Eventi | 21 aprile 2026

Este in Fiore 2026: i Giardini di Beatrice ed i fiori eduli conquistano il pubblico

Migliaia di visitatori e laboratori della Proloco sold out: la città giardino ha celebrato celebra natura, cultura e cucina

Este in Fiore 2026: i Giardini di Beatrice ed i fiori eduli conquistano il pubblico

Si chiude con un bilancio straordinario la XXIII edizione di Este in Fiore, che dal 17 al 19 aprile ha trasformato la città in un grande giardino diffuso, capace di unire vivaismo di qualità, cultura e gastronomia. Migliaia di visitatori hanno decretato il successo di un’edizione particolarmente significativa, dedicata agli 800 anni dalla morte della Beata Beatrice d’Este.

Il tema scelto, “I Giardini di Beatrice”, ha proposto il giardino come spazio di armonia, contemplazione e conoscenza: un luogo simbolico in cui rallentare, osservare e ritrovare equilibrio, ma anche un invito concreto a coltivare relazioni e senso di comunità. Tra i momenti più apprezzati, grande partecipazione e interesse hanno accompagnato il programma culturale promosso dalla Proloco di Este, guidata dall’attivissima Lisa Celeghin, che ha saputo costruire un calendario ricco e coerente con lo spirito della manifestazione.

Particolare successo hanno registrato gli appuntamenti dedicati ai fiori eduli, che per questa edizione sono diventati un vero linguaggio gastronomico, portando il pubblico a scoprire un modo nuovo di interpretare la cucina. Domenica 19 aprile, nella suggestiva cornice dell’ex chiesetta di San Rocco, gli incontri hanno registrato il tutto esaurito. 

La mattinata si è aperta con “In cucina con i fiori”, laboratorio pratico e sensoriale condotto dal giornalista Claudio Porchia, che ha guidato oltre 50 partecipanti in un percorso tra sapori, profumi e consistenze. Un’esperienza coinvolgente che ha mostrato come il fiore possa diventare ingrediente a tutti gli effetti, capace di arricchire il piatto con sfumature sorprendenti.

A seguire, l’incontro “Apparecchiamo la tavola con i fiori: estetica, storia e significato”, tenuto da Barbara Ronchi della Rocca, ha offerto una riflessione sul valore simbolico della tavola. Il fiore, da semplice decorazione, si è rivelato elemento narrativo capace di attraversare epoche e stili, contribuendo a costruire identità e armonia. L’intervento, molto partecipato, si è concluso con lunghi applausi e numerose domande da parte del pubblico.

In chiusura, lo show cooking dello chef ortocentrico Claudio Di Dio ha riportato i fiori al centro della cucina, con una dimostrazione concreta di tecnica e creatività. Protagonista un risotto ortocentrico realizzato con Carnaroli selezione Isos e arricchito dai garofani, che ha conquistato il pubblico per equilibrio e originalità, accompagnato dal racconto e dalle spiegazioni di Claudio Porchia.

Accanto agli incontri gastronomici, il programma ha incluso laboratori sui semi e sulle composizioni floreali, confermando la capacità di Este in Fiore di trasformare la bellezza delle piante in cultura viva e partecipata.

In questo contesto, la cucina si è rivelata uno dei linguaggi più efficaci per raccontare il rapporto tra uomo e natura, in piena sintonia con il tema dell’edizione: un dialogo che invita a rallentare, osservare e riscoprire il valore delle relazioni — con il paesaggio, con il cibo e con la comunità. Tutte le attività dedicate ai fiori eduli hanno visto la collaborazione dell’azienda veneziana Metti un Fiore come sponsor tecnico, contribuendo alla qualità e alla riuscita delle esperienze proposte.

Este in Fiore si conferma così uno degli appuntamenti più interessanti del panorama nazionale, capace di evolversi senza perdere la propria identità: un evento in cui i fiori non sono solo da guardare, ma diventano cultura, esperienza e, sempre più, anche gusto. E forse è proprio qui il senso più profondo di manifestazioni come questa. Non soltanto nell’eleganza degli allestimenti o nella qualità delle proposte, ma nella capacità di cambiare lo sguardo.

Perché un fiore, finché resta ai margini del piatto, è bellezza. Quando entra davvero in cucina, diventa cultura.

A Este, per un fine settimana, è successo qualcosa di semplice e insieme significativo: i fiori hanno smesso di essere ornamento e sono tornati a essere parte della nostra relazione con la natura. Un gesto antico, quasi dimenticato, che oggi torna attuale perché parla di sostenibilità, di stagionalità, di rispetto. In fondo, non si tratta solo di cucinare con i fiori, ma di imparare a guardarli in modo diverso.
E forse anche a guardare diversamente ciò che abbiamo intorno. 

Perché il giardino – come insegnava Libereso – non è solo da contemplare. È un luogo da vivere, da conoscere. E, quando serve, anche da mangiare.

Marina Salvetto