Vini | 22 ottobre 2021

Mixology e cibo sostenibile: il progetto “ Artigiani Gentili” del gruppo Affini di Torino.

In linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e con la filosofia da sempre eco-friendly del gruppo.

Mixology e  cibo sostenibile: il progetto “ Artigiani Gentili” del gruppo Affini di Torino.

Affini si propone in una nuova avventura per offrire un menù food & drink nel segno della sostenibilità e della produzione artigianale all’interno dell’opificio di Chieri e del nuovissimo laboratorio in Val Sangone, comunità montana della Val di Susa.

Torino e Affini: un’unione storica per gli amanti della mixologia, che nei locali  della zona di San Salvario,  hanno scoperto e amato i cocktails nati dall’estro e dallo studio di uno dei bartender più bravi della città, Michele Marzella, realizzati a base vermouth o  di erbe botaniche  originarie del territorio piemontese. Proprio dal territorio che il deus ex machina del Gruppo Affini, Davide Pinto, ha voluto ripartire post pandemia, per segnare ancora una volta la sua fedeltà all’amore per il suo Piemonte e per i suoi prodotti, nel segno della sostenibilità ambientale ed alimentare.

 

Ed è così che nasce il progetto “Artigiani Gentili”, la nuova sfida di Davide Pinto, Michele Marzella e del Gruppo Affini di Torino. Una sfida che sa di futuro, sotto il segno della responsabilità e del rispetto verso l’ambiente, le materie prime e il consumatore. Due sono i capisaldi del progetto che riguardano sia la parte drink che la parte food : autoproduzione e filiera cortissima del territorio.

La prima, prosegue il suo percorso, frutto di studio e approfondimenti, iniziato qualche mese fa con molto successo negli spazi dell’opificio di Chieri Le distillerie Subalpine – dove dall’unione  fra l’esperienza dello storico maestro aromatiere Alfredo La Cava e quella di Michele Marzella, si è dato dato vita ad una liquoristica  autoprodotta in base al reale consumo, senza eccedenze e scarti, attraverso un lavoro di ricerca delle materie prime provenienti da filiera controllata e di sperimentazione.  I coloranti, che caratterizzano in maniera vistosa i drink in bottiglia in vetro riciclabile e col tappo in legno, sono solo quelli naturali, come il carcadè, la spirulina e la lattuga.

A breve l’Opificio auto produrrà la prima linea di mono varietali, come il liquore al rosmarino, alla lavanda, al sambuco, alla rosa canina, provenienti da una filiera di raccolta diretta delle erbe, e i primi prodotti BTR (bitter) e APR (aperitivo) che oggi sono monopolio delle grandi multinazionali e che per la prima volta saranno realizzati totalmente privi di coloranti da una realtà artigianale : naturalmente, tutti questi prodotti sarà possibile gustarli all’interno dei locali di Affini in San Salvario e nel nuovo green retail park a Torino, Green Pea.

La seconda, invece, è forse la parte più “romantica”del progetto: il laboratorio di Affini che si sta creando nella comunità valsusina della Val Sangone, rappresenterà l’emblema dell’autoproduzione e della ricerca del rapporto con il produttore diretto del territorio. All’interno del laboratorio saranno realizzati e lavorati alcuni dei prodotti proposti sul menù :  miele e marmellate, ad esempio, saranno utilizzati nei dolci o come accompagnamento dei taglieri. I formaggi a pasta molle, come il primo sale, i tomini o la ricotta, saranno autoprodotti, mentre quelli più stagionati saranno acquistati da produttori “artigiani gentili” della comunità montana Alta Val Sangone. L’obiettivo è quello di produrre sempre di più “in casa” e, quando ciò non sarà possibile, affidarsi a una rete selezionata di piccoli produttori artigianali della zona per dare vita a una filiera cortissima e sostenibile. In questo rientra la collaborazione già avviata con una stalla del territorio per lavorare insieme in un’ottica di rispetto dell’animale, dal punto di vista dei metodi di allevamento etici che ne garantiscano il benessere e attraverso una politica di utilizzo delle sole carni necessarie al fabbisogno dell’attività.

La carta del menu di Affini si arrichirà ogni mese di nuove specialità dei vari produttori che si è voluto coinvolgere : attualmente, per dare un esempio, sono già presenti i “Tomini artigianigentili®️ Al Verde, i Green Plin con crema di ricotta artigianigentili®️ e pistacchi, le carote cotte nel miele di castagno artigianigentili®️e i taglieri misti accompagnati da marmellate e miele artigianigentili®️.

E per chi non è ancora avvezzo al dialetto della sostenibilità, le parole dirette di Davide Pinto possono aiutarci a capire in che termini vivere in “ green” può solamente creare benessere e rendere noi stessi “artigiani gentili” del nostro sistema di vita ormai modificato : “L’artigiano gentile, così come il ristoratore, non è soltanto colui che offre un prodotto dal buon sapore ed esteticamente invitante . L’artigiano gentile è colui che ha rispetto verso tutto ciò che lo circonda: l’ambiente, le materie prime naturali e animali, il territorio che lo ospita e, naturalmente, il consumatore finale. L’artigiano gentile non spreca, autoproduce quello che può, diminuisce l’impronta ecologica delle attività che svolge, ottimizza la logistica e i trasporti, sfrutta la propria creatività per realizzare un progetto responsabile e inclusivo. Stiamo cercando di fare tutto questo contando principalmente sulle nostre forze e su quelle degli altri “artigiani gentili” che ci seguono e ci seguiranno in questa impresa: speriamo di diventare un modello virtuoso, replicabile in altri territori e in altri contesti. Perché il futuro è questo e il futuro è adesso”.

 

 

Chiara Vannini

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