Il progetto di un’area marina protetta (AMP) a Nizza, avviato nel 2020 dal Comune con il supporto della comunità scientifica, entra in una fase decisiva.
Si è appena conclusa una consultazione pubblica elettronica sul futuro decreto interprefettizio che definirà confini e regole della zona, pensata per salvaguardare e ripristinare l’ecosistema marino urbano.
L’AMP nizzarda rientra nel quadro nazionale che punta ad ampliare le aree a protezione forte entro il 2026. Anche quella di Nizza avrà questo status, con una forte limitazione delle attività umane. L’entrata in vigore, inizialmente prevista per l’autunno 2025, è ora fissata al 1° giugno 2026, dopo gli ultimi aggiustamenti legati alla consultazione.

Sono previste due principali zone di protezione forte. La prima interessa un tratto di 740 metri della Promenade des Anglais, tra il Negresco e il Centro universitario mediterraneo, per circa 27,7 ettari fino al limite dei 300 metri dalla costa.
In quest’area saranno vietate tutte le forme di pesca, ricreativa e professionale, così come la navigazione e la subacquea. La scelta è legata alla presenza significativa di praterie di cymodocea, individuate nonostante l’elevata pressione antropica.
La seconda zona si estende per circa un chilometro tra la Pointe des Sans-Culottes e l’est del Cap de Nice, includendo la celebre grotta del corallo, per un totale di 21 ettari.

Qui valgono restrizioni analoghe, con una deroga stagionale alla pesca professionale (da dicembre a luglio) limitata a specifici attrezzi tradizionali e riservata ai pescatori delle prud’homies di Nizza e Villefranche. Nella grotta sarà inoltre vietato l’accesso interno ai sub, con obbligo di ormeggio a boe dedicate.
Il provvedimento mira alla tutela di posidonia, cymodocea, coralligeno e habitat rocciosi, mantenendo attività ridotte e strettamente regolamentate. Restano temporaneamente autorizzate le basi nautiche per il parasailing sulla Prom’, in attesa dei nuovi bandi dal 2026.
Il progetto ha suscitato reazioni contrastanti. Associazioni ambientaliste riconoscono la coerenza dell’impianto, ma giudicano insufficiente l’estensione delle aree e criticano le deroghe alla pesca, ritenute potenzialmente in grado di ridurre l’effetto “riserva”. Parte della comunità scientifica solleva dubbi sulla compatibilità delle autorizzazioni con lo status di protezione forte.
I pescatori difendono il compromesso raggiunto, sottolineando il numero limitato di operatori coinvolti e le pratiche di recupero delle reti perse. Anche i centri di immersione chiedono garanzie sull’installazione tempestiva di boe di ormeggio ecologiche, considerate essenziali per continuare l’attività senza danneggiare i fondali.
Dal Comune arrivano rassicurazioni sulla volontà di trovare soluzioni condivise, evitando ricadute economiche e puntando a una responsabilità collettiva nella tutela del patrimonio marino, con l’obiettivo di estendere gradualmente la protezione negli anni futuri.




Beppe Tassone



