Eventi | 20 marzo 2026

La Cucina Italiana è Patrimonio UNESCO: a Chiusavecchia una cena tra valori, territorio e memoria (Foto)

La Delegazione Riviera dei fiori dell’Accademia Italiana della Cucina ha celebrato non solo l'eccellenza delle ricette, ma il sistema culturale che le rende uniche al mondo.

L’Accademia Italiana della Cucina ha celebrato il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanità UNESCO con una cena ecumenica straordinaria, che per la provincia di Imperia si è svolta nella suggestiva cornice del ristorante Le Mignole di Chiusavecchia, nel cuore dell’entroterra imperiese. Un appuntamento che è andato oltre il semplice momento gastronomico, mettendo al centro i valori alla base di questo riconoscimento: convivialità, sostenibilità e biodiversità. A sottolinearlo è stato il delegato provinciale Franco Bianchi, che ha ricordato come questa edizione straordinaria si distingua dalle tradizionali cene ecumeniche:
“Non abbiamo voluto celebrare soltanto la qualità delle ricette, ma soprattutto un sistema di valori: il legame tra territorio, comunità, biodiversità e convivialità. In Italia la cucina non è mai stata solo nutrimento, ma un linguaggio culturale che racconta paesaggi, stagioni e tradizioni. Questo importante riconoscimento è stato raggiunto grazie al Comitato promotore formato da tre realtà: l’Accademia Italiana della Cucina, la Fondazione Casa Artusi e la rivista La Cucina Italiana”.

 

Accanto a lui, il sindaco di Chiusavecchia, Luca Vassallo, il delegato onorario Giuseppe Ghiglione e i soci dell’Accademia, riuniti attorno a un menù pensato come sintesi della cucina ligure, capace di far dialogare mare ed entroterra in un equilibrio misurato e riconoscibile.

L’apertura è affidata ai frisciöi di cipolle in pastella preparati dalla padrona di casa, Elvira: frittelle leggere e fragranti, tra le espressioni più autentiche della cucina ligure. Nati come cibo povero, realizzati con pochi ingredienti – farina, acqua e cipolle – e un tempo preparati durante le feste di paese e venduti nei carruggi, tra le più antiche forme di cibo di strada ligure. 

A seguire, un trittico di antipasti che racchiudeva le diverse anime del territorio: lo sformato di verdure, legato alla tradizione delle torte verdi e alla cucina domestica; la falda di peperone ripiena, che richiama la generosità dell’orto ligure; e il brandacujun, piatto identitario del Ponente a base di stoccafisso e patate, accompagnato dalla panissa, piatto di origine popolare a base di farina di ceci, spesso fritto, simbolo di una cucina ingegnosa e sostanziale.

I ravioli di borragine all’extravergine e maggiorana hanno reso omaggio al cuore vegetale della tradizione ligure: un piatto che racconta l’orto e le erbe spontanee, con un condimento volutamente essenziale che lascia spazio alla materia prima.

Nei secondi è emersa la dimensione più rustica dell’entroterra: il coniglio alla ligure, preparato con olive taggiasche, pinoli e aromi, rappresenta uno dei piatti più emblematici della regione, mentre lo stufato di cinghiale richiama una cucina più intensa e legata alla tradizione venatoria. 

La chiusura è affidata alla stroscia, dolce tipico del Ponente ligure che si spezza con le mani, come suggerisce il nome. Nata come preparazione povera e senza uova, è stato arricchito dalla presenza dello zabaione, che ne ha completato la struttura con una nota più morbida e avvolgente.

Ad accompagnare il percorso, i vini della cantina Ramoino – Baxin Spumante Brut, Pigato e Rossese – presentati dai sommelier Giovanni Revello e Marco Temesio. Vini capaci di seguire con coerenza i diversi piatti ed esaltarne i sapori.

Ne è emerso un racconto gastronomico in cui ogni piatto ha contribuito a definire un’identità. Non una cucina spettacolare, ma profondamente narrativa, dove il valore sta nella relazione tra ingredienti, territorio e memoria. Una conferma concreta di ciò che il riconoscimento UNESCO intende tutelare: non solo un insieme di ricette, ma una cultura viva, condivisa e riconoscibile. Come ha ricordato il delegato provinciale, si tratta “essenzialmente di una cucina della tradizione familiare e non di fine dining, come talvolta si tende a far credere”.

La serata si è conclusa con un lungo applauso rivolto al personale di sala e di cucina, a riconoscimento di un lavoro attento e coerente con lo spirito dell’iniziativa. Un momento che ha suggellato il valore dell’incontro e rilanciato, allo stesso tempo, l’attività della Delegazione di Imperia dell’Accademia Italiana della Cucina, che prosegue con rinnovato impegno nel promuovere e raccontare la cultura gastronomica del territorio.

 

Claudio Porchia