News | 05 febbraio 2022

Aperto nel centro di Milano il bistrot di Pino Cuttaia presso l’Ariosto Social Club

Lo chef due stelle Michelin porta con entusiasmo il suo format “Uovo di Seppia”

Aperto nel centro di Milano il bistrot di Pino Cuttaia presso l’Ariosto Social Club

L’ingresso al bistrot è, al primo impatto, molto semplice ma di buon gusto e definito nelle strutture che lo compongono. Dietro al banco del caffè, appare la foto che più identifica la persona e la filosofia della cucina di Pino Cuttaia: la forchetta.

Non è una semplice forchetta, è quella di suo padre e sta ad indicare lo stile di una proposta gastronomica tesa a ricreare il clima rilassante e di famiglia che si prova durante il consumo di un pasto. La foto, realizzata dal fotografo Davide Dutto, è un inno al suo modo di intendere la cucina. In linea con il concetto base col quale è nato l’Ariosto: piatti che ricordino i profumi di casa, i momenti importanti con la famiglia e che riportino alle emozioni e ai ricordi legati alle tradizioni e alla propria cultura.

Il “comfort food”, che Cuttaia propone nel suo menù, comprende pietanze realizzate con ingredienti che rendono omaggio alle stagioni del nord e del sud, molto diverse fra di loro, ma che trovano nei piatti proposti un’equilibrata e delicata unione.

La sala, in pieno stile moderno, definita con dettagli senza tempo – come il fine tovagliato in delicata stoffa e i tovaglioli sui quali è stato cucito il logo di Uovo di Seppia – è composta da una grande, dalla quale è possibile ogni tanto “sbirciare” all’interno della cucina, e una un po' più piccola, se si desidera un po' di riservatezza.

La cucina, rigorosamente a vista sull’ingresso principale, è spaziosa e dotata delle attrezzature più moderne: la brigata e lo chef si occupano non solo di preparare pranzo e cena, ma anche le colazioni, anch’essere davvero gustose.

L’alchimia che chef Cuttaia riesce a creare tra la sua Sicilia e il Nord Italia, si esprime chiaramente in alcune preparazioni che rappresentano meglio la sua proposta al bistrot. Ne cito due in particolare e che ha dedicato proprio al suo ingresso a Milano: lo spaghetto “alla milanese” con mollicata alle cipolle e l’uovo a cotoletta.

Il primo, che segue la tradizione siciliana e che fa riferimento alla famosa pasta con le sarde, è stato reinterpretato a partire dagli ingredienti di base. Quando a casa non c’era il pesce, si era soliti rispondere alla domanda “come fai la pasta oggi?” con un ironico “alla milanese”, sottolineando l’assenza del mare a Milano. Lo chef, al bistrot, la ripropone aggiungendoci le acciughe e un po’ di “masculino”, un’acciuga un po’ più piccola, in omaggio alla variante catanese. A completare il piatto, il “formaggio dei poveri” – il pane atturrato – cioè tostato e grattugiato come fosse, appunto, formaggio. Un’intensità di profumi che difficilmente si può dimenticare.

Il secondo, è il piatto emblema della cucina tipica meneghina: un cibo quotidiano che si veste a festa perché, quando la mamma preparava l’impanatura per l’uovo con la mollica di pane, l’aglio e il prezzemolo, l’atmosfera diventava frizzante perché si sprigionavano i profumi come fosse stata appena fritta la carne, anche se non lo era. 

Un altro piatto che merita attenzione è la parmigiana di melanzane: una porzione giusta da consumare e con un gusto che ricorda le ricette preparate dalle nostre mamme o dalle nostre nonne. Non esiste una più giusta delle altre: lo chef, in questo piatto all’apparenza semplice, le reinterpreta in maniera casalinga.

Il calore che solo il vivere a casa può dare, viene ricreato in alcuni aspetti della mise en place della tavola. A cominciare dai piatti intesi come contenitori: non è un caso che le dimensioni scelte siano uguali a quelle usate tutti i giorni, 28 cm per i piatti piani e 26 cm per i fondi; al cestino di pane appena sfornato e alle posate riposte su ossi di ciliegia contenuti in un piccolo contenitore di metallo.

La cucina – secondo Pino Cuttaia – “deve avere due ingredienti: deve rassicurare e deve disarmare. Da un cuoco stellato non ci si aspetterebbe un piatto di “casa “: io, come custode della tradizione, mi faccio mamma. E come tutte le mamme che cucinano, con il proprio sapere a loro volta tramandato, mi sento di dovere conservare, omaggiare tutte queste esperienze che fanno parte del nostro bagaglio culturale e non sono da perdere.  Secondo il mio punto di vista, da cuoco stellato, appunto, la cucina non dev’essere ostentazione ma semplicemente un dialogo fra me e il cliente, aspetto che ritengo manchi un po’ nella cucina di alto livello.  La mia proposta nella formula del bistrot è un percorso che ho intrapreso con coraggio ma con coscienza del fatto che i tempi e le persone sono cambiati, e io, col mio contributo gastronomico, sono felice di lasciarne un ricordo “

 

Il Bistrot dell’Ariosto Social Club si trova a Milano in via Lodovico Ariosto, 22 ed è aperto tutti i giorni dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 23.30 Tel. 02 49621255

 

002.49621255 2.49621255

ARIOSTO

Chiara Vannini