Il Nebbiolo, a Ghemme (NO), ha un orizzonte preciso: da una parte le colline dell’Alto Piemonte, dall’altra il profilo del Monte Rosa, mentre la Sesia attraversa una terra la cui storia comincia molto prima della vite. È qui che il vitigno, conosciuto localmente come Spanna, trova condizioni capaci di conferirgli una personalità distinta rispetto alle espressioni delle Langhe. Alessandro Francoli e Giacomo Ponti, alla guida di Torraccia del Piantavigna, riconoscono proprio nel legame fra vitigno, suolo e clima la ragione di un’identità ancora da scoprire per molti appassionati. «Il terroir dell’Alto Piemonte proietta Ghemme al centro dell’attenzione dei winelovers che cercano vini raffinati», osservano. Per comprenderne le ragioni occorre guardare sotto la superficie. Circa 280 milioni di anni fa, una grande attività vulcanica interessò l’area della Valsesia; gli sconvolgimenti geologici che accompagnarono la formazione delle Alpi portarono poi in superficie rocce provenienti da grandi profondità della crosta terrestre. È la storia del Supervulcano fossile della Valsesia, una struttura che rende questa zona di particolare interesse per la geologia. I terreni delle colline di Ghemme presentano composizioni differenti, con componenti argillose, sabbiose, limose e ciottolose: una varietà che contribuisce a delineare l’ambiente di crescita della vite, insieme all’altitudine, all’esposizione e alle condizioni climatiche.

Il clima è uno degli elementi sui quali si concentra oggi l’attenzione verso l’Alto Piemonte. In una fase in cui il riscaldamento globale mette alla prova gli equilibri della viticoltura, le condizioni di queste colline possono offrire opportunità interessanti per la maturazione del Nebbiolo e per la conservazione della sua freschezza. Il risultato atteso è un vino capace di unire struttura e finezza, senza che la ricchezza del frutto prevalga sulla trama acida e sulla componente tannica. «Eleganza, complessità, freschezza, longevità: sono i tratti che desideriamo esprimano i nostri vini, soprattutto nelle versioni che, prima di presentare ai nostri affezionati clienti, affiniamo per molti anni nelle grandi botti di Allier della storica cantina e successivamente ancora a lungo in bottiglia. Vogliamo che sappiano coinvolgere anche i palati più raffinati, esprimendo il terroir di Ghemme: la nostra interpretazione più identitaria del Nebbiolo, che siamo soliti definire figlio del Monte Rosa e, naturalmente, del Supervulcano», raccontano Francoli e Ponti. Accanto al Nebbiolo, il panorama viticolo locale comprende la Vespolina; il disciplinare del Ghemme DOCG ammette inoltre l’impiego di Uva Rara entro le percentuali consentite. È soprattutto il tempo, insieme alle scelte di cantina, a mettere in luce le diverse sfumature del Nebbiolo: i profumi floreali e agrumati, le note terrose e, con l’evoluzione, eventuali accenti mentolati e una maggiore articolazione aromatica. La longevità si misura così nella capacità del vino di evolvere senza smarrire equilibrio e vitalità.

Anche la vendemmia segue un ritmo particolare. Il Nebbiolo è generalmente fra le uve raccolte più tardi in Piemonte, con date che cambiano secondo l’andamento stagionale. La fase finale della maturazione richiede attenzione e una lettura accurata delle condizioni di ogni annata. Le temperature, le escursioni termiche e l’influenza delle correnti più fresche legate al sistema alpino concorrono a definire il quadro nel quale i grappoli raggiungono la maturità. «Il cambiamento climatico ha portato questa storica zona enologica piemontese al centro dell’attenzione degli appassionati, grazie a un microclima che favorisce produzioni molto raffinate, lontane da eccessi di concentrazione e pesantezza. È un Piemonte nuovo ed elegante quello che stiamo presentando, capace di stupire e incuriosire i winelovers», dichiara Mattia Donna, direttore della cantina. La storia di Torraccia del Piantavigna comincia circa settant’anni fa, quando Pierino Piantavigna mise a dimora il primo vigneto nei pressi del seicentesco Castello di Cavenago. Da quel primo nucleo si è sviluppata l’azienda, oggi sostenuta dalle famiglie Francoli e Ponti, con circa 40 ettari vitati e una produzione dichiarata di 190.000 bottiglie all’anno. Un percorso che punta a dare continuità a una precisa interpretazione di Ghemme: vini in cui il Nebbiolo possa attraversare gli anni conservando slancio, profondità e misura. È questa una delle qualità più interessanti dell’Alto Piemonte: proporre un’altra declinazione del grande vitigno piemontese, nella quale la struttura trova il proprio contrappunto nella freschezza e il tempo diventa parte integrante dell’esperienza nel calice.












