C’è un momento, nelle degustazioni, in cui il vino smette di essere oggetto e torna a essere gesto: scelta, relazione, talvolta responsabilità. L’“Olimpo dei Vini Lombardi” organizzato dall’Associazione Terre e Sapori nasce in questo spazio sottile, dove la geografia produttiva si intreccia con una forma concreta di restituzione. Non una rassegna, non un semplice concorso, ma un dispositivo narrativo che, lungo un anno, ha messo in fila territori, pratiche e sensibilità diverse, fino a trovare un punto di convergenza che va oltre il vino stesso.
Oltre 250 produttori coinvolti, più di trecento etichette in degustazione, cinque tappe disseminate tra il 2025 e l’inizio del 2026: numeri che, da soli, non spiegano la natura del progetto, ma ne suggeriscono la scala. A emergere è piuttosto una mappa, irregolare e viva, della Lombardia vitivinicola: dal Garda all’Oltrepò Pavese, dalle colline bergamasche alla Val Camonica, fino a San Colombano. Un attraversamento che non cerca sintesi forzate, ma lascia affiorare differenze, accenti, identità.

Il 21 marzo 2026, a Rovato, nel cuore della Franciacorta, il percorso trova il suo punto di condensazione. Verrà individuato il vino simbolo della prima edizione, ma soprattutto prenderà forma un’asta solidale che mette al centro alcune delle bottiglie più rappresentative emerse durante le degustazioni. Il ricavato sarà destinato all’Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica (AISF), impegnata nella ricerca e nel supporto alle persone che convivono con una patologia ancora poco riconosciuta nel discorso pubblico.
«Sostenere la ricerca, la conoscenza e il riconoscimento dei diritti delle persone con fibromialgia significa dare voce a milioni di persone che convivono ogni giorno con il dolore cronico», osserva Federica Galli, intervenuta a chiusura del percorso. «Fare rete tra realtà diverse diventa essenziale per costruire consapevolezza». Parole che, qui, trovano un riscontro operativo: il vino come leva, non come fine.
L’impianto dell’iniziativa, ideata dall’Associazione Terre e Sapori, evita la rigidità delle classifiche tradizionali. Le cinque tappe – dedicate a passiti, rosati, bianchi, rossi e metodo classico – hanno costruito un confronto alla cieca, affidato a una giuria eterogenea: sommelier, ristoratori e appassionati. Ne è derivato un racconto stratificato, dove il valore non è dato soltanto dalla performance tecnica, ma dalla capacità dei vini di reggere lo sguardo incrociato di competenze diverse.

La giornata di Rovato, organizzata in collaborazione con il Comune, si muove nella stessa direzione. Non tanto una celebrazione, quanto un momento di apertura: incontro diretto con i produttori, assaggio delle etichette selezionate, quindi l’asta. Preceduto da un momento conviviale affidato anche agli studenti dell’I.S.S. Rubini di Romano di Lombardia, a segnare una continuità generazionale che spesso resta implicita ma raramente trova spazio visibile.
Anche le istituzioni regionali hanno sostenuto il progetto, riconoscendone il valore come lettura del territorio. «Il vino rappresenta uno degli elementi più significativi del paesaggio lombardo», osserva Floriano Massardi, presidente della Commissione Agricoltura, Montagna e Foreste. «Questo percorso ha costruito un racconto condiviso, capace di tenere insieme differenze e qualità».
Il programma si articola con chiarezza: apertura alle 14.00 presso il nuovo edificio polifunzionale della Fiera di Rovato; alle 15.30 la premiazione delle cantine; alle 17.00 l’aperitivo; alle 17.30 l’avvio dell’asta benefica. Ingresso libero, senza prenotazione.

I vini presentati a Rovato sono quelli che hanno ottenuto le valutazioni più alte nel corso delle cinque sessioni. Il criterio resta quello del confronto sensoriale alla cieca, con libertà lasciata alle aziende nella scelta delle annate: accanto a vini recenti, anche versioni più evolute, capaci di portare nel bicchiere il tempo come variabile attiva.
Il percorso prende avvio nell’aprile 2025 a Volta Mantovana, durante la Mostra Nazionale dei Vini Passiti e da meditazione: qui emergono interpretazioni diverse della dolcezza, tra concentrazione e tensione aromatica. A giugno, a Puegnago sul Garda, i rosati fermi restituiscono un registro più immediato, giocato su freschezza e precisione. Luglio porta in Val Camonica i bianchi, tra verticalità e struttura; settembre, a San Colombano, i rossi disegnano un profilo più articolato, dove materia e misura cercano equilibrio. Infine, a febbraio 2026, in Oltrepò Pavese, si chiude il ciclo con il metodo classico: un confronto che chiama in causa tecnica, attesa, dettaglio.






Fulvio Tonello



