Il Regional Tourism Reputation Index, giunto nel 2025 alla sua nona edizione, è la bussola digitale del turismo italiano curata dall'Istituto Demoskopika. Questo indice non misura solo quanti turisti arrivano, ma quanto è forte la "fama" di una regione sul web. Il punteggio viene calcolato incrociando cinque pilastri: la visibilità dei portali istituzionali, il coinvolgimento sui social, la popolarità nelle ricerche online, le recensioni degli utenti sulla qualità dell'offerta e la densità delle strutture valutate.
Nella classifica 2025, il podio della reputazione italiana vede trionfare:
- Toscana (che consolida il primato nazionale);
- Trentino-Alto Adige (vicinissimo alla vetta);
- Sicilia (stabile al terzo posto).
In questo scenario, la Liguria si piazza al settimo posto nazionale. Un risultato di tutto rispetto, che però evidenzia anche criticità strutturali. in primo luogo conferma che la Liguria non è più in rincorsa: è una destinazione matura, percepita come affidabile e desiderabile. Dopo le oscillazioni post-pandemia, la regione ha trovato una sua stabilità, uscendo dalla variabilità per entrare in una "comfort zone" di mercato. Ma proprio qui emerge il paradosso: la solidità è diventata anche un limite. La reputazione ligure cresce lentamente perché resta frammentata. Il turista conosce ed esalta le singole icone, come Portofino, le Cinque Terre e Sanremo, ma fatica a percepire la "Liguria" come un sistema turistico unitario. È un territorio fatto di picchi di notorietà straordinari, ma priva di una continuità narrativa che unisca la costa all'entroterra.
Uno dei principali freni al salto di qualità verso le prime tre posizioni è di natura strutturale. La Liguria vive una contraddizione profonda: attira flussi enormi su un territorio che, per sua natura geografica, ha pochissimo spazio disponibile. Due problemi da risolvere:
· L’imbuto delle infrastrutture: Le croniche difficoltà dei collegamenti autostradali, tra cantieri infiniti e una rete ferroviaria spesso congestionata, non sono più solo disagi tecnici, ma veri e propri danni d'immagine. Il viaggio verso la Liguria è spesso percepito come una "sfida", un fattore che scoraggia il turismo di qualità a favore di quello mordi-e-fuggi.
· L’effetto saturazione: Durante i ponti primaverili, i weekend estivi o in occasione di eventi mediatici come il Festival di Sanremo, la regione tocca soglie critiche di sovraffollamento. Il fenomeno dell'overbooking e la saturazione dei servizi in spazi così ristretti rischiano di trasformare la bellezza in frustrazione, alimentando una narrazione negativa sulla vivibilità della destinazione.
Il quadro dell’indice mette in evidenza anche un limite digitale: la Liguria esiste molto nelle fotografie, ma poco nelle storie. È vista, ma non spiegata. Appare come uno splendido scenario da cartolina (o da Instagram), ma raramente come un’esperienza articolata che va oltre la spiaggia. Mentre le regioni leader (Toscana in testa) vendono una "modalità di viaggio", la Liguria comunica ancora prevalentemente per località. Il mare resta asse principale, mentre l'outdoor, l’enogastronomia e l’entroterra restano satelliti che non riescono a fare massa critica per destagionalizzare davvero l'offerta. La Liguria non ha un problema di attrattività, ma un problema di organizzazione del racconto e di gestione dei flussi. Quando la regione riuscirà a presentarsi come un’esperienza fluida e coerente — risolvendo l’attrito tra la sua bellezza verticale e la fragilità dei suoi collegamenti — la reputazione smetterà di salire per piccoli passi e inizierà a cambiare scala.
I dati della ricerca indicano che la materia prima è eccellente, ma per diventare una destinazione leader non basta più essere amati: bisogna essere raggiungibili, accoglienti e, soprattutto capaci di raccontarsi come un unico, grande viaggio.


Claudio Porchia



