Eventi | 13 aprile 2026

Dalla Valle Aurina all'Europa: la metamorfosi del Käse Festival, da scommessa a eccellenza internazionale.

La sedicesima edizione del Festival del Formaggio di Campo Tures in Alto Adige mette in luce il Graukäse della Valle Aurina attraverso relazioni consolidate, pratiche artigiane e una dimensione volutamente raccolta

È una storia d’amore tra produttori, pubblico e territorio. Si riconosce ancora prima che il festival trovi il suo ritmo pieno, quando gli stand prendono posizione e i produttori tornano a incrociarsi con l’entusiasmo che segue ogni edizione. Gli abbracci arrivano senza esitazione, qualcuno trattiene a fatica l’emozione, altri si cercano tra i volti che riempiono progressivamente gli spazi espositivi. In quei gesti si riconosce una consuetudine fatta di incontri reiterati, fiducia, stima reciproca e memoria condivisa.

 Anche il pubblico entra in questa trama con naturalezza: c’è chi si informa con anticipo per ritrovare un produttore preciso, chi torna per un gusto rimasto impresso, chi arriva per la prima volta e si lascia guidare dall’energia degli espositori. Tra continuità e nuovi ingressi prende forma un equilibrio vivo, che definisce l’identità del Käse Festival: un luogo in cui l’assaggio si prolunga in relazione diretta tra chi produce e chi partecipa.

La traiettoria dell’evento racconta la portata di questa crescita. Nel 2001 l’avvio avviene davanti a un supermercato Despar, con sette fornitori e quattordici presenze all’inaugurazione. Da quella soglia iniziale si arriva a un appuntamento che oggi riunisce novanta espositori da tutta Europa, mantenendo una prossimità reale tra le persone coinvolte.

La tenuta di questo equilibrio si deve alla regia di Martin Pircher, l’organizzatore e coordinatore del Käse Festival di Campo Tures, in Valle Aurina che dal lontano 2001 (con appena sette fornitori e quattordici presenze all’inaugurazione) ha dato struttura a una mostra-mercato di respiro internazionale mantenendola entro una misura e dimensione precisa in cui il dialogo resta il fulcro nel mondo formaggio. La crescita del festival segue una linea coerente: qualità in progressione, proposta affinata, attenzione nella selezione degli chef ospiti chiamati a interpretare le materie prime locali con rigore e sensibilità.

In un contesto a forte vocazione lattiera, dove la cultura del formaggio si è definita e rafforzata nel tempo, Käse festival ha contribuito a irrobustire una consapevolezza diffusa attorno al formaggio, accompagnando il pubblico anche nella lettura delle sue possibili chiavi nutrizionali. Tra i banchi si acquistano eccellenze, si raccolgono indicazioni, si ascoltano racconti: un passaggio continuo tra conoscenza e degustazione. Nel corso di tre giornate, la sedicesima edizione da poco conclusa ha riunito fino a cento espositori e quasi mille tipologie di formaggio apprezzati da palati tutt’altro che “distratti”.  Accanto ai protagonisti locali — i caseifici dei masi e le realtà dell’Alto Adige — trovano spazio produttori di altre regioni e da diversi Paesi europei, tra cui Olanda, Norvegia, Polonia, Germania, Austria e Svizzera. L’edizione 2026 accoglie anche, per la prima volta, il Portogallo.

Il programma accompagna questo movimento lungo un percorso strutturato. Le degustazioni guidate e i laboratori del gusto, supportati da traduzione simultanea, permettono di leggere differenze, tecniche e provenienze con maggiore profondità. La cucina dal vivo introduce un ritmo continuo ed originale: cuochi impegnati a lavorare davanti al pubblico, condividendo passaggi, intuizioni e risultati. Tra le presenze internazionali, l’accademia Osteperler (progetto norvegese dedicato alla cultura del formaggio, con un taglio molto preciso: raccontare, studiare e divulgare questo prodotto artigianale, spesso con un’attenzione particolare ai formaggi a latte crudo e alle produzioni tradizionali nordiche) amplia lo sguardo del festival, portando in valle un approccio nordeuropeo. Durante la cerimonia di nomina, il dialogo ideale tra il Graukäse della Valle Aurina e il Gamalost norvegese prende corpo nel riconoscimento attribuito a Jan Peter Aursnes, dell’accademia Osteperler, per l’impegno nella salvaguardia di questo antico prodotto a coagulazione acida. Due tradizioni distanti, attraversate dalla stessa esigenza di continuità e da una comune fierezza contadina, si osservano e si riconoscono.

Al centro dell’attenzione resta il Graukäse, presenza costante nella vita delle malghe della Valle Aurina. La sua origine rimanda a una pratica essenziale: dopo la lavorazione del burro, destinato alla vendita e principale fonte di reddito, rimaneva un latte scremato che i casari trasformavano in un formaggio magro, prodotto in quantità contenute. Oggi questo metodo è tutelato per preservarne caratteristiche e continuità produttiva, contribuendo alla tenuta dei masi più isolati e alla permanenza dell’attività in quota.

A suggellare il percorso del Käse Festival interviene un riconoscimento che ne ha segnato la traiettoria recente: il GIST Food Travel Award, attribuito al festival nell’edizione 2024 dal Gruppo Italiano Stampa Turistica, come attestazione della capacità di trasformare la cultura casearia in esperienza di turismo enogastronomico consapevole e sostenibile. Accanto a questo riconoscimento si inserisce la nomina di Campo Tures a “Città del Formaggio” da parte dell’ONAF, che rafforza il ruolo del territorio nel panorama caseario italiano e ne consolida la centralità simbolica lungo le rotte del latte alpino.

Fulvio Tonello