News | 22 gennaio 2026

Ai margini della Terra dei Fuochi, la Campania rinasce dalla terra tra agricoltura biodinamica e turismo gastronomico consapevole.

Viaggio a Capua, dove la cooperativa agricola Amico Bio riscrive il racconto del territorio tra biodiversità e buona cucina

Capua si trova al confine settentrionale della provincia di Caserta, in un’area troppo spesso associata alla definizione sbrigativa e riduttiva di “Terra dei Fuochi”. Un’etichetta che negli anni ha oscurato storie diverse, fatte di lavoro agricolo serio, rispetto della terra e visioni di lungo periodo. Proprio qui, da oltre trent’anni, cresce una delle esperienze più interessanti dell’agricoltura biologica e biodinamica campana: la cooperativa Amico Bio.

Nata all’inizio degli anni Novanta dall’unione di alcuni agricoltori del territorio, Amico Bio ha scelto fin dall’inizio una strada controcorrente: valorizzare le produzioni locali puntando su pratiche agricole rispettose dell’ambiente, delle stagioni e delle persone. Dopo circa un decennio di coltivazione biologica, la cooperativa compie un passo ulteriore, adottando il metodo biodinamico e ottenendo nel 2005 la certificazione Demeter, tra le più rigorose a livello internazionale.

Oggi Amico Bio si estende su circa 200 ettari tra Giano Vetusto e Santa Maria Capua Vetere, nel cuore di quella pianura che i Romani chiamavano Campania Felix, per la straordinaria fertilità dei suoli e il clima mite. Qui si pratica un’agricoltura diversificata e stagionale: ortaggi invernali, frutta – dagli agrumi alle fragole, fino ai meloni – e insalate di quarta gamma, destinate in gran parte ai mercati del Centro-Nord Europa, dove il biodinamico è particolarmente apprezzato.

Il principio guida è quello dell’“organismo agricolo vivente”, cardine della biodinamica: il suolo non è un semplice supporto, ma un sistema complesso in cui piante, animali e persone partecipano a un equilibrio comune. Un modello che, anche in un contesto territoriale complesso, genera qualità alimentare e resilienza ambientale.

La cooperativa lavora secondo un sistema a ciclo chiuso grazie alla presenza di allevamenti di bovini Marchigiani, all’apicoltura e soprattutto all’allevamento del suino Nero Casertano, razza autoctona antichissima del territorio, a lungo a rischio estinzione. Gli animali, nutriti con foraggi prodotti internamente, forniscono letame che viene trasformato in compost per la fertilizzazione naturale dei campi.

Il Nero Casertano è diventato uno dei simboli dell’impegno di Amico Bio nella tutela della biodiversità e nel recupero del patrimonio agricolo locale, un elemento che interessa sempre di più anche cuochi e ristoratori alla ricerca di materie prime identitarie.

Amico Bio è molto più di un’azienda agricola. Con oltre 160 lavoratori, di cui circa 30 residenti all’interno della struttura, la cooperativa è una vera comunità: famiglie italiane e straniere, giovani coppie e nuclei familiari che condividono lavoro, spazi e valori.

"La vera integrazione si basa sul rispetto reciproco – spiega Enrico Amico, presidente della cooperativa – e la biodinamica ci insegna proprio questo: prendersi cura non solo della terra, ma anche delle persone». Un principio che si traduce in progetti educativi rari nel panorama del Sud Italia: un centro di formazione agricola, fattorie didattiche, un agriturismo e un agriasilo steineriano ispirato alla pedagogia Waldorf, affiancato da una piccola scuola elementare non parificata che accompagna i bambini fino alla terza classe, integrando didattica e attività pratiche nei campi".

All’interno della cooperativa trova spazio anche un punto vendita NaturaSì, uno dei pochissimi supermercati del gruppo ospitati direttamente in una realtà agricola e l’unico nel Sud Italia. Un presidio che rafforza il legame tra produttori e consumatori e rende accessibili prodotti biologici e biodinamici a chilometro zero.

Parallelamente, Amico Bio è impegnata in attività di divulgazione attraverso il Progetto BIODI, cofinanziato dall’Unione Europea, che promuove le pratiche biologiche e biodinamiche in Italia e Germania, sensibilizzando consumatori e aziende ortofrutticole.

In un territorio spesso raccontato solo attraverso ciò che non funziona, Amico Bio dimostra che la posizione ai margini della Terra dei Fuochi non è un marchio indelebile, ma un punto di partenza. Un modello agricolo che unisce qualità, tutela ambientale, educazione e inclusione sociale, offrendo ai viaggiatori e agli amanti della buona cucina una Campania diversa, concreta e profondamente legata alla terra.


 

Claudio Porchia