Successo al Villaggio dei Fiori di Sanremo per il doppio appuntamento dedicato al Festival della Canzone Italiana, che ha intrecciato racconto storico ed esperienza gastronomica.

Nel pomeriggio, nel nuovo Auditorium dedicato a Mario Catto, si è svolta la presentazione del libro Sanremo Story di Claudio Porchia, con prefazione di Bruno Gambarotta e immagini tratte dallo storico archivio fotografico Moreschi. Un volume che ripercorre, con taglio curioso e divulgativo, i primi venticinque anni del Festival, dal 1951 al 1976, quando la manifestazione era ospitata al Casinò di Sanremo, restituendo il clima di un’epoca che ha segnato non solo la storia della canzone italiana, ma anche il costume e l’immaginario del Paese. Il racconto è poi proseguito a tavola, perché il Festival, fin dalle sue origini, non è stato soltanto musica: è stato alberghi pieni, sale da pranzo illuminate fino a tarda sera, tavolini apparecchiati dopo le prove, cene condivise tra artisti, giornalisti e pubblico.

Il menù della serata è diventato un percorso in quattro portate, in cui cucina e memoria si sono intrecciate attraverso lo storytelling di Claudio Porchia, che ha rievocato la tavola degli anni ’60 e ’80, tra panna e burro, piatti iconici e suggestioni festivaliere.
Questo il menù firmato dagli chef Flavio Ottonello e Sergio Sartor:

Antipasto: petto d’anatra confit con insalata

Primo: tortellini con la panna

Secondo: roast-beef all’inglese

Dessert: babà maison
La rassegna gastronomica prosegue ora con un nuovo appuntamento che cambia scenario e atmosfera. Dalle luci dell’Ariston si passa ai sentieri della transumanza, alla Liguria di pietra e pascoli d’alta quota, lontana dalla salsedine e dai riflettori. È il paesaggio dell’entroterra, avvolto da una luce lattiginosa quando la nebbia sale dai boschi. Qui affonda le radici la Cucina Bianca, protagonista della serata in programma giovedì 5 marzo.
La Cucina Bianca non è privazione, ma scelta culturale. È il ricettario della montagna e della fatica, un dialogo silenzioso tra Liguria e Piemonte che porta in tavola ciò che la terra offriva: farine, patate, latticini freschi, legumi chiari e l’immancabile aglio. In questo repertorio l’eleganza nasce dalla sottrazione: pochi ingredienti, lavorazioni essenziali, rispetto della materia prima.
Ad accompagnare gli ospiti saranno le parole del giornalista Claudio Porchia e la testimonianza di Antonio Galante, sindaco di Cosio d’Arroscia e anima del ristorante Cadò, custode di questa tradizione gastronomica che la rivista Sale & Pepe, in un recente articolo, ha indicato come esempio di minimalismo gastronomico consapevole.
Il menù si apre con il Turtun di patate “in ta folia”, simbolo dell’entroterra ligure, dove la patata diventa struttura e sostanza. Si prosegue con la Streppa e Caccia là, pasta fresca irregolare strappata a mano e condita con sobrietà. Il cuore del percorso è la Gallina stufata con agliè, accompagnata da patate alle erbe amare: cottura lenta, intensità misurata e note vegetali che richiamano il paesaggio montano. Chiude il Friscio de mè, frittella della memoria, dolce essenziale e coerente con l’intero impianto della cena.
In abbinamento saranno proposti i vini della cantina Maffone, a partire dall’Ormeasco.
Costo: 35 euro a persona (bevande escluse).
Il ristorante è aperto a tutti, non solo agli ospiti della struttura.
Info e prenotazioni: 380 8686215
Villaggio dei Fiori – Via Tiro a Volo 3, Sanremo
info@villaggiodeifiori.it – www.villaggiodeifiori.it


Marina Salvetto



