Vini | 14 Settembre 2026

L’Antica Quercia: vino, biodiversità e Colfondo

Nelle colline di Conegliano e Valdobbiadene la famiglia Francavilla coltiva vino e biodiversità. Al centro della tenuta, una quercia secolare e una ricerca che parte dal suolo.

L’Antica Quercia si trova nel cuore delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene, riconosciute Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2019, in quella fascia di territorio dove il disegno morbido dei rilievi lascia intravedere la forza delle Dolomiti. I 30 ettari della proprietà formano un corpo unico, una condizione che qui assume un valore agricolo preciso: avere vigne, boschi, prati, olivi e frutteti concentrati nella stessa tenuta permette di lavorare sulla complessità dell’ecosistema e di seguire da vicino ogni passaggio. Sono 20 gli ettari vitati, mentre il resto della proprietà è occupato da altre colture e aree naturali. Gli 850 ulivi, insieme ai boschi e ai prati, contribuiscono a una biodiversità ulteriormente sostenuta dalla presenza di 25 arnie.

La produzione vinicola era già attiva dagli anni Sessanta, attraverso diverse proprietà, fino al 2001, quando la tenuta viene acquisita dalla famiglia di Claudio Francavilla, imprenditore proveniente dal settore dell’occhialeria. Per alcuni anni l’azienda resta un progetto coltivato parallelamente alla sua attività professionale; nel 2015 Claudio decide di entrarvi pienamente, imprimendo una nuova direzione al lavoro in vigna e in cantina. Da qui prendono forma il restyling dell’immagine aziendale, una ricerca enologica fondata sulla sottrazione e soprattutto il rilancio del Colfondo, destinato a diventare il vino simbolo della casa.

La certificazione biologica risale al 2007; dal 2018 è iniziata la conversione biodinamica, con preparati e compost prodotti in azienda, sovescio (pratica agricola usata per nutrire e migliorare naturalmente il terreno) e attenzione crescente alla fertilità dei suoli. La Glera, in gran parte proveniente da impianti di circa 25 anni, occupa quasi tutta la superficie vitata; completano il vigneto mezzo ettaro di Chardonnay e circa un ettaro di uve rosse. La collina è articolata sui versanti est e ovest e comprende 12 piccoli appezzamenti, ciascuno vendemmiato separatamente: una frammentazione interna che, all’interno di una proprietà completamente accorpata, permette di leggere con maggiore precisione le differenze di esposizione e maturazione.

Le vigne orientali forniscono le uve destinate alle cuvée spumante, quelle occidentali, vendemmiate più tardi, sono dedicate al Colfondo. I terreni passano dalle argille della pianura agli impasti morenici e calcarei della collina, con quote che arrivano a 150 metri e una varietà di esposizioni e microclimi che costituisce uno degli elementi più interessanti della tenuta. La raccolta delle uve è manuale e le rese si attestano mediamente sui 100 quintali per ettaro. In cantina si lavora con decantazioni statiche a freddo, fermentazioni con lieviti indigeni in acciaio o cemento e affinamenti medio-lunghi; per le basi spumante la permanenza in autoclave è di almeno quattro mesi, mentre le filtrazioni, quando adottate, sono larghe, a 5 micron. La ricerca comprende anche l’impiego di anfore e cemento per macerazioni e affinamenti, prove con lieviti indigeni selezionati e l’idea di arrivare a produrre internamente il proprio lievito per il Colfondo. La Glera, per la sua capacità di conservarsi bene sui lieviti, si presta particolarmente a questo percorso. La produzione complessiva si aggira sulle 90 mila bottiglie l’anno, tutte ottenute da uve proprie, affidate a un organico di appena sette persone: un numero sorprendentemente contenuto per una realtà agricola che comprende vino, olio, boschi, prati e ospitalità.

La degustazione parte da Su Alto, Vino Frizzante Colfondo 2022, il vino manifesto della casa, ottenuto dalla Glera del pendio di ponente su suoli morenici: rifermentato in bottiglia con piede indigeno, affina sui lieviti e poi per almeno quattro mesi a 2.000 metri, ai piedi del Monte Civetta; è secco, sapido, dalla bollicina delicata e con richiami floreali, agrumati e di albicocca disidratata. Su Alto, Vino Frizzante Colfondo 2019 e Su Alto, Vino Frizzante Colfondo 2017 completano la degustazione con due annate differenti dello stesso vino, permettendo di coglierne l’evoluzione nel tempo. Il Colfondo, del resto, ha qui anche un legame con una memoria di lavoro più antica: il vino rifermentato sui lieviti apparteneva alla quotidianità dei lavoratori e degli operai che, durante la giornata, usavano fermarsi per la merenda accompagnandola con un bicchiere di quel vino “col fondo”, secondo un’abitudine semplice e concreta. Matiù – Conegliano Valdobbiadene Superiore DOCG Rive di Scomigo annata 2025 nasce dalle Glera del versante est: il residuo zuccherino contenuto, 4 g/l, accompagna un vino fresco, elegante e personale, sostenuto da un affinamento prolungato. A – Ancestrale Conegliano Valdobbiadene Superiore DOCG Sui Lieviti Brut Nature 2024 proviene dalle vecchie viti di Glera esposte a ovest e segue il metodo ancestrale, con fermentazione da lieviti indigeni, un anno sui propri lieviti e nessun dosaggio; asciutto, energico e dalla bollicina cremosa. Q – Vino Frizzante Macerato Colfondo 2024 nasce dalla Glera che svolge la prima fermentazione sulle bucce, dove rimane per alcune settimane prima della rifermentazione naturale in bottiglia: una versione intensa e complessa, dalla struttura più marcata. Accanto a queste espressioni si colloca Bruscade – Colli di Conegliano Rosso DOCG 2022, taglio bordolese completato da una piccola parte di Marzemino, propone un vino rosso dal naso aventi note di frutti di bosco macerati e richiami balsamici; l’affinamento in legno ne rifinisce il profilo, aggiungendo rotondità ed eleganza Tuttavia  Su Alto resta il progetto nel quale la cantina concentra una parte importante della propria ricerca, anche con l’obiettivo di arrivare alla produzione del proprio lievito per il Colfondo e di preservare un metodo che conserva un legame diretto con la storia del territorio. Anche l’olio prodotto con gli 850 ulivi appartiene a questa idea di azienda agricola articolata, nella quale ogni elemento concorre a definire il carattere del luogo.

La prospettiva si allarga con La Ghiandaia Farmhouse, totalmente operativa da quest’anno immersa tra i vigneti, a pochi passi dalla cantina. La struttura, ricavata attraverso il recupero di una casa colonica e l’impiego di materiali di riuso, dispone di una spa e porta nell’ospitalità la stessa attenzione riservata alla terra. La posizione aggiunge un altro elemento di forza: Scomigo si trova in una collocazione particolarmente favorevole per il turismo, quasi equidistante dalle Dolomiti, da Venezia e dalle colline di Valdobbiadene, con Treviso e i percorsi legati alla Grande Guerra facilmente inseriti nell’itinerario. La Ghiandaia può così diventare una base per attraversare un territorio ampio, tornando ogni sera alla quiete della collina e alla prossimità dei vigneti. Cantina e farmhouse, comunicanti a piedi, costruiscono una continuità fisica rara: si passa dall’ospitalità alla vigna, dall’olio al vino, dal bosco alla tavola, restando sempre dentro i confini di quella stessa tenuta dominata dall’antica quercia.