Il Regional Tourism Reputation Index 2025 di Demoskopika conferma un podio ormai stabile: Toscana, Trentino-Alto Adige e Sicilia. Il Piemonte si colloca al 9° posto nazionale, mantenendo una posizione costante negli ultimi anni. Non è un arretramento, né un balzo in avanti. È piuttosto l’immagine di una regione che cresce lentamente, costruendo la propria reputazione sulla fiducia più che sull’effetto sorpresa. Il Piemonte convince chi lo visita, ma fatica ancora a sedurre chi non lo conosce.
La sua forza coincide spesso con il suo limite comunicativo. Negli ultimi anni l’immagine turistica si è consolidata attorno a tre pilastri: enogastronomia di alto livello, paesaggi vitivinicoli riconosciuti dall’UNESCO e un patrimonio culturale in evoluzione continua. Tuttavia la notorietà resta selettiva. Alba, Barolo e il tartufo bianco funzionano come marchi autonomi, più forti della regione che li contiene. Il visitatore arriva per un’esperienza precisa — una degustazione, una fiera, una settimana bianca — ma raramente percepisce il Piemonte come un’unica destinazione. La reputazione cresce quindi in profondità, nella qualità dell’offerta, ma non ancora in ampiezza, nella capacità di attrazione generale. Il confronto con le regioni leader chiarisce la differenza. Le destinazioni più competitive comunicano immaginario: evocano il viaggio prima ancora di spiegarlo. Il Piemonte comunica contenuti: vitigni, architetture sabaude, storia industriale. Il risultato è la percezione di un viaggio da pianificare, adatto a un pubblico informato più che al grande pubblico internazionale. Funziona quando viene spiegato, meno quando deve essere intuito.
Anche la stagionalità contribuisce a questo posizionamento. L’attenzione cresce in autunno con il tartufo e in inverno con la montagna, ma si attenua nei mesi centrali dell’anno, proprio quando la conversazione turistica globale è più intensa. Non manca l’offerta: manca una narrazione continua che renda Torino, le colline e i laghi una scelta naturale in ogni stagione. Il 9° posto descrive quindi una destinazione autorevole e credibile, ma non ancora iconica. La materia prima è rilevante: una cultura gastronomica tra le più strutturate d’Europa e una città, Torino, capace di unire innovazione e patrimonio storico. Il passaggio necessario non è aggiungere attrazioni, ma connetterle. Trasformare il Piemonte da territorio da scoprire a luogo da desiderare significa costruire un racconto unitario, in cui paesaggio, tavola e cultura facciano parte dello stesso itinerario.
Quando questo avverrà, la reputazione smetterà di crescere lentamente e inizierà a espandersi.


Claudio Porchia



