Il progetto Campania.Wine costruisce un’identità condivisa proiettata sui mercati internazionali, dove l’economia agricola e la cultura del vino convergono in una strategia unitaria. La geografia campana si rivela come una stratificazione millenaria di saperi e suoli, in cui la coltivazione della vite ha plasmato nel tempo l'estetica del paesaggio e i ritmi delle comunità locali. Dalle pendenze irpine ai sedimenti vulcanici del Vesuvio, fino alle valli che degradano verso il litorale salernitano, la viticoltura si sostanzia in un mosaico di microclimi e persistenze storiche. L’eccellenza del comparto risiede in un patrimonio varietale autoctono senza paragoni: Aglianico, Greco, Fiano, Falanghina e Piedirosso sono l’espressione pura di terroir specifici.

In questo scenario, il tessuto produttivo esprime una duplice natura: l'integrazione verticale delle piccole imprese familiari convive con un distretto industriale tecnologicamente avanzato. Tale equilibrio garantisce un'evoluzione costante verso il rigore della tracciabilità e la salvaguardia dell’origine. Il progetto Campania.Wine nasce proprio per istituzionalizzare questa coesione, riunendo in un sistema sinergico il Sannio Consorzio Tutela Vini, il Consorzio VITICA e Vita Salernum Vites. L’Associazione Temporanea di Scopo opera affinché la promozione e lo sviluppo commerciale diventino un linguaggio unitario, capace di attrarre l'attenzione dei mercati esteri e di consolidare il posizionamento della regione quale laboratorio di eccellenza enologica mondiale.

Il Sannio rappresenta l’estensione vitivinicola più imponente del Mezzogiorno interno, racchiusa tra i massicci del Matese e del Taburno. Il Consorzio, attivo dal 1999, coordina un sistema di 1.300 soci e 10.000 ettari, in cui la vite è il vero motore economico e sociale del beneventano. Il patrimonio genetico dei filari è una stratificazione di vitigni: Aglianico e Falanghina dominano la scena, affiancati da Piedirosso, Coda di Volpe e gemme rare quali Passolara, Sciascinoso e Palombina. La gestione di 60 tipologie di vino richiede un equilibrio costante tra volumi e precisione tecnica, affinché ogni bottiglia sia custode della tracciabilità e della memoria agricola di queste valli.
Nel quadrante casertano, l’azione di VITICA si concentra sulla salvaguardia di una filiera che dai suoli vulcanici e tufacei giunge fino alle sabbie litoranee. Dal 2004, l’organismo tutela le DOC Aversa, Falerno del Massico e Galluccio, insieme alle IGT Terre del Volturno e Roccamonfina. La viticoltura qui è un atto di resistenza tecnica: le basse rese preservano il carattere di varietà storiche come la Vitis Hellenica, l’Aminea Gemina e la Vitis Apiana. La struttura produttiva, composta prevalentemente da piccole e medie imprese, garantisce che il legame tra il rigore della ricerca e la memoria del suolo rimanga indissolubile.

Dalla Costiera Amalfitana ai rilievi del Cilento e del Vallo di Diano, il vigneto salernitano esprime una complessità paesaggistica estrema. Fondato nel 2012, il consorzio unisce 115 aziende sotto l’egida di denominazioni d'eccellenza quali Costa d’Amalfi, Cilento e Castel San Lorenzo (DOP), oltre alle IGP Colli di Salerno e Paestum. I vini traggono forza da un mosaico pedoclimatico che alterna flysch argillosi a fertili valli interne. Il monitoraggio attento della filiera assicura che la varietà dei suoli si traduca in una riconoscibilità internazionale, consolidando l'immagine di una provincia capace di interpretare sia l'asprezza della roccia che la mitezza del mare.

Alla 58ª edizione del Vinitaly, la Campania del vino si è proposta come un sistema che, pur nella varietà dei territori, riesce a esprimere una direzione politica e produttiva condivisa. I tre consorzi delineano un percorso in cui la crescita del comparto si lega alla capacità di interpretare i mercati internazionali senza disperdere il valore identitario delle denominazioni. Vinitaly è stato un prezioso luogo di confronto e di apertura, dove relazioni e scambi hanno generato nuove opportunità di business.
Carmine Coletta, alla guida del Sannio Consorzio Tutela Vini, sostiene che l'appuntamento sia stato determinante per esporre la caratura storica e umana delle terre d'origine. L'azione congiunta dei consorzi mira a edificare una narrazione corale, capace di trasmettere la diversità della Campania vitivinicola come un valore economico e identitario unico. Tale coesione istituzionale permette al comparto di presentarsi ai distributori internazionali con un'autorevolezza tecnica superiore, superando la frammentazione in favore di una ritrovata solidità d'insieme, capace di proiettare nel mondo la qualità e la straordinaria forza espressiva della vitivinicoltura campana.


Fulvio Tonello



