosco, con sapidità e tannino equilibrato. Il Rosso di Valtellina 2024 di Marino Lanzini, in anteprima, ha puntato su pulizia e freschezza, coerente con un lavoro condotto su piccole superfici terrazzate tra Ponte in Valtellina, Tresivio e Castionetto. Con L’Enrico 2023, Francesco Folini ha proposto una Riserva dedicata al nonno Enrico, orientata a profondità e schiettezza. La Sassella PG40 2022 di La Spia, nata da vigne storiche e da una selezione delle uve con leggero appassimento, ha confermato un profilo fragrante; il Maroggia 2022 di Agrilu ha infine portato in degustazione la più piccola sottozona, tra fiori rossi, fragola, ciliegia e richiami balsamici.

La vendemmia come verifica
Il clima resta la variabile destinata a incidere maggiormente sulle scelte future. Il riscaldamento modifica i tempi di maturazione, accresce il rischio di stress idrico e impone di leggere con attenzione le differenze tra parcelle, esposizioni e quote. In Valtellina i terrazzamenti sono una risorsa per la diversificazione, ma non una garanzia automatica contro le annate estreme: la risposta passa dalla conoscenza dei vigneti, dalla conservazione della diversità genetica e dall’adattamento delle pratiche colturali. Il Consorzio sta inoltre valutando l’uso di droni per i trattamenti nelle aree più difficilmente accessibili. La vendemmia 2026 ha offerto una verifica concreta di questa resilienza. Dopo un’estate calda e siccitosa, le piogge di agosto hanno riequilibrato la disponibilità idrica, consentendo una raccolta anticipata di circa dieci giorni con uve sane, mature e rese tornate su livelli soddisfacenti. “Anche in un’annata che ha messo alla prova molte aree viticole, la montagna ha saputo garantire uve sane, maturazioni equilibrate e quantità finalmente adeguate”, ha dichiarato Mamete Prevostini, presidente del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina.
L’autunno chiama la Chiavennasca
Questo è il momento in cui la Valtellina si fa più seducente col suo oro, il foliage: i boschi si accendono di colori, l’aria si fa netta e la valle profuma di legna, castagne, formaggi e terra bagnata. Un autunno che invita a salire, sedersi a tavola e cercare nel bicchiere la stessa tensione percepita tra i muretti: piatti rustici, sapori territoriali, una Chiavennasca da bere con voglia. La sfida futura per ViVa sarà trasformare il picco di presenze del weekend di settembre in flussi turistici più costanti lungo l’anno: legare le cantine all’offerta ricettiva e alla ristorazione, costruire percorsi dai banchi d’assaggio di Sondrio ai vigneti, alle tavole d’alta quota e ai soggiorni in valle. Così l’interesse generato dall’evento può diventare permanenza, spesa e conoscenza del territorio. È la direzione del turismo enogastronomico valtellinese traccia un’ottima rotta: meno eventi isolati, più reti tra produttori, ristoranti, strutture ricettive ed esperienze sul territorio.
ViVa lascia una domanda più che un bilancio: chi, e con quali energie, continuerà a coltivare i terrazzamenti della Valtellina? La risposta non è scontata, ma la seconda edizione offre qualche indizio. Accanto ai nomi che hanno fatto la storia della valle, a Sondrio sono comparse realtà giovani, recuperi di vigneti familiari, progetti che scelgono la montagna non per nostalgia ma come terreno di lavoro. E l’opening party con Ema Stokholma, accanto ad assaggi e incontri tecnici, mostra una denominazione disposta a parlare anche a un pubblico nuovo. Con 3.000 presenze, ViVa conferma di poter uscire dalla dimensione locale e trovare un posto nel calendario del turismo enogastronomico lombardo e nazionale.
Hanno partecipato a ViVa Vini Valtellina 2026: Agrilu, Alberto Marsetti, Aldo Rainoldi, Alfio Mozzi, Arpepe, Ascesa, Azienda Agricola Andreoli, Balgera, Cà Bianche, Cantina Menegola, Caven Camuna, Contadi Gasparotti, Cooperativa Agricola Triasso e Sassella, Dirupi, Dislivelli, F.lli Bettini, Francesco Folini, Giorgio Gianatti, La Grazia, La Perla, La Spia, La Trama, Le Strie, Luca Faccinelli, Mamete Prevostini/Convento San Lorenzo, Marcel Zanolari, Marco Ferrari, Marino Lanzini, Nicola Nobili, Nino Negri, Pizzo Coca, Plozza, Radìs, Retica Vini, Riter, Rupi del Nebbiolo, Sandro Fay, Tenuta Scerscé, Triacca e Vita Nova.






















