A Mentone il re dell’estate diventa protagonista di un viaggio gastronomico che unisce biodiversità, orti biodinamici e alta cucina
Il Mirazur di Mauro Colagreco dedica una nuova stagione gastronomica a uno degli ingredienti più rappresentativi dell’estate: il pomodoro. Non si tratta semplicemente di un omaggio a un prodotto simbolo della cucina mediterranea. Al Mirazur il pomodoro diventa il filo conduttore di un racconto che parte dalla terra, attraversa gli orti biodinamici che circondano il ristorante e arriva in tavola sotto forme e interpretazioni sorprendenti.

Sono circa ottanta le varietà coltivate negli orti di Mentone e Castillon, un patrimonio vegetale che comprende pomodori antichi, varietà rare e selezioni provenienti da diverse parti del mondo. Colori, forme, consistenze e profumi differenti diventano materia prima per una cucina che da anni pone la biodiversità al centro della propria ricerca.
La nuova esperienza dedicata al pomodoro si inserisce perfettamente nella filosofia del Mirazur, ristorante che ha rivoluzionato il concetto di alta cucina attraverso una visione profondamente legata al mondo vegetale. Ogni varietà viene valorizzata per le proprie caratteristiche specifiche: alcune esprimono una marcata acidità, altre privilegiano la dolcezza, altre ancora sorprendono per consistenza e aromaticità. Il risultato è un percorso gastronomico che invita a riscoprire un ingrediente spesso considerato familiare e quotidiano, mostrando invece la straordinaria ricchezza che può emergere quando biodiversità, conoscenza agronomica e sensibilità culinaria lavorano insieme. In questo contesto il pomodoro diventa il simbolo di una cucina che guarda alla natura non come semplice fornitrice di ingredienti, ma come interlocutrice privilegiata. Ogni piatto nasce infatti dall’osservazione del paesaggio e dal rispetto dei suoi cicli, trasformando il gesto del mangiare in un’esperienza che racconta il territorio.
Più che una celebrazione del pomodoro, il nuovo percorso proposto da Mauro Colagreco rappresenta quindi un invito a guardare oltre l’ingrediente, per scoprire la complessità di un ecosistema dove agricoltura, paesaggio e gastronomia diventano parte della stessa storia.



