Torino è una città che si racconta anche a tavola. Capitale sabauda, culla dell’industria e della cultura piemontese, conserva una tradizione gastronomica solida, fatta di piole, trattorie borghesi, grandi classici e una cucina di territorio che resiste alle mode. Accanto ai palazzi barocchi, ai musei e ai viali eleganti, il gusto resta uno dei modi più diretti per capire l’anima della città.
In questo articolo proponiamo una selezione di ristoranti scelti dalla Guida dei Ristoranti della Tavolozza, indirizzi che garantiscono cucina piemontese autentica, qualità della materia prima e un’accoglienza curata. Un percorso che attraversa il centro storico, i quartieri più identitari e arriva fino alla collina di Moncalieri, ideale per chi vuole capire dove mangiare a Torino partendo dalla tradizione.
Perché Torino è una città che si scopre camminando e mangiando.
Quadrilatero Romano – La Torino delle origini
Ristorante Tre Galline: un tempio della torinesità.

Il nostro percorso inizia dove tutto ebbe origine: il Quadrilatero Romano. Qui, tra le ombre di Porta Palazzo, sorge il Ristorante Tre Galline. Con cinque secoli di storia sulle spalle, questo indirizzo è un tempio della torinesità: il loro vitello tonnato "all'antica" (rigorosamente senza maionese) e la finanziera sono paradigmi di una cucina che rilegge il passato con precisione chirurgica. Cantina ampia, con il Nebbiolo come riferimento. (Maggiori info qui)
Centro storico – Tradizione reinterpretata
Le Vitel Etonné: la Torino classica, con uno sguardo laterale.

A pochi passi dalle piazze centrali, Le Vitel Etonné gioca con l’identità torinese senza tradirla. Il vitello tonnato è un manifesto, ma non l’unico. Agnolotti del plin, tagliolini ai 36 tuorli, finanziera e un originale “ramen di bollito” raccontano una cucina che conosce la tradizione e la usa con intelligenza. Interessante la sala-cantina, circondata da centinaia di bottiglie, e la produzione interna di paste fresche da asporto. (Maggiori info qui)
Piazza Solferino – Vino e cucina come racconto
Osteria Rabezzana: una tappa ideale per chi viaggia con il calice in mano.

Nata come emporio vinicolo nel 1911, l’Osteria Rabezzana unisce oggi cucina del Monferrato e grande cultura del vino. Agnolotti vecchio Piemonte e vitello tonnato convivono con influenze siciliane, figlie della mano dello chef. La cantina supera le 900 etichette e recupera la tradizione del Buta Stupa, permettendo di portare a casa la bottiglia non finita. (Maggiori info qui)
Cit Turin – La piola colta
Trattoria L’Oca Fòla: la piola che dialoga con la città che cambia.

In uno dei quartieri più eleganti e raccolti, L’Oca Fòla interpreta la cucina piemontese contadina con sensibilità contemporanea. Battuta di Fassona, agnolotti del plin in brodo di funghi, finanziera e trippa sono piatti radicati, ma mai pesanti. La cantina, curata da un titolare-sommelier, accompagna con precisione. (Maggiori info qui)
San Salvario – La piola come identità urbana
Madama Piola: qui la tradizione è quotidiana, non celebrativa.

Nel quartiere più vissuto e multiforme di Torino, Madama Piola recupera l’anima originaria dell’osteria. Cucina a vista, tavolini ravvicinati, piatti che non cercano scorciatoie: agnolotti, gnocchi, tonno di coniglio, bollito misto, zabajone e bonet. Prezzi equilibrati e carta vini fortemente piemontese. (maggiori info qui)
Cosa si intende per "Piola" a Torino?
La piola è la tipica osteria torinese, un luogo informale dove la cucina di territorio incontra la convivialità.

Per chi cerca la piola come memoria viva e pulsante, una tappa obbligatoria è l'Osteria Antiche Sere in via Cenischia. È uno dei pochissimi avamposti che conservano l'anima originaria della città: aperta solo la sera, con i suoi arredi in legno e la splendida "topia" (il pergolato) per le cene estive, sembra sospesa nel tempo. Qui la memoria si fa sapore negli antipasti di rito — dal tomino elettrico alle acciughe al verde — e in piatti dal conforto assoluto come le guancette di vitello o gli gnocchi al Castelmagno. Un luogo dove l'onestà dei ricarichi e del conto riconcilia con il piacere della tavola democratica. (Maggiori info qui)
Borgata e campagna urbana – Convivialità e sostenibilità
Osteria 12 Arcate: Una tavola inclusiva, contemporanea, profondamente territoriale
All’interno di una cascina riqualificata, l’Osteria 12 Arcate interpreta la cucina piemontese in chiave conviviale e sostenibile. I piatti sono semplici, autentici, ben porzionati, con un rapporto qualità-prezzo raro in città. A pranzo un menù smart molto accessibile, la sera e nel weekend una proposta più articolata con antipasti piemontesi, gnocchi al Castelmagno, tajarin di castagne, selvaggina e piatti vegetariani. Cantina piemontese ben selezionata, prezzi onesti. (Maggiori info qui)
Zona ovest – Il tempio della cucina piemontese
Ristorante Monti: qui si viene per capire davvero cos’è Torino a tavola.

Il Ristorante Monti è una dichiarazione d’amore alla cucina piemontese più verace. Celebre per il fritto misto (anche vegetariano) e per i “plin alla cordunà” serviti nel tovagliolo, senza condimento, è un manuale vivente di tradizione: trippa, batsoa, filetto Torino, finanziera, zabajone e bonet. Ampia carta vini e adesione al Buta Stupa. (Maggiori info qui)
Collina di Moncalieri – Il finale naturale
La Taverna di Fra’ Fiusch: il luogo giusto per rallentare e guardare Torino dall’alto.

Chiudere l’itinerario a Moncalieri è quasi obbligatorio. Nella borgata collinare di Revigliasco, Fra’ Fiusch è una cascina di fine Ottocento diventata luogo di culto gastronomico. Qui la tradizione piemontese è solida, profonda, ma mai immobile. Vitello tonnato, tajarin, agnolotti, finanziera convivono con piatti più creativi e una cantina di grande spessore. (Maggiori info qui)
Questo itinerario dimostra che Torino non si attraversa solo con i musei e le piazze, ma anche con il coltello e la forchetta. Dal centro storico alle piole di quartiere, fino alla collina di Moncalieri, la cucina resta uno dei modi più sinceri per leggere la città. Un viaggio che non si esaurisce in una visita, ma invita sempre a tornare.

Quali sono i piatti tipici della cucina piemontese da provare assolutamente a Torino? A Torino non si può rinunciare ai grandi classici: il vitello tonnato (nella versione antica senza maionese), gli agnolotti del plin al sugo d'arrosto, la finanziera, il bollito misto con le sue sette salse e il celebre fritto misto alla piemontese. Per concludere, il bonet e lo zabajone sono i dessert simbolo della tradizione sabauda.

Cosa vedere tra un pasto e l'altro: Non si vive di solo pane. La magnificenza dei Musei Reali e l'enigma del Museo Egizio a Torino si specchiano nella quiete del Castello Reale di Moncalieri.
Mangiare a Torino, in fondo, è un atto di cortesia verso sé stessi: un invito a tornare, ancora e ancora, tra quelle tavole dove il tempo sembra essersi fermato, solo per lasciarci il piacere di un altro assaggio.
Un viaggio che vale sempre la pena di ripetere.


Claudio Porchia



