News | 12 dicembre 2025

“Too Cute to Eat”: le Marmotte di Cracking Art si trasformano in cremini con Paolo Griffa per il Natale 2025

Una marmotta che sorride, e che fa sorridere. Un dolce che diventa esperienza.

La Marmotta – creatura iconica del collettivo Cracking Art – esce dalle installazioni urbane per trasformarsi in un cremino scolpito, piccolo animale goloso che porta con sé l’ironia dell’arte contemporanea e la precisione tecnica dello chef Paolo Griffa, anima del “Caffè Nazionale” di Aosta: luogo storico, ma anticonvenzionale, laboratorio poliedrico di cucina d’autore, pasticceria e cocktail bar. In questa metamorfosi, l’arte diventa anche cibo: un ciclo continuo in cui l’arte è vettore per l’Eterno e il cibo, tutti i giorni, diventa qualcosa di più.

La scintilla del progetto

Cracking Art – collettivo fondato nel 1993 e noto a livello internazionale per le sue installazioni in plastica riciclata, spesso popolate da animali a grande scala che interrogano il rapporto tra natura e artificiale – sceglie la pasticceria come nuova frontiera espressiva. Con Griffa nasce l’idea di trasformare la Marmotta in un cremino scolpito, definito “too cute to eat”: un oggetto così tenero e ironico da mettere in crisi chi vorrebbe morderlo subito.

La scelta dell’animale non è casuale. La marmotta, simbolo delle montagne valdostane, porta con sé un carattere irresistibile e una fisionomia che conquista al primo sguardo. Cracking Art racconta che nel suo lunghissimo letargo questo animale ha tutto il tempo per sognare; uno dei sogni, in questa occasione, diventa realtà attraverso il lavoro di Griffa. La scultura nasce inoltre dall’incontro con il Museo di Scienze Naturali della Valle d’Aosta, che ne ha supportato l’interpretazione naturalistica.

Otto marmotte, otto cremini

Lo chef modella la forma iconica di Cracking Art in otto versioni, ognuna con una diversa nuance di cioccolato, creando una collezione che mette in dialogo territori, consistenze e memorie golose: bianco al cocco, croccante alla mandorla della Val di Noto, alle arachidi con granella e sale di Guérande, croccante al cioccolato e caramello, croccante al lampone, al latte con granella di Nocciola Piemonte, al pistacchio Feudo San Biagio, croccante al cioccolato fondente con Nocciola Piemonte. Ogni cremino diventa un piccolo capolavoro di equilibrio tra estetica e gusto.

Il protagonista assoluto resta il cioccolato, trattato come materiale scultoreo e narrativo, che diventa un gesto di felicità: un alimento scelto per concedersi un momento buono, come si fa con una grappa bevuta con consapevolezza e piacere, un piccolo lusso capace di scaldare e riempire il cuore.

Quando l’arte diventa alimento quotidiano

C’è un pensiero preciso che lega Griffa alla filosofia di Cracking Art. L’artista visivo crea un capolavoro e poi ne sviluppa le varianti nel tempo; in cucina, invece, ogni piatto richiede una nuova idea. L’artigianalità gastronomica impone un atto creativo continuo, un esercizio di immaginazione che ricomincia ogni giorno, senza possibilità di replica esatta. Per questo la cucina è un territorio dove l’arte diventa parte della vita quotidiana.

La marmotta, vista come piccola sentinella delle montagne, porta un messaggio semplice: sognare fa parte della sopravvivenza. Dopo otto o nove mesi di torpore, ha bisogno di zuccheri per rimettersi in moto. Il cremino diventa allora una metafora: un sogno goloso che si risveglia e prende forma.

Un gesto che regala un sorriso

L’obiettivo dichiarato della collaborazione tra Griffa e Cracking Art è regalare un momento di gioia. Un cioccolatino può sembrare un oggetto effimero, ma in questa forma porta con sé un frammento di arte, un’idea di bellezza accessibile e un invito: riempire le proprie giornate con piccoli attimi di bontà e stupore. Una marmotta che sorride, e che fa sorridere. Un dolce che diventa esperienza. “Too cute to eat”, certo, magari a piccoli morsi, ma irresistibile da finire.

Un brindisi d’autore con Distillerie Berta

A completare l’esperienza dei cremini-marmotta arriva il tocco piemontese delle Distillerie Berta di Mombaruzzo (Asti), protagoniste di un abbinamento pensato per esaltare ogni sfumatura di gusto. La degustazione, servita da Giulia Berta in persona e mixata da Marco Fara, (personal bartender e bartraveler) ha proposto un percorso tra dolcezza e carattere, dove i cioccolatini dialogano con i distillati di livello.

L’amaro d’erbe Il 28 di Via San Nicolao, infusionato in brandy Casalotto e invecchiato due anni, apre con profumi erbacei di genziana, rabarbaro, calamo e china, e al palato accompagna con equilibrio i sapori del cioccolato. La grappa Tre Soli Tre, invecchiata da vinacce di Nebbiolo, rivela note di frutta matura, cacao e vaniglia, mentre Bric del Gaian, grappa di Moscato affinata otto anni, offre sentori di piccoli frutti di bosco, scorze d’agrumi candite e vaniglia, chiudendo con un finale lungo e speziato. Infine, Magia, acquavite invecchiata dieci anni, regala un bouquet di zagara, buccia d’arancia, tabacco e uva passa, morbida e avvolgente al palato.

Ogni distillato completa l’esperienza di degustazione dei cremini, creando un equilibrio perfetto tra dolcezza e aromaticità, eleganza e carattere. L’abbinamento trasforma ogni assaggio in un’esperienza multisensoriale che officia arte, gusto e territorio.

  Fulvio Tonello