Itinerari | 1 Agosto 2026

Valle d’Aosta, viaggio tra Fontina DOP, vini e sapori autentici. Parte 1: dal fondovalle ai vigneti eroici

Tre giorni alla scoperta della Valle d’Aosta attraverso aziende agricole, produttori, cantine e caseifici. Un itinerario promosso dalla Regione Valle d’Aosta che racconta il legame profondo tra paesaggio, agricoltura e grandi eccellenze gastronomiche.

Ci sono territori che si comprendono davvero soltanto incontrando le persone che li abitano. La Valle d’Aosta è uno di questi. Le sue montagne non fanno soltanto da sfondo al viaggio: ne sono le protagoniste. Modellano il paesaggio, influenzano il clima, determinano le coltivazioni e accompagnano il lavoro quotidiano di allevatori, viticoltori, frutticoltori e casari. Con questo spirito è nato il press tour promosso dalla Regione Valle d’Aosta, un itinerario pensato per raccontare una regione attraverso i suoi prodotti e, soprattutto, attraverso chi ogni giorno contribuisce a preservarli.

Non una semplice successione di visite aziendali, ma un percorso che mette in relazione agricoltura, cultura, turismo ed enogastronomia, mostrando come dietro ogni eccellenza ci sia un territorio che continua a vivere grazie al lavoro delle sue comunità. In poco più di tremila chilometri quadrati convivono vigneti che sfidano la montagna, frutteti che seguono il corso della Dora Baltea, pascoli d’alta quota, piccoli orti e caseifici dove il latte diventa uno dei formaggi più conosciuti d’Europa. È un mosaico agricolo costruito nei secoli, che oggi rappresenta uno dei punti di forza dell’offerta turistica valdostana.

Fénis, dove il territorio arriva in tavola

La prima tappa è Fénis, dominata dal celebre castello medievale, una delle immagini simbolo della Valle d’Aosta. Bastano pochi minuti per lasciare alle spalle torri e mura merlate e ritrovarsi immersi in una campagna ordinata, dove orti, frutteti e piccoli allevamenti raccontano un’agricoltura ancora profondamente legata ai ritmi della natura. Qui il viaggio prende subito una direzione precisa: conoscere il territorio attraverso ciò che viene portato in tavola.

All’Agriturismo Au Potager de Grand-Mère la cucina nasce nell’orto e si completa grazie ai prodotti delle aziende agricole del comprensorio. Verdure raccolte poche ore prima del servizio, erbe aromatiche, piccoli frutti, salumi, formaggi e pane accompagnano un menu che cambia con le stagioni e racconta la montagna senza artifici.

Lo chef è Mattia Nicoletta, conosciuto anche come “cuoco-contadino”, che affianca l’attività amministrativa di primo cittadino alla gestione dell’agriturismo di famiglia. Nella sua cucina non c’è ricerca dell’effetto spettacolare. Ogni piatto punta piuttosto sull’equilibrio, sulla qualità della materia prima e sul rispetto delle ricette tradizionali, interpretate con sensibilità contemporanea.

Seduti a tavola si comprende come l’agriturismo rappresenti molto più di un ristorante. È un punto d’incontro tra produttori, allevatori e visitatori, un luogo dove il cibo diventa il modo più immediato per conoscere il territorio. Il pranzo offre anche l’occasione per riflettere su un aspetto che accompagnerà tutto il viaggio: in Valle d’Aosta l’agricoltura non produce soltanto alimenti di qualità, ma contribuisce a mantenere vivo il paesaggio. Ogni prato sfalciato, ogni orto coltivato e ogni piccolo allevamento raccontano una scelta di presidio del territorio che assume anche un importante valore ambientale.

Tra i meleti di Saint-Grat

Lasciata Fénis, il percorso segue la Dora Baltea verso Gressan e Jovençan. Cambia ancora il paesaggio. Le montagne rimangono sullo sfondo, ma il fondovalle si apre in una distesa ordinata di meleti, dove il lavoro dell’uomo dialoga con un ambiente alpino che offre condizioni particolarmente favorevoli alla frutticoltura. All’Azienda Agricola Saint-Grat le mele sono il cuore della produzione, ma rappresentano anche il punto di partenza di un progetto più ampio che valorizza l’intero raccolto attraverso succhi naturali, aceti e trasformati.

Passeggiando tra i filari si coglie il valore di un’agricoltura che ha saputo innovare senza perdere il legame con la tradizione. Le forti escursioni termiche tra giorno e notte favoriscono lo sviluppo degli aromi e contribuiscono alla qualità dei frutti, mentre la cura quotidiana del frutteto testimonia quanto la coltivazione in montagna richieda competenza e costanza. Ogni mela racconta una stagione. Ogni filare contribuisce a disegnare un paesaggio che, senza il lavoro degli agricoltori, perderebbe gran parte della propria identità. Prima di lasciare l’azienda, una degustazione di succhi permette di apprezzare come anche una lavorazione semplice possa conservare intatti i profumi della frutta e raccontare il territorio con sorprendente autenticità.

Aymavilles, dove il vino sfida la montagna

Il viaggio continua verso Aymavilles, porta d’ingresso a uno dei paesaggi viticoli più affascinanti dell’arco alpino. Qui si parla di viticoltura eroica. Non è uno slogan, ma una definizione che descrive perfettamente il lavoro dei vignaioli valdostani. I terrazzamenti sostenuti da muri in pietra, le forti pendenze e la raccolta manuale delle uve raccontano una viticoltura che continua a esistere grazie alla determinazione di chi ha scelto di non abbandonare la montagna.

Alla Cave des Onze Communes questo patrimonio prende forma attraverso il lavoro condiviso dei soci conferitori, protagonisti di una cooperazione che ha saputo trasformare un limite geografico in un punto di forza. Il direttore Davide Piumatti ci accompagna con simpatia e competenza nella visita alla cantina, che non è soltanto un percorso tra botti e sale di affinamento. È soprattutto l’occasione per comprendere come il vino possa diventare uno strumento di tutela del paesaggio. Senza la presenza dei viticoltori molti terrazzamenti rischierebbero infatti di essere progressivamente abbandonati.

Durante la degustazione emergono due etichette che raccontano bene il carattere della viticoltura valdostana. La Petite Arvine, originaria del vicino Vallese ma perfettamente ambientata in Valle d’Aosta, sorprende per freschezza, eleganza e marcata sapidità. Il Torrette Superiore, ottenuto da una rigorosa selezione delle migliori uve, esprime invece il volto più strutturato della produzione regionale, mantenendo equilibrio, profondità e una forte identità territoriale.

Nel calice si ritrovano la mineralità, la freschezza e la precisione aromatica che caratterizzano i vini di montagna, capaci di accompagnare con naturalezza la cucina valdostana.

Lasciando la cantina si ha la sensazione che il filo conduttore del viaggio stia diventando sempre più evidente. Dall’orto ai frutteti, fino ai vigneti, ogni incontro conferma che il valore delle produzioni valdostane nasce dal rapporto indissolubile tra ambiente, lavoro e cultura. È una chiave di lettura che accompagnerà anche la tappa successiva, dedicata al prodotto simbolo della regione: la Fontina DOP.

Continua nella seconda parte: la salita agli alpeggi di La Thuile, la stagionatura della Fontina DOP nelle miniere di Valpelline e i migliori indirizzi dove degustare la cucina tipica).