Il Lugana DOC prende vita sulle dolci colline e le fertili pianure che circondano il Lago di Garda, un territorio modellato da suoli argillosi e dall’influenza temperante del lago, quasi dalle caratteristiche mediterranee nonostante la posizione nel centro nord Italia. Qui ci sono le condizioni ideali per la Turbiana, vitigno autoctono che regala vini dalla freschezza vibrante, dall’eleganza naturale e da una capacità di evolvere nel tempo sorprendente. La Denominazione, riconosciuta nel 1967 e guidata dal Consorzio Tutela Lugana DOC a partire dal 1990, si estende oggi su circa 2.600 ettari coinvolgendo 214 produttori, una comunità ampia e coesa che affonda radici profonde nella storia e nella cultura del territorio.
La ricchezza di questo vino emerge nella varietà delle sue espressioni: accanto alle versioni d’annata, fresche e dirette, si affiancano il Superiore, la Riserva, la Vendemmia Tardiva e persino il Metodo Classico spumante, che conferma la versatilità del vitigno e la sua naturale predisposizione all’abbinamento gastronomico. Il Consorzio affianca a questa pluralità produttiva un impegno concreto verso la sostenibilità ambientale e l’enoturismo evoluto, con percorsi certificati tra vigneti e cantine, degustazioni tematiche e itinerari che intrecciano paesaggio, cultura e comunità locale, offrendo esperienze immersive capaci di restituire il legame profondo tra territorio e vino.

Questa visione ha trovato una declinazione concreta nell’evento ospitato a Milano presso House of Mediterraneo, organizzato dal Consorzio in collaborazione con Tuorlo Magazine. Una cena d’autore pensata come un racconto esperienziale, in cui il vino ha dialogato con la cucina attraverso un linguaggio contemporaneo e consapevole. Protagonisti due chef dalle traiettorie differenti ma convergenti nella sensibilità e nel rigore: Vladimiro Poma, al timone di Silvano, Vini e Cibi, e Tommaso Zoboli, Miglior Chef Under 30 d’Italia 2021 e oggi anima del ristorante Patrizia.
Il percorso gastronomico è stato concepito come un racconto a più voci, ogni piatto un capitolo autonomo e insieme parte di una narrazione coerente: dalle sfumature della Crème caramel di lasagna, cappero e limone, alla tradizione reinterpretata della Lasagna con coniglio alla ligure, senape e olive taggiasche, dalla calda complessità della Ribollita toscana all’armonia di Indivia belga con mandarino, alici e spezie “Spagyria”, fino alla dolcezza rivisitata della Zuppa inglese non inglese. Preparazioni stratificate e intense che hanno messo in luce il Lugana come vino capace di sostenere abbinamenti di struttura e profondità, attraversando tutto il pasto, dai piatti principali ai dessert più complessi.
La serata ha restituito il Lugana come denominazione viva, capace di dialogare con il presente senza perdere la propria struttura. Vini che nascono da conduzioni familiari solide e rispettose, oggi rafforzate dall’ingresso di nuove generazioni attente sia alla tecnica sia alla visione, portando innovazione senza tradire l’identità del territorio.

Un ulteriore elemento distintivo che è stato toccato durante la serata è la stretta parentela genetica della Turbiana con il Verdicchio e il Trebbiano di Soave. Il lavoro di ricerca clonale e di selezione genetica degli ultimi anni ha portato al riconoscimento di sei cloni distinti, rafforzando la tipicità del vitigno e confermandone la vocazione alla longevità. Un patrimonio scientifico che si traduce direttamente in identità sensoriale e coerenza espressiva nel calice.
Ne emerge un quadro chiaro: il Lugana occupa un ruolo preciso nell’universo vitivinicolo italiano. Tradizione solida, innovazione, vocazione gastronomica e capacità di parlare al presente convivono in una denominazione consapevole della propria storia, del territorio che rappresenta e del potenziale di evoluzione che ancora le spetta.

In abbinamento, la selezione di etichette che hanno mostrato l’ampiezza stilistica della Denominazione durante la serata milanese sprigionando freschezza, eleganza e territorio in bottiglia. Si è partiti col Brut Metodo Classico 2020 “Primessenza” di Montonale, sorprende con bollicine fini, agrumi e fiori bianchi, cremoso e fresco, perfetto con pesce e antipasti. Il Lugana 2024 di Ottella conquista con mela verde, pesca e un tocco floreale, sapido e persistente, ideale con pasta e risotti. La Tenuta Frontelago 2024 offre frutta matura, pera e melone, sfumature floreali, fresco e minerale, ottimo come aperitivo o con carne bianca e pesce. Il “Demesse Vecchie” 2024 della Famiglia Olivini sprigiona agrumi e erbe aromatiche, acidità equilibrata, struttura elegante, perfetto per pesce o piatti vegetariani. Il “Lac” 2024 di Cavalchina incanta con fiori bianchi e frutta a polpa bianca, vivace e minerale, irresistibile con pesce e crostacei. Il Superiore 2023 “Molin” di Cà Maiol unisce frutta matura e spezie, struttura robusta e freschezza, ideale con piatti ricchi. La Riserva 2022 “Luna del Lago” dei Fratelli Zenegaglia avvolge con frutta esotica e vaniglia, complessa e lunga, perfetta con carni bianche o preparazioni elaborate. Infine, la Vendemmia Tardiva 2021 “Filo di Arianna” di Tenuta Roveglia regala miele e frutta secca, dolcezza bilanciata da acidità, eccellente con dessert o formaggi stagionati.

Il Consorzio coglie nel segno con «Lugana è fresco, giovane, profondo, complesso e vellutato. Cinque espressioni per un solo vitigno». Più che uno slogan, è una sintesi efficace di una denominazione matura. Il Lugana accompagna la cucina lungo l’intero arco del pasto, interpreta stili diversi e mantiene una coerenza identitaria che nasce dal territorio e si riflette nel calice. Dunque un vino gastronomico per vocazione, capace di attraversare portate e contesti con misura e personalità e di restare, con discrezione, anche oltre la fine della cena.










Fulvio Tonello



