Vini | 25 aprile 2026

Treviso, nasce Cantina Futurista: il vino si fa a vista tra ristorante e città

In Fonderia il progetto dei fratelli Fagotto: urban winery con vinificazione in diretta, distillazione artigianale e cucina d’autore

Treviso, nasce Cantina Futurista: il vino si fa a vista tra ristorante e città

A Treviso prende forma un progetto che guarda al futuro del vino partendo dalla città. In via Fonderia 41 apre Cantina Futurista, una delle prime urban winery italiane, dove la vinificazione sarà visibile direttamente dalla sala del ristorante, integrando produzione, ristorazione e mixology in un unico spazio.

A firmare l’iniziativa sono i fratelli Alberto ed Enrico Fagotto, originari di Montebelluna, che uniscono competenze complementari: Alberto, bartender con esperienze in Italia e a Londra, ed Enrico, enologo con percorsi professionali tra Italia e Stati Uniti.

Il progetto prende vita nell’area della Fonderia, luogo simbolico della storia industriale trevigiana. Dopo il declino produttivo e la successiva trasformazione in polo del tempo libero, oggi il quartiere si conferma spazio di rigenerazione urbana, capace di accogliere nuove forme di impresa e creatività.

In questo contesto si inserisce Cantina Futurista, sviluppata su 750 metri quadrati (600 al piano terra e 150 di soppalco), dove ogni elemento è pensato per offrire un’esperienza completa. Il locale ospita uno shop per la vendita dei vini, una sala di stoccaggio a temperatura controllata (15°C), un ristorante disposto su due livelli e un plateatico affacciato sulla Piavesella. Al centro dello spazio, una grande vasca di vinificazione con un ulivo secolare diventa elemento scenografico e simbolico.

La vinificazione a vista entrerà a regime con la prossima vendemmia, prevista per settembre, ma il progetto è già operativo con una selezione di circa 20 etichette, tra cui anche una linea di Metodo Classico con affinamenti di almeno tre anni.

«Gestiremo la vinificazione direttamente in città – spiega Enrico Fagotto – utilizzando anfore e barrique per sviluppare nuove etichette proprietarie. La produzione sarà dinamica, costruita ogni anno a partire da uve selezionate da conferitori di fiducia».

Accanto alla cantina, il progetto si completa con la ristorazione e la mixology. Alberto Fagotto guida il cocktail bar e la sala, proponendo una linea di otto distillati artigianali (gin, bitter, aperitivo, amaro, vodka, rum blanca e, a breve, vermouth), realizzati come private label su ricette originali. Di rilievo anche la collaborazione con Rossi & Rossi (Wilson & Morgan) per una selezione di whisky e rum di fascia premium.

«Il vino è il cuore del progetto – sottolinea Alberto Fagotto – ma volevamo andare oltre, creando uno spazio dove produzione, cucina e miscelazione dialogano. Cantina Futurista è pensata come un’esperienza sensoriale completa, una visione contemporanea del mondo del vino».

La proposta enogastronomica si muove nel solco della tradizione veneta, reinterpretata in chiave contemporanea con accostamenti decisi e tecniche sperimentali.

La carta dei vini riflette l’identità artigianale della cantina, con una forte attenzione alle fermentazioni spontanee e alle macerazioni.

Tra le bollicine trovano spazio i vini “col fondo” come il Caneva (Glera) e il Duro (Durella), accanto a Metodo Classico più strutturati, come il Riesling Italico “Hahahahah” e il Pinot Nero “Pino”, affinato 36 mesi.

La selezione dei bianchi e orange wine propone sia blend contemporanei di Bronner e Chardonnay, sia vitigni autoctoni come la Boschera, fino a macerati come il Sovinier Gris (40 giorni sulle bucce) e il Famoso (45 giorni con lieviti indigeni).

Nei rossi, la gamma spazia da etichette fresche vinificate in acciaio, come il Pinot Nero “Ombra Rosso”, a vini più strutturati e affinati in legno, come il Sangiovese “Amen” o il blend “Moro” (Merlot, Cabernet, Marzemino). Tra le proposte più particolari, il “1/2 Pieno”, Sangiovese passito lavorato con metodo solera.

Cantina Futurista si presenta così come un nuovo modello di cantina urbana: un luogo in cui il vino non è solo prodotto, ma racconto in tempo reale, capace di coinvolgere il pubblico e di ridisegnare il rapporto tra città e cultura enologica.

Redazione