La pioggia e il freddo non hanno fermato il pubblico di Peccati di Gola. Domenica, l’area eventi della manifestazione si è riempita per un appuntamento dedicato alla cucina piemontese di una volta, con la presentazione del libro La cucina del putagè tra memoria, tradizione e sapori di Piemonte di Luciano Bertello, affiancato dallo scrittore Bruno Gambarotta. A condurre l’incontro, con ironia e vivacità, il narratore Franco Ferrero, capace di trasformare il racconto gastronomico in un viaggio tra ricordi, abitudini familiari e tradizioni del territorio.

La presentazione ha trovato un naturale prolungamento nello show cooking dello chef Riccardo Milone, che ha portato sul palco non soltanto alcune preparazioni, ma soprattutto i profumi e i sapori caratteristici della cucina a legna. Un modo concreto per raccontare il putagè attraverso i suoi tempi, le sue tecniche e quella capacità di trasformare ingredienti semplici in piatti ricchi di gusto.






Protagonista della dimostrazione è stato un minestrone di verdure, preparato in precedenza e lasciato cuocere per ore sul bordo della cucina economica, a fuoco basso. Una cottura lenta, lontana dai ritmi della cucina contemporanea, che permette agli ingredienti di amalgamarsi e ai sapori di svilupparsi gradualmente. Il risultato è stato un piatto profumato e intenso, capace di restituire al pubblico il gusto della cucina domestica di un tempo.






Accanto al minestrone, lo chef ha proposto le raviole con un ripieno povero, nato dalla tradizione del recupero degli avanzi. Dopo la preparazione, sono state passate sulla piastra, secondo una consuetudine che valorizza anche le preparazioni più semplici. A completare la degustazione, una focaccia realizzata con farina di castagne, altro ingrediente legato alla cucina rurale e alla capacità delle famiglie di utilizzare le risorse disponibili.
La partecipazione del pubblico ha confermato l’interesse per un racconto della gastronomia che non si limita alle ricette, ma recupera gesti, strumenti e saperi quotidiani. Il putagè diventa così il simbolo di una cucina fatta di pazienza, attenzione e rispetto per gli ingredienti, nella quale il tempo è parte essenziale della preparazione.

L’incontro tra il libro di Luciano Bertello, i racconti di Bruno Gambarotta e Franco Ferrero e la dimostrazione dello chef Riccardo Milone ha restituito il senso dell’appuntamento: non una semplice rievocazione del passato, ma un’occasione per riportare in tavola una tradizione ancora capace di parlare al presente.
