Vini | 06 marzo 2026

CHÂTEAU LE PUY, memoria viva di Bordeaux

Una famiglia conserva da quindici generazioni un vigneto che intreccia storia, paesaggio e visione agricola

CHÂTEAU LE PUY, memoria viva di Bordeaux

Nel cuore della regione di Bordeaux, sull’altopiano calcareo che accomuna i territori di Saint‑Émilion e Pomerol, la storia di Château Le Puy attraversa più di quattro secoli. La presenza della famiglia Amoreau nella tenuta è documentata dal 1610 e da allora quindici generazioni si sono succedute tra queste vigne, custodendo un patrimonio agricolo che nel tempo ha assunto un valore emblematico nel panorama bordolese.

Il paesaggio attorno alla proprietà conserva tracce antiche che raccontano la profondità geologica di questo luogo. Tra i campi affiorano pietre calcaree fossilifere, frammenti di un altopiano marino formatosi milioni di anni fa e oggi trasformato in terreno viticolo. Su questa matrice di argilla rossa e calcare ad asterie (roccia sedimentaria di origine organogena, caratterizzata dalla presenza abbondante di resti fossili di asterie, stelle di mare) ricca di fossili, le vigne trovano una radice profonda che restituisce nei vini una precisa impronta minerale.

La tenuta si colloca a 107 metri di altitudine, una delle quote più elevate dell’area viticola bordolese, e si estende per 124 ettari complessivi. Di questi, 78 ettari sono destinati alla viticoltura, mentre 46 ettari compongono l’ecosistema naturale di Le Puy: boschi, laghetti, frutteti e prati che circondano le vigne e favoriscono un equilibrio biologico stabile.

Le viti hanno un’età media di circa cinquant’anni e sono impiantate con una densità di circa 5.500 ceppi per ettaro. I vitigni riflettono la tradizione della riva destra di Bordeaux: Merlot in larga maggioranza, affiancato da Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Malbec e Carménère. L’unica varietà a bacca bianca coltivata è il Sémillon.

La conduzione agronomica segue da anni i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, oggi certificata Ecocert e Demeter. La vendemmia avviene interamente a mano, con una selezione rigorosa dei grappoli. In cantina la fermentazione procede grazie ai lieviti indigeni, con macerazioni che possono durare da due a quattro settimane. L’affinamento avviene in grandi botti di rovere usate, senza chiarifiche né filtrazioni, con un impiego minimo o nullo di solforosa. Un approccio che mira a preservare l’identità del terroir e la vitalità del vino dove la relazione con la terra si esprime anche attraverso pratiche agricole che mantengono vivo il legame con la tradizione. In alcune parcelle il lavoro del suolo avviene ancora con l’ausilio dei cavalli, una scelta che permette interventi più delicati e mantiene intatta la struttura naturale del terreno.

Questa filosofia ha trovato una narrazione concreta martedì 3 marzo, quando nello showroom Velier in via Speronari, nel centro di Milano, si è svolta una degustazione molto importante della cuvée Barthélemy, vino proveniente dalla storica parcella Les Rocs, dove le vigne affondano le radici in un terreno di argille rosse e rocce calcaree. Barthélemy nasce principalmente da Merlot con una quota di Cabernet Sauvignon, fermenta spontaneamente e matura in botti di rovere già utilizzate. La degustazione, guidata dall’ottima Émeline Callet, responsabile commerciale e voce internazionale di Château Le Puy, è stata capace di trasmettere la filosofia della tenuta e il legame profondo della famiglia Amoreau con il proprio terroir.

La prima annata, 2020, dal colore intenso che si discosta sicuramente dalle annate più vecchie in esame, ha mostrato un vino giovane e vibrante, in cui ciliegia scura, mora e leggere note floreali si muovono con energia, sorrette da tannini ben definiti e da una freschezza minerale che accompagna il sorso con slancio, promettendo una lunga evoluzione. La 2014 ha invece espresso un equilibrio più disteso: il frutto rosso si fa più sottile, arricchito da abbozzi di erbe aromatiche con qualche accenno anche al tabacco e una traccia minerale, mentre la struttura lineare e i tannini armonizzati scandiscono un ritmo gustativo preciso ed elegante. Con la 2011 si è percepita maggiore profondità aromatica: prugna matura, spezie delicate e richiami di sottobosco si combinano in un sorso ampio e dinamico, con tannini integrati che conducono a un finale persistente ed una traccia alcolica che sipercepisce bene. Infine, la 2008 ha offerto la dimensione del tempo e della finezza, con frutti rossi evoluti, note terrose e sfumature speziate, mentre il sorso scorre equilibrato, con tannini levigati e persistenza elegante, dimostrando appieno la longevità dei vini di Le Puy: chapeau!

A chiudere la degustazione è arrivato uno dei progetti più affascinanti della tenuta: Retour des Îles 2018. Questa cuvée nasce da una selezione delle migliori botti di Barthélemy che, dopo un primo affinamento in cantina, intraprendono un viaggio fuori dall’ordinario. Alcune barrique vengono infatti caricate su una nave a vela e attraversano l’Atlantico seguendo rotte storiche che collegavano Bordeaux ai porti dei Caraibi, con tappe che includono anche le Barbados. Durante i mesi di navigazione il vino continua la sua maturazione all’interno delle botti, accompagnato dal movimento costante della nave, dall’umidità marina e dalle variazioni climatiche dell’oceano. Una volta rientrate in Francia, le barrique tornano in cantina per l’imbottigliamento.

Il progetto richiama le antiche rotte commerciali del vino bordolese e dà origine a due versioni dello stesso millesimo: una maturata interamente in cantina e un’altra che ha completato parte dell’affinamento durante la traversata oceanica. Quest’ultima rappresenta una produzione rarissima, destinata soprattutto a collezionisti e appassionati. Nel calice il vino esprime una tessitura più morbida e avvolgente, con tannini levigati e una progressione ampia che sembra portare con sé il ritmo lento del mare. La produzione rimane volutamente contenuta, attorno alle 15.000 bottiglie, cifra che riflette la dimensione artigianale della tenuta.

La degustazione voluta da Velier (nomen omen) ha restituito l’immagine di una tenuta che unisce memoria e visione. Tra suoli fossili, vigne coltivate con rispetto e vini capaci di attraversare il tempo — e talvolta anche l’oceano — Château Le Puy continua a raccontare una forma di viticoltura in cui territorio, storia e sensibilità umana procedono nella stessa direzione.

Fulvio Tonello